L’approfondimento di Pu24: “Bianca come il latte, Rossa come il sangue”

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29 agosto 2017

biancacomeDi recente ho letto il libro del prof. Alessandro D’Avenia intitolato, per l’appunto, “BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE”, (edizione Mondadori), che in questo suo primo romanzo parla della vita con i ragazzi affrontando il tema del dolore visto sotto una luce diversa, e che suggerisco calorosamente di far leggere ai vostri figli, in questi ultimi scampoli di vacanze, prima del rientro a scuola.  Il giovane professore insegna ai suoi ragazzi a non avere paura del dolore e ad imparare dalla poesia che riesce ad andare “nel cuore dell’uomo”. Da questo romanzo è stato tratto pure un film nel 2013, di genere drammatico sentimentale, diretto da Giacomo Campiotti con la sceneggiatura di Alessandro D’Avenia e Fabio Bonifacci, che tuttavia presenta alcune discordanze rispetto al romanzo originale.

Il libro parla di un sedicenne di nome Leo con folti capelli ricci come “la criniera di un leone”, che frequenta il terzo anno in un liceo classico. E’ l’esemplare liceale con il delirio da onnipotenza come tutti i liceali, è un ragazzo pigro e ozioso che studia poco, che pensa solo alle ragazze, sue coetanee, che è appassionato di calcio e del suo bat-cinquantino. Sebbene sembri un ragazzo frivolo, Leo è provvisto comunque di una filosofia di vita sua particolare e paragona tutto a due colori fondamentali: il bianco (dal greco Leukos, bianco-luce), che rappresenta per lui il lato negativo della vita, e il rosso (dal greco Aimu, sangue-ematoma), che invece raffigura il bello e il positivo. La sua vita é rossa grazie all’amore che riserva a Beatrