Rof: bentornato Ildar Abdrazakov, il suo concerto è già nella storia del Festival

di 

20 agosto 2017

Ildar Abdrazakov protagonista di un concerto memorabile (Foto Amati Bacciardi)

Ildar Abdrazakov protagonista di un concerto memorabile (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Altro che bollino rosso per il traffico. E’ stato un sabato da doppio circoletto rosso, quel circoletto caro a Rino Tommasi, la “voce” del tennis in coppia con Gianni Clerici.

Sul secondo circoletto, dedicato all’ultima replica de Le siège de Corinthe, se vorrete, potrete leggere un articolo a parte.

Il primo lo ha meritato il concerto di Ildar Abdrazakov, il basso russo che ha avuto un successo raramente riscontrato in passato. Solo Juan Diego Florez, “la voce del Rof”, ha strappato più consensi, forse.

Il cantante nato a Ufa, nella Repubblica di Baschiria che è più vicina ad Astana, la capitale del Kazakistan, che a Mosca, era alla quarta presenza al Festival. La prima – nel 2001 – in un memorabile Stabat Mater con Ermonela Jaho, Daniela Barcellona e Juan Diego Florez, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta da Riccardo Frizza e il Coro da Camera di Praga. Quella sera si capì che Abdrazakov sarebbe stato un gigante. E che dire del Selim ne Il Turco in Italia (2002) e Assur in Semiramide (2003). Da allora, tante stagioni d’assenza, fino a quando il direttore artistico Ernesto Palacio l’ha convinto a tornare a Pesaro, anche se per un solo concerto. Bellissimo!

Ildar Abdrazakov è stato accolto da un applauso caloroso e salutato da un battimani infinito, da uno scrosciare d’applausi, dal coro straripante di “Bravo, bravo!”. Di più. Per il basso è stata un’apoteosi. Nella nostra memoria, ricordiamo pochi concerti così. Florez e… aiutateci voi, non ricordiamo tanto entusiasmo.

Circa 90 minuti di concerto, con l’importante presenza del maestro Iván López-Reynoso e della Filarmonica Gioachino Rossini che ha confermato anche nel concerto i pregi mostrati nelle due rappresentazioni de Il viaggio a Reims e in Tenors, i tre tenori: Irvin, Romanovsky e Spyres.

E ancora una volta, come per il concerto dei tenori, il pubblico non aveva alcuna voglia di lasciare il Teatro Rossini, praticamente esaurito, pure se in gran parre atteso dall’ultima rappresentazione de Le siège de Corinthe, che incominciava alle ore 19.

Il programma era davvero ricco, incominciando con Verdi (il preludio di Attila e poi l’Aria di Attila “Mentre gonfiarsi l’anima”, l’Aria di Filippo “Ella giammai m’amò” dal Don Carlo; il preludio dell’Ernani e dalla stessa opera verdiana scena “Che vegg’io!” e cavatina di Silva “Infelice!… e tuo credevi”.

Ildar Abdrazakov

Ildar Abdrazakov

Poi, finalmente… qui chi scrive diventa tifoso, amando più di tutti Mozart e Rossini… Sì, finalmente la musica di Wolfgang Amadeus Mozart nel Teatro Rossini. Alle ore 16,10, il maestro messicano che nel 2014 diresse Il viaggio a Reims, ha dato il via alla Sinfonia di Così fan tutte. Poi è tornato in scena Ildar Abdrazakov, con l’Aria di Leporello “Madamina! Il catalogo è questo”, dal Don Giovanni. E’ seguita la canzonetta di Don Giovanni “Deh vieni alla finestra”, accompagnato al mandolino dal maestro Giovanni Scaramuzzino, urbinate, che non è nell’organico della Filarmonica, ma collabora quando è necessario. Abdrazakov lo ha ringraziato più volte.

Se con Verdi aveva incantato con la sua bella voce tenebrosa, Mozart ha consentito ad Abdrazakov di esprimere tutta la gioiosità, il piacere di cantare divertendosi e divertendo. E’ stato un crescendo rossiniano d’applausi.

Aumentati d’intensità quando si è arrivati a Rossini, ultimo autore nel programma di sala. Il tempo è sembrato essersi fermato quando, dopo la Sinfonia – piaciuta molto – è arrivato il momento della scena “Il dì già cade” e dell’aria di Assur “Deh… ti ferma… ti placa… perdona”. Sì, è sembrato di tornare al 2003, alla meravigliosa Semiramide con Darina Takova, Daniela Barcellona, Gregory Kunde, Sonia Lee, Marco Spotti, Giorgio Trucco, Andrea Silvestrelli, l’Orquesta Sinfónica de Galicia diretta da Carlo Rizzi, il Coro da Camera di Praga, con regia di Dieter Kaegi, scene e costumi di William Orlandi.

Ildar Abdrazakov mancava dalla sera del 20 agosto 2003, quinta e ultima rappresentazione della Semiramide.

Ovvio che fosse tanta la voglia d’ascoltarlo ancora e lui non si è tirato indietro, sollecitato dagli applausi incandescenti (fra questi anche quelli del collega Roberto De Candia, tante volte protagonista al Rof). Così ha eseguito “La calunnia è un venticello” da Il barbiere di Siviglia e concesso un secondo bis, cantando l’Aria di Mefistofele “Le veau d’or” dal Faust di Gounod.

Ed è venuto giù il teatro… Fantastico concerto che è già nella storia del Rof. Con l’augurio che non debbano trascorrere altri 14 anni per rivedere Ildar Abdrazakov protagonista nel Rossini Opera Festival.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>