Rof, in teatro e in piazza una serata di grandi emozioni con lo Stabat Mater

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23 agosto 2017

Stabat Mater

Stabat Mater

PESARO – Lo Stabat Mater, che altro? Non c’erano dubbi che sarebbe stato un altro successo.

La musica è un’emozione unica, continua, dalla prima all’ultima nota, dallo Stabat Mater dolorosa all’In sempiterna saecula. Amen.

Le voci meravigliose, con Salome Jicia ed Erwin Schrott in stato di grazia. Daniele Rustioni ha diretto intensità e passione, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro Ventidio Basso lo hanno assecondato nota dopo nota. Alla fine, 8 minuti d’applausi. Meritati, meritatissimi, alla musica di Rossini e ai protagonisti della serata di chiusura del XXXVIII Rossini Opera Festival.

Ha detto bene il sovrintendente Gianfranco Mariotti, in un articolo a parte dedicato al ricordo di Alberto Zedda: “La musica non muore, vive in eterno”.

Come potrebbe morire una musica così sublime?

Lo si sentiva nell’aria, entrando nel Teatro Rossini, respirando un’atmosfera internazionale. Inglese, francese, tedesco, russo, ma anche spagnolo, e ovviamente italiano, pure lingua minoritaria in un Festival che appartiene al mondo, come il genio di Rossini.

E se a difendere l’italianità erano il direttore, l’orchestra e il coro, sul palcoscenico un tenore russo, Dmitry Korchak, un basso, Erwin Schrott, nato a Montevideo, Uruguay, un soprano, Salome Jicia, di Zugdidi, in Georgia, un mezzosoprano, Enkelejda Shkoza, albanese di Tirana.

E per restare in tema, la cena di gala offerta da Evgenya e Boris Shpigel nella storica villa che l’industriale farmaceutico (Biotech) ma anche titolare di una compagnia di produzione musicale (Music. Perfection. Beauty) ha acquistato sulla collina di San Nicola.

Il mondo a Pesaro, a interpretare o ascoltare, una delle pagine più belle di Rossini, esaltato dal suono dell’orchestra e dalla vocalità dei protagonisti.

Stabat Mater

Stabat Mater

Dmitry Korchak, presenza importante al Rof, è una certezza nel ruolo del tenore russo, come ebbe a sottolineare, qualche anno fa, anche Paolo Isotta, allora critico del Corriere della Sera, oggi collaboratore de Il Fatto Quotidiano ai cui lettori regala articoli divertenti e piacevoli, anche se non sempre apprezzati dai protagonisti. Isotta, recensendo lo Stabat Mater diretto da Riccardo Muti nel Teatro San Carlo, scrisse di Korchak che “possiede un bel Re bemolle”.

Sicuramente possiede tutto Erwin Schrott, basso-baritono che ha entusiasmato gli spettatori. La sua è una voce tonante che infiamma. Enkelejda Shkoza tornava a Pesaro dopo 18 anni d’assenza. La sua ultima presenza fu ne Il viaggio a Reims (Marchesa Melibea) del 1999, quando cantò anche la Petite Messe Solennelle che però non aveva il Preludio Religioso orchestrato da Alberto Zedda.

Chi non cessa d’entusiasmare è Salome Jicia, soprano che – consentiteci un peccato di vanità – abbiamo apprezzato per primi, raccontando il suo concerto finale dell’Accademia Rossiniana 2015. Anticipammo che non era il futuro, ma già il presente. Si confermò ne Il viaggio a Reims, formidabile Contessa di Folleville. E’ bravissima!

Stabat Mater in piazza del Popolo

Stabat Mater in piazza del Popolo

Come possono testimoniare gli spettatori che hanno gremito il Teatro Rossini e affollato Piazza del Popolo per la proiezione in diretta dell’evento che ha chiuso – purtroppo – il Rof 2017. La rivedremo a Pesaro nel 2019, quando sarà protagonista in Semiramide.

Le fotografie in Teatro e in piazza sono di Amati Bacciardi

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