Rof al via con Le siège de Corinthe firmata da Carlus Padrissa: “La musica di Rossini è bellissima, un motore perfetto. E a me piace Valentino Rossi”

di 

9 agosto 2017

Carlus Padrissa davanti ai boccioni d’acqua, inginocchiato sulla terra sgretolata (Foto Amati Bacciardi)

Carlus Padrissa davanti ai boccioni d’acqua, inginocchiato sulla terra sgretolata (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Gioachino Rossini e Valentino Rossi, due personaggi che rendono Pesaro famosa nel mondo, hanno un legame.

Chi avrebbe pensato che, se Pesaro è conosciuta per diverse M, quella di Motori riguarda anche il Cigno, non solo il campione di motociclismo.

Il titolare della definizione è Carlus Padrissa, regista de Le siège de Corinthe, l’opera che inaugura il 38° Rossini Opera Festival.

Un personaggio ai limiti dell’immaginario, il regista, uno dei componenti La Fura dels Baus, la compagnia teatrale catalana. Travolgente, pirotecnico, inarrestabile, Padrissa si pone le domande, ti dà le risposte, ti chiede, ti coinvolge. Semplicemente affascinante. Anzi, mutuando – “Mes que un club” – la frase cult che racconta meglio di ogni parola la storia del Barça, Carlus Padrissa, tifoso blaugrana come chi scrive, è… “Mes que un director”, “più che un regista”.

Ogni volta che ho avuto modo di parlare de La Fura del Baus, mi hanno risposto così: “Sono speciali”.
“Ah ah, ma è vero che siamo speciali…”.

“Il belcanto rossinianao è speciale, come un’astronave che decolla”

Per noi, ma non solo per noi a Pesaro, anche Rossini è speciale. Quindi il connubio tra il Cigno pesarese e la Fura dovrebbe essere perfetto.
“Lo credo anch’io. Rossini ha energia, grande consistenza. La sua musica ha una cifra unica, un ritmo straordinario. Il suo belcanto è speciale, qualcosa di circolare, un avvitamento che sale, sale, come un’astronave che decolla. La musica di Rossini è bellissima…”.

Non è una sorpresa, ma è sempre piacevole ascoltarlo.
“Sia in Spagna sia in Catalogna ci sono molti fans. Per esempio, Carlos Santos, compositore, sostiene che il migliore di tutti, con grande distacco sugli altri, è proprio Gioachino Rossini”.

“Stile bellissimo grazie a Isabella Colbran, moglie spagnola”

Che è grande – sostiene Padrissa – grazie anche al matrimonio con il soprano spagnolo (era nata a Madrid) Isabella Colbran.
“Lei aveva un grande stile. Uno stile che ha trasmesso a Rossini. Lui, che ne era innamorato, le chiedeva di cantare e la Colbran cantava con il suo stile, che Rossini ha adattato in una straordinaria fusione dell’amore. Come Albert Einstein con sua prima moglie, la fisica serba Mileva Marić, che contribuì allo studio sulla produzione e trasformazione della luce, come pure sulla quantistica”.

“Poche le sue opere nel Liceu? Colpa delle bombe”

Però, quando vado a Barcellona, nel cartellone del Liceu trovo pochi spettacoli di Rossini.
“E’ vero, ma è colpa di un fatto accaduto tanto tempo fa: era il 7 novembre 1893 e il Guillaume Tell inaugurava la stagione, ma durante una rappresentazione un pazzo lanciò due bombe sulla platea, esattamente sulla fila 13. Molti hanno pensato per tanto tempo che l’opera di Rossini avesse portato sfortuna”. La storia racconta che il colpevole era l’anarchico Santiago Salvador. Quasi un secolo dopo, il 6 novembre 1990, il quotidiano catalano La Vanguardia, a firma di Lluis Permanyer, raccontò lo storia dell’attentato che provocò 20 morti. Fra questi, l’italiana Benedetta Damerini, sorella della protagonista dell’opera rossiniana.

