Rof, stanco dell’Adriatic Arena e delle promesse non mantenute dai sindaci Ceriscioli e Ricci, noto melomane rinuncia a 6 recite

Posti vuoti nell’Adriatica Arena. Uno sarebbe stato acquistato sicuramente da Bruno Trillò, che però contesta il “postaccio” per la lirica

Posti vuoti nell’Adriatica Arena. Uno sarebbe stato acquistato sicuramente da Bruno Trillò, che però contesta il “postaccio” per la lirica

Potere della tecnologia, delle chiavette che contengono ore e ore di musica. La mia preferita è quella in cui ho registrato soprattutto lirica e sinfonica, ma anche l’adorato barocco. Tanto Mozart, tanto Rossini, tanto che mi è difficile trovare i brani preferiti. Che poi è impresa improba, visto che mi piacciono tutti.

Stamattina, la sorpresa: il primo album che ho trovato sono le Complete Overtures di Rossini, incise dall’Academy of St Martin in the Fields diretta da Sir Neville Marriner. Ventisei sinfonie, 210 minuti di grande musica registrata tra il 1974 e il 1979. La presentazione, in inglese, francese e tedesco, ma – curioso – non in italiano, è curata dal professor Philip Gossett, già prezioso collaboratore della fondazione Rossini.

Fra i 26 brani, le sinfonie de Le siège de Corinthe e di Torvaldo e Dorliska, due delle tre opere nel cartellone del 38° Rossini Opera Festival. Così, poche ore dopo quella suonata dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini diretta da Francesco Lanzillotta, ho ascoltato quella dell’Academy of St Martin in the Fields. Ovviamente, ci sono tanti anni di differenza e l’Academy non aveva potuto contare sulle edizioni critiche della Fondazione Rossini.

Resta che, a dispetto da un incomprensibile oblio, già 40 anni fa si suonava Torvaldo e Dorliska, un’opera affascinante per la musica e le voci.

Ieri sera, durante l’intervallo del primo atto, abbiamo incontrato uno dei più appassionati rossiniani (e mozartiani), da sempre assiduo frequentatore del Rof. Non lo avevamo visto alle prime e ne eravamo rimasti sorpresi.
Ogni estate, due settimane a Pesaro per una vacanza culturale cara a molti melomani italiani e stranieri. Se la maggior parte dei melomani arriva, si ferma tre giorni, vede le tre opere e i concerti programmati in questo lasso di tempo e torna a casa, Bruno Trillò, ingegnere romano, ogni anno acquista i biglietti per seguire l’intero cartellone. Acquista… acquistava, perché ha deciso di protestare contro… ma lasciamo che sia lui a spiegarlo.

“Il San Carlo distrutto da un incendio recuperato in 8 mesi”

“Nel 1816 il Teatro San Carlo di Napoli fu completamente distrutto da un incendio. Dopo 8 mesi era già ricostruito e reso agibile, fruibile. A Pesaro, dopo 12 anni, non si è riusciti a sistemare il palazzo dello sport, il vecchio caro Palafestival. Una buona ditta te lo fa in un paio di mesi”. Forse nei lavori pubblici facevano meglio i Borboni.

Due mesi… mi sembra eccessivo.
“Per due mesi intendo i tempi tecnici per le carte, poi ci sono gli altri impicci, ma 12 anni… Suvvia…”.

“Vengo a Pesaro dal 1980”

Quindi?
“Vengo a Pesaro dal 1980, ma quest’anno, per la prima volta, rinuncio a 6 recite. Non ho più voglia d’andare in quel postaccio, brutto, che è l’Adriatic Arena. Non mi riferisco alla struttura in quanto tale, meno che meno al gran lavoro – eccezionale – fatto dai tecnici del Rof per trasformarlo in un teatro, che però resta in un postaccio non adatto ad accogliere il pubblico. Andare a teatro significa arrivare un’ora prima, incontrare gli amici, parlare, aspettare i cantanti dopo la recita, salutarli. All’Adriatic Arena è impossibile, è una landa deserta. Non capisco come sia possibile che le amministrazioni comunali che si sono avvicendate in questi anni, i sindaci Ceriscioli e Ricci non siano stati capaci di ristrutturare un palazzo dello sport. Che mai sarà? Io sono addolorato perché per la prima volta da quando esiste il Rof rinuncio a 6 recite, ma non volevo tollerare ancora questa situazione”.

