Vuelle, il commento al comunicato del presidente Ario Costa

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17 agosto 2017

Vuelle Consultinvest

I tifosi della Vuelle

PESARO – Siamo nell’era della comunicazione globale e, anche se non può piacere a tutti, ognuno è libero di esprimere la propria opinione, sempre con rispetto ed educazione, finendo inevitabilmente però per scontrarsi con chi la pensa diversamente. Era chiaro che l’aumento dei prezzi dell’abbonamento della Vuelle avrebbe suscitato polemiche, perché stiamo parlando sempre di una cosa “superflua” come la pallacanestro e in un budget familiare è una voce che rientra tra quelle non necessarie, le prime che possono venire eliminate.

Il presidente Ario Costa ha voluto fare delle precisazioni e speriamo che questo comunicato non rimanga un caso isolato (rileggi qua), ma che sia l’inizio di un vero e proprio dialogo con la tifoseria, anche quando le cose andranno male nel corso della stagione, perché la mancanza di una comunicazione chiara ed immediata è uno dei difetti che abbiamo sempre criticato ai vertici della Victoria Libertas.

Analizziamo il comunicato punto per punto: ci troviamo come sempre d’accordo sulla scelta di continuare nella massima serie, categoria che si è difeso con le unghie e con i denti negli ultimi cinque anni, e una paventata auto retrocessione in serie A2, oltre a non essere permessa dai regolamenti, sarebbe un atto alla Tafazzi, che toglierebbe Pesaro dai radar della pallacanestro italiana per tanti anni. Poi Costa è tornato sulla questione sponsor, ringraziando Marinelli Cucine per l’impegno profuso fino alla stagione scorsa, mentre è chiaro che i rapporti con la Consultinvest non sono più buonissimi e che forse solo adesso il presidente biancorosso ha compreso che la società promotrice finanziaria con sede a Modena, era venuta a Pesaro per spremere il massimo dal territorio e dai consorziati e che, una volta capito che l’impegno economico non sarebbe stato più redditizio, ha fatto un passo indietro e non stupitevi se la prossima estate ne farà un altro, defilandosi anche dal ruolo di secondo sponsor.

Poi si è toccato anche l’argomento squadra e, naturalmente, il presidente Costa non può che essere d’accordo con le scelte compiute dal suo staff, anche se è consapevole che ogni giudizio è prematuro e che dovrà passare almeno un mesetto prima di avere una reale opinione sulla nuova Vuelle, con la speranza che, oltre che essere composta da giocatori validi tecnicamente, sia anche in grado di esprimersi al meglio come gruppo, dopo i tanti problemi di coesione avuti negli ultimi mesi.

Arrivando al discorso abbonamenti e, quindi, parlando di soldi, facciamo una premessa: ci piacerebbe un atto di ulteriore chiarezza a fine campagna, ovvero che, oltre al dato sul numero totale degli abbonati, siano indicati anche le tessere vendute settore per settore e l’incasso complessivo, dati che poi saranno indispensabili per l’operazione Vuelle day, che rimane il vero motivo della discussione attuale tra tifoseria e società, perché l’aumento di 10-20 euro poteva anche essere digerito, mentre avere solo 14 partite a disposizione invece delle canoniche 15 è rimasto sullo stomaco alla maggior parte degli abbonati.

In casa Vuelle dovrebbero averla pensata così: una percentuale – diciamo il 10% – della tifoseria si è detta sempre disposta a dare un maggiore contributo (vi assicuriamo che qualcuno lo conosciamo anche noi) e che il costo contenuto dell’abbonamento, rispetto ad altre realtà, e uno dei motivi per cui Pesaro è rimasta negli ultimi cinque anni nei quartieri bassi del campionato. In via Bertozzini sanno che il restante 90% non avrebbe accettato aumenti percentualmente più elevati, rispetto a quelli praticati in questo 2017 e hanno così deciso di introdurre il famigerato Vuelle day – una novità per la Pesaro del basket, ma che altre società fanno già da alcuni anni – rimandando però la palla al pubblico. Ci spieghiamo meglio: in casa Vuelle hanno già stabilito la quota del budget proveniente dagli abbonati – e sempre nell’ottica di una maggiore trasparenza ci piacerebbe sapere esattamente a quanto corrisponde – mettiamo che sia stata posta l’asticella a quota 400.000 euro e che, a fine campagna abbonamenti, ce ne siano in cassa solamente 350mila, i rimanenti cinquantamila dovranno provenire dalla partita fuori abbonamento e, proprio per questo, non è stato predisposto ancora nessun comunicato ufficiale sul costo dei biglietti per quel match, perché se mancheranno qualche decina di migliaia di euro al raggiungimento della somma auspicata la società potrebbe fare entrare tutti anche ad un prezzo simbolico, diciamo 10 o 15 euro a seconda del settore, mentre se il divario tra il budget preventivato e i soldi realmente incassati fosse notevole in casa Vuelle si troverebbero costretti ad applicare la tariffa massima, ovvero applicare il costo totale del biglietto, con tutti i rischi del caso, come il ritrovarsi un’Adriatic Arena semivuota, nella partita più sentita della stagione.

Una scelta infelice o azzeccata? Una scommessa, in tutti i sensi, perché le decisioni da prendere sono molteplici, a cominciare dalla data, perché non deve essere in concomitanza con un eventuale anticipo al sabato o un posticipo al lunedì, che già di loro ti fanno perdere spettatori, perché se la rimandi a metà campionato, magari dopo una serie di sconfitte, rischi di ritrovarti veramente il palazzetto vuoto, ma è rischioso anche tenerti il jolly per le ultime della stagione, quelle da vincere a tutti i costi e dove l’aiuto del pubblico è indispensabile.

Gli ultimi due punti del comunicato stampa hanno toccato l’argomento palestre e settore giovanile: sui palazzetti, dopo la preannunciata chiusura per lavori dell’hangar di viale dei Partigiani a metà settembre, spetta all’amministrazione comunale eseguire i lavori alla palestra nord dell’Adriatic Arena, a cominciare dall’insonorizzazione e dal tunnel per collegare gli spogliatoi, senza passare per il parquet principale durante altri eventi, che comunque costringeranno la Vuelle almeno a degli orari inconsueti d’allenamento, quando non verrà proprio sfrattata, con tutte le problematiche di non avere altri palazzetti adeguati alle esigenze di una squadra da serie A, e per una località che nel 2017 è stata proclamata città dello sport non è proprio un bel biglietto da visita.

Sul settore giovanile, dopo aver passato quest’estate a vedere in streaming tutte le finali di categoria, dagli under 20 ai 18, finendo con gli under 16, vi possiamo assicurare che di talento in giro ce n’è veramente pochissimo e che tirare fuori un giocatore, non un campione, pronto per la serie A rimane una vera impresa, sia per la Vuelle, che per le altre società.

Per finire un consiglio, del tutto personale: nei prossimi comunicati stampa non c’è bisogno di ribadire che “le nostre cariche sono sempre a disposizione di chi voglia sostituirci”, da via Bertozzini lo stanno dicendo da un sacco di tempo e potrebbe dare la sensazione – non vera – che lo staff della Vuelle rimanga al suo posto più per dovere, che per volontà di dare il meglio di sé in ogni occasione.

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