“E’ bello lavorare a Pesaro tra Bagni Irene e porchetta”

L’incontro avviene in uno spazio messo a disposizione della’Ufficio Stampa del Rof, a pochi passi da Casa Rossini. Lei come si trova a Pesaro?
“Bene, molto bene. Sono arrivato qui dopo un bagno in mare. Frequento i Bagni Irene, con la signora più anziana che mi tratta con affetto e chiede come faccio a dirigere l’orchestra. Le rispondo che mi occupo della scena. A Pesaro si sta benissimo. Si lavora tanto, ma c’è anche il tempo per una nuotata nel mare Adriatico, molto salato. Così, dopo una doccia di acqua dolce e fresca, mi sento come nuovo e vado a teatro felice di essere qui a lavorare, ma allo stesso tempo in vacanza”.

Chi lavora al Rof racconta di un’atmosfera unica.
“Vivendo la vita di tutti i giorni, in mezzo alla gente, non solo in teatro, posso confermarlo. Quando vado al mercato e compro la carne, mi dicono: qui veniva anche Alberto Zedda, provi la porchetta, che al maestro piaceva tanto…”.

E’ stato il maestro Alberto Zedda a spingere La Fura dels Baus a venire a Pesaro?
“Devo fare una premessa: conosco Pesaro grazie ad Alberto Zedda e a Valentino Rossi. Alberto mi diceva sempre che dovevamo venire al Rof. Ha insistito diverse volte e alla terza abbiamo detto sì. La tristezza è che lui non c’è più”.

Lei è catalano, ma non sta con Marquez e preferisce Valentino?
“Marquez è giovane, Valentino rappresenta la storia, quindi anche la mia epoca, la mia generazione. Come Epi (Juan Antonio San Epifanio, grande campione di basket del F.C. Barcelona, avversario della Scavolini in partite memorabili; ndr), visto che lei segue il basket. Di Valentino mi piacciono le idee, i ragionamenti, sempre molto lucidi, anche le pazzie; è un personaggio molto divertente. Mi piace il motociclismo. Mio fratello è molto amico di Ramon Forcada, uno storico meccanico di Jorge Lorenzo. Noi viviamo in un piccolo paese, dove c’è un piccolo fiume dove gettano la spazzatura: si chiama Baus…”.

Così il vostro nome nasce da lì?
“Sì”.

E significa?
“Il furetto del Baus. La Fura dels Baus nasce nel nostro paese, Moyà. Mio fratello era compagno di scuola di Forcada… Forse è anche per questo che quando il maestro Roberto Abbado mi chiede da dove riprendiamo la prova de Le siège de Corinthe, io rispondo così: da dove incomincia la… moto, perché c’è una parte che fa così: pa pa pa pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa. Rossini è come un motore, a mio parere rappresenta la perfezione di un motore. Dicevano i futuristi italiani: il motore di un aereo è più bello della Monna Lisa”.

“Il tema della regia è l’acqua: saremo fra gli spettatori”

Un momento della splendida scenografia allestita da Padrissa per Le siège de Corinthe (Foto Amati Bacciardi)

Un momento della splendida scenografia allestita da Padrissa per Le siège de Corinthe (Foto Amati Bacciardi)

Per il ritorno al Rof de Le siège de Corinthe lei ha scelto il tema dell’acqua. Solo l’acqua che spinge a farsi la guerra o anche l’acqua del mare Mediterraneo, il Mare Nostrum, dove in quest’ultimo periodo si muore per andare alla ricerca di una vita migliore?
“Entrambe le cose. L’acqua ti dà la vita, ma se la guardi nei negozi che la vendono, vedi un muro di acqua. Se osservate il bozzetto che è pubblicato nel libretto dell’opera, la nostra produzione rappresenta questo. La nostra Corinthe immaginaria guarda 2017 boccioni di 20 litri ognuno. L’acqua è una ricchezza davanti a un deserto; il suolo è sgretolato, in basso una luce vermiglia. Gli abitanti di Corinthe non hanno acqua e la cercano perché è vitale per vivere. Senza, moriranno. In Spagna c’è un refrain, un ritornello che dice: l’acqua che non devi bere, lasciala correre. Se tu concentri l’acqua, il petrolio, l’oro in poche mani, produci uno squilibrio che spinge chi ne è privo alla guerra. Ed è la guerra a produrre deserto”.

Il bozzetto è molto significativo.
“Attualmente La Fura ha un collettivo di sei registi, ma, dopo 38 anni di lavori insieme, ci piace fare anche da soli. A Pesaro ho lavorato con Lita Cabellut (pittrice catalana che adesso vive e lavora ad Amsterdam; ndr). Lei mi dice: “Ho voglia di uscire dal mio studio, dai miei quadri, di cambiare, di fare qualcosa di diverso. Sento dentro di me tanta furia”. Qui ha fatto costumi e video. Visto che il tema è l’acqua, lei prende l’acqua, ci mette il colore e due persone fanno muovere una tela impermeabile. E c’è la musica, quella che io definisco la moto… pa pa pa pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa. Il pubblico sta in mezzo a una scenografia di luci. Normalmente, da una parte c’è il palcoscenico, dall’altra gli spettatori. Qui dovevamo dividere il palcoscenico con La pietra del paragone (che andrà in scena venerdì sera, alle ore 20; ndr) e non c’era tempo per cambiare le scenografie. La scusa perfetta per prendere anche la platea. Coro e cantanti girano tra il pubblico”.

Lo sa che il PalaFestival è la casa del basket pesarese dove giocava la Scavolini?
“Oh sì, ricordo bene quella squadra che faceva tanto bene in Italia ed era protagonista in Europa”.

A lei piace lo sport?
“Moltissimo. Io ho un sito web dove metto le mie opere, ma anche le partite di calcio di mia figlia… Ah, glielo dico subito: lei è del Real Madrid. In casa mia c’è libertà d’espressione e una sana rivalità, anche se ogni tanto la provoco su Florentino Perez, presidente che compra tutto… Ma anche noi dobbiamo stare zitti, dopo che il nostro penultimo presidente – Sandro Rosell – è stato arrestato”.

“Neymar? Che stress! Quando è partito mi sono sentito liberato”

Vista la sua passione , cosa pensa di Neymar?
“Ho vissuto questo periodo a Pesaro diviso tra il lavoro per Le siège de Corinthe e il dramma di Neymar. Finalmente, quando ha scelto di andare al PSG, mi sono sentito liberato e ho un’idea a tal proposito: penso che i giocatori brasiliani non possano stare più di tanto tempo al Barça. Neymar è durato 4 anni, più che Ronaldo (1), uno in meno di Rivaldo e Ronaldinho (5). Quattro anni va bene, ma non si può avere l’innocenza di pensare che sarebbe stato tutta la vita con noi. No, lui è da Parigi, da feste, sfilate di moda e in più ha vissuto con l’ombra di Messi al suo fianco. Magari non era invidia, perché ha dimostrato sempre grande rispetto nei confronti di Leo, ma è chiaro che giocando con Messi sarebbe stato sempre il numero 2, addirittura il 3, perché Suarez segna di più. Credo abbia fatto bene a scegliere Parigi per la sua carriera e magari chissà che non si stanchi dello champagne e venga a giocare in Italia, sempre seguito dagli amici di festa, i Toiss”.

Dopo avere incassato 222 milioni di euro, cosa si aspetta dai dirigenti blaugrana?
“Mi viene da pensare che li tengano in cassa. Non sarebbe una catastrofe. Vedremo i prossimi giorni”.

Noi attendiamo di vedere la prima de Le siège de Corinthe firmata da Carlus Padrissa e La Fura dels Baus. Appuntamento alle ore 19 di giovedì. Perché un’ora prima delle tradizionali 20? Perché i primi 2 atti durano 60 minuti ognuno e fra primo e secondo e secondo e terzo ci sarà un’intervallo di 20 minuti.

Chi ha seguito la prova generale è rimasto incantato dalla musica e dalle voci (il cast è davvero notevole), come pure dalle scene e della regia, ma come sempre gli spettatori più tradizionalisti, se non s’offendono lefevriani, avranno difficoltà ad accogliere le scelte di Carlus Padrissa.

E’ il Rof, bellezza.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>