Quindi vedrà solo una recita de Le siège de Corinthe e una de La pietra del paragone.
“Sì. Tra l’altro con cast di cantanti che conosco e seguo con passione, ma non accetto più una situazione a dire poco indecente. Il fatto è che quando si va all’Adriatic Arena con i pullman messi a disposizione – tra l’altro un servizio efficientissimo – a fine recita bisogna andare via subito perché i pullman partono. E a me, come accade nei teatri, piacerebbe salutare tutti i protagonisti. No, il Rof deve tornare in città. Lo sostengo da sempre, ma quest’anno ho deciso di rendere più tangibile la mia protesta”.

Come ha vissuto le prime?
“Seguendo le dirette di Radio Tre. Le siège de Corinthe mi è sembrata un’opera bellissima. Non poteva essere altrimenti, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. L’ho sentita, possente, padrona, come suonasse a Pesaro dal 1980”.

“Rinunciare mi costa, ma non accetto più questa situazione”

Il Rof si conferma di livelli altissimi.
“Un’eccellenza… Io sono amareggiato, anzi inviperito, perché rinunciare a 6 recite mi costa tanto, ma non c’è niente da fare. E non riesco a capire come si possa promettere e non mantenere. Lo hanno fatto i vostri ultimi due sindaci e siamo ancora all’Adriatic Arena”.

Un suo pensiero sui tanti posti vuoti in platea e in galleria, malgrado una grande presenza giapponese per La pietra del paragone con protagonista Aya Wakizono?
“Davvero? Non lo sapevo. Uno dei posti vuoti era sicuramente quello che avrei acquistato io”.

L’ultima volta nel vecchio caro Palafestival di Viale dei Partigiani risale al 24 agosto 2005, con la seconda rappresentazione de Il viaggio a Reims con gli allievi dell’Accademia Rossiniana. La prima volta nell’Adriatic Arena, che allora era BPA Palas, fu l’8 agosto 2006 con la doppia rappresentazione Mozart – Rossini: Die Schuldigkeit Des Ersten Gebots e La cambiale di matrimonio. Allora, il sindaco era Luca Ceriscioli, in carica dal 13 giugno 2004 al 25 maggio 2014. Dal 26 maggio 2014 il sindaco è Matteo Ricci, che si è trovato una patata bollente. Resta che entrambi hanno fatto promesse non mantenute sui tempi di recupero del vecchio capannone. Ma si sa che i politici – soprattutto negli anni del renzusconismo – pensano che valgano più le parole che i fatti, confidando nella cattiva memoria degli elettori. Attenzione, però, se tanti facessero come Bruno Trillò…

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  1. Questo Signore ha ragione e ragioni da vendere . Mi meraviglio peraltro che non abbia fatto commenti anche sul teatro Rossini , mi riferisco all’aborto compiuto quando venne ristrutturato . Aggiungo inoltre che delle responsabilità le ha anche l’organizzazione del Rof , personalmente avrei messo da parte i campanellismi e.avrei sfruttato anche il Teatro di Fano . Se qualcuno si scandalizzera’ vuol dire che è rimasto indietro di 50 anni .

  2. Articolo interessante, che però dà adito a diverse letture. Che il ROF non sia più in grado di garantire grandi numeri? Può essere. Tutti sanno che il Teatro Rossini è pieno, ma è assai assai meno capiente della grande Adriatic Arena, che nei passati anni era comunque sempre piena.
    Ai posteri l’ardua sentenza.