“Promenade en rue Gavardini…”

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18 agosto 2017

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PESARO – Sì… certo, non siamo mica a Parigi per recarci lungo la Senna, o a Montmartre (il quartiere degli artisti per eccellenza) o Place du Tertre o Villa Lumière per scorgere pittori en plein air, nei luoghi amati dagli “Artisti della luce” (Pissarro, Manet, Degas, Cézanne, Monet, Renoir) a dipingere.

Nella via centrale della città del Cigno di Pesaro (Gioachino Rossini), poco distanti dalla sua casa natale, dove ogni anno si celebra il ROF (Rossini Opera Festival), ma anche l’Arte all’Aperto della Gavardiana. Non si tratta certamente di artisti intenti a lavorare ad opere esecutive, bensì a rappresentarle come già succede da anni in via Margutta a Roma o in via Bagutta a Milano.

GavardianaVengono esibiti, dal 12 al 20 agosto, lavori di pittura, scultura, ceramica e fotografia, e si possono incontrare tanti artisti (oltre sessanta), che espongono le loro opere anche nei luoghi attigui la via indicata e deputata da anni ad ospitare tale rassegna, che è iniquamente riduttivo denominarla mostra, ma che a nostro avviso è preferibile chiamarla POP ART, intesa come arte popolare in quanto si interessa, in maggior misura, alla forma e alla rappresentazione della realtà. Restiamo però ben lungi da voler comparare simile arte a quella americana di Andy Warhol, ma piuttosto forse più vicini a quella di David Hockney o Jasper Johns o agli italiani Mario Schifano e Tano Festa.

GavardianaDei numerosi artisti presenti è d’uopo però menzionarne alcuni che escono fuori dalle righe, ma ciò non significa essere non necessariamente fuori dal contesto, bensì farne parte cercando nuove forme e colori con meriti del tutto avanguardisti e per capacità professionali.

Indiscutibilmente il fautore di questa esposizione è Carlo Mari, ed è proprio in questa via che ha sede il suo laboratorio. Scultore, intagliatore e cesellatore dalle mani d’oro esegue piccole opere d’arte con minuziosa cura, perseguendo intenti di estrema perfezione formale, raffigurate sia nei busti che nei meravigliosi bassorilievi. Tali manufatti vengono creati dal nulla lavorando la pietra rosa e bianca del Furlo e delle Cesane, l’arenaria di Sant’Ippolito, l’argilla, l’alabastro, il travertino e il bronzo, creando nel vissuto quotidiano, nel sociale, nello storico e nel surreale, storie dimorate dagli “Omini di Mari”.

Rimanendo nel comparto della ceramica Adriano Giavoli merita un plauso particolare per la fine duttilità con cui realizza le sue opere con la manipolazione dell’argilla, in un gioco di pieni e di vuoti. Ma è anche insito in lui quella sensibilità che caratterizzava, nel cinquecento, i maestri che decoravano figure maschili e femminili nei vasi, nei piatti, nei vassoi e nelle mattonelle che lui stesso interpreta meravigliosamente, innovandone le qualità pittoriche.

Anche Lilian Rita Callegari, artista, di natura eclettica, si dedica alla pittura e alle più varie forme espressive del costume, dalla scenografia teatrale alla ceramica, dall’incisione all’oreficeria. I suoi colori contemplano una varietà e vastità di cromie, simili a Monet, che variano dal viola all’azzurro, dal blu di Prussia al verde smeraldo, dalla terra di Siena al rosso fuoco e si rivelano come una pittura spirituale, quasi una melodia musicale contemplata in mera astrazione lirica alla maniera di Kandinskij. Ma è anche una scultrice dove oggetto e forma, immagine e allegoria plastica, si alternano e si fondono nei rami e negli allumini sbalzati, finemente incisi.

Mantenere integro il disegno e frantumandone la figura, è il leitmotiv nelle opere di Ennio Buonanno, il quale partendo da un fondo nero le ricostruisce con dei colori molto forti e decisi e con una profondità d’immagine ottenuta in varie tonalità, ben consapevole dei valori emozionali alienabili. L’artista raffigura sempre il lavoro sull’uomo e le sue problematiche esistenziali, dove è l’uomo stesso ad essere attore di un palcoscenico che è la vita umana con la sua brevità e con il suo turnover ordinario e consueto, quasi monotono.

