Rof, Le siège in archivio con due catalani che contestano la regia di Padrissa. Romanovsky ripaga la scelta di Palacio

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20 agosto 2017

Un momento de Le siège fotografato da Amati e Bacciardi

Un momento de Le siège fotografato da Amati e Bacciardi

PESARO – Valeva la pena di tornare all’Adriatic Arena, che pure “è un postaccio”, come ha urlato – a ragione – un grande appassionato, deluso delle mancate promesse di due sindaci, prima Ceriscioli, poi Ricci, sul recupero del vecchio palazzo dello sport di Viale dei Partigiani.

Valeva la pena di tornare a vedere Le siège de Corinthe nella sua ultima rappresentazione. Sarà possibile rivederla? Ce lo auguriamo perché lo schema musicale propone pagine che restano impresse. Insomma, le assegniamo il secondo circolato rosso di sabato 19 agosto con il Rossini Opera Festival.

La prima impressione era stata molto positiva. Così la seconda. Abbiamo apprezzato molto anche la regia di Carlus Padrissa, al quale semmai facciamo un solo appunto: riguarda la parte musicale del secondo atto, un lungo momento riempito solo parzialmente con la “battaglia per l’acqua”. Mahomet II (Luca Pisaroni) e Pamyra (Nino Machaidze) sono utilizzati con troppa lentezza. Un balletto sarebbe stato perfetto, visto che la musica prevedeva Air de danse. Nella terza rappresentazione, alla fine del momento musicale non erano mancati i fischi.

Eppure, le scelte di Padrissa non sono piaciute alla maggioranza. Addirittura lo hanno contestato due spettatori catalani, quindi “connazionali” del regista. “Lui è un genio, La Fura dels Baus pure – ci hanno detto i due, venuti appositamente per seguire il soprano georgiano – ma non vorrei vedere questo allestimento nel Gran Teatre del Liceu”. Che è il teatro ubicato in Rambla de Canalete, luogo della tragedia di Barcelona.

Con grande sensibilità, la direzione del Rossini Opera Festival ha espresso alla compagnia catalana e alla città di Barcelona la propria vicinanza davanti a un fatto così doloroso.

Non è piaciuta alla coppia catalana, non è piaciuta neppure al nostro appassionato melomane, a Bruno Trillò che ha “tradito” l’impegno di vedere una sola recita, ma si è fatto trascinare da un’amica a vedere una seconda rappresentazione.

“Con tutti quei boccioni d’acqua, l’allestimento mi sembra ambientato in un negozio Bangla, di quelli aperti 24 ore al giorno” ha detto, magari dimenticando di specificare che la vera “amica” è la musica di Rossini, di cui Trillò è gran divoratore.

La Sinfonia è bellissima e ancora una volta ha scatenato il pubblico, in numero superiore rispetto alla prima, quando avevamo registrato troppi posti vuoti, che ha riservato un grandissimo applauso a Roberto Abbado, che ha diretto ancora una volta con un tutore al braccio destro. Applausi ribaditi a fine recita. Circa 5 minuti di battimani, riconoscimenti per tutti, ma il vero trionfatore de Le siège de Corinthe è stato – nessun dubbio – Sergey Romanovsky.

Abbiamo saputo che non tutti erano convinti della scelta, puntando alcuni su Michael Spyres, ma Ernesto Palacio, direttore artistico, che era andato al San Carlo di Napoli a “studiare” l’eccellente tenore russo impegnato nell’Otello di Rossini, ma nel secondo cast, ha voluto fortemente Romanovsky, ripagato da straordinarie interpretazioni. Complimenti a entrambi.

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