Paolo Catena, invece, è un personaggio multiforme: musicista, produttore discografico e pittore. Dal 2012 (ma i suoi esordi canori iniziano nel 1977) ha realizzato dei brani musicali, parallelamente alla realizzazione di quadri astratti, dove a ciascun pezzo musicale abbina una fotografia che ritrae il relativo quadro. Nel caso specifico di questa mostra ha presentato alcuni lavori dove viene rappresentata l’aggressività e nel contempo la fede, in una dimensione, ad effetto ottico, quasi materico ma molto suggestivo sia per i colori violenti, che determinati. Potremmo definirlo, per antonomasia, il Jim Morrison della pittura ma con quel senso poetico affine al cantante americano e alla barba, full beard.

Tutt’altra figura è l’esile, discreta e garbata Paola Ranocchi, che nella pittura ispirata alla natura e alla quotidianità trova il suo mentore artistico, avvicinandosi ai colori e alle storie dei vari Abbati, Seurat, De Pisis. Lirica poetica in cui prevale l’espressione dei temi soggettivi, come stati d’animo e di esperienze interiori che trovano fertile terreno in un anima raffinata e candida, da cui traggono tangenze creative di un realismo quasi a tratti fanciullesco, ma di robusta ed ermetica valenza.

Con i suoi gatti e le colline, così sapientemente disegnati dai colori fulgidi e di sfondi onirici o immaginari Milena Massarini si presenta con alcuni lavori di estrema delicatezza, che ricorda a tratti la mano di Bruno Rovesti, pittore naif. Alberi spogli, animali domestici, radici quasi fuori dalla terra, ma anche una vegetazione con allegri colori, accompagnati da quella sottile sensibilità che le appartiene e che permea i suoi lavori, trasformandoli in canti gutturali della solitudine.

Invece in Anna Santa Smaldini le forme che ella stessa disegna vengono fuori dal momento in cui una persona le vive direttamente nei vari momenti di vita quotidiana. In effetti dimostra che il tempo trascorso da alcune donne anziane, qui rappresentate, è indice di quella pluralità di percezioni ed impressioni che ognuno di noi sente dentro e, come in una istantanea si intravede uno scorcio di libera vivibilità e solidarietà tra coetanei molto ben rappresentata: tema caro ad Edward Hopper, artista americano, grande narratore di storie che riusciva a fermare l’attimo. Ma anche i colori che avvolgono i lavori dell’artista sono luminosi e gagliardi e riprendono composizioni simili impressioniste.

Andrea Bertuccioli si delinea, invece, come un pittore emergente ma foriero di idee musicali (è un ottimo chitarrista), che traduce dal suono immagini crepuscolari ferme o in movimento perpetuo, o desolati paesaggi nondimeno con motivi di disagio esistenziale. I suoi colori variano a secondo delle sensazioni che l’autore vuole esprimere e lo si può definire abbastanza vicino ad Ottone Rosai, con riferimento ai colori del fiorentino, ma con una più accentuata sensibilità integrante di una forza espressiva ed intensa.

Infine, la nostra panacea Alceo Pucci scultore vivace, vigoroso e sempre ottimista, e il suo umanismo basato sulla centralità dell’uomo e dei valori umani trova in questa esposizione la peculiarità che le sue opere hanno di trasformarsi da materia inerme in messaggi sublimabili e pieni di speranza oltre che meditativi. Al centro del cortile interno, alla mostra, vi sono una serie di detriti che ci rammentano la nostra esistenza e la precarietà della vita stessa, al di fuori della nostra fisicità ma oggetto e in balia totale delle avversità del tempo. Le sue sculture sono sempre all’aria aperta, come la testa dall’aspetto diafano, affinché possano trovare concordanza ed armonia con gli spazi illimitati, senza restrizioni in opere murarie.

Concludendo questa nostra breve visita alla XXVIII storica manifestazione della Gavardiana, ci pregiamo testimoniare che tutte le opere attualmente esposte sono degne di essere visionate con curiosità, ma anche spirito critico da parte di ognuno di noi, senza però mettere in alcun dubbio la professionalità e la dedizione di tutti i partecipanti.

Innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione” (Paul Gauguin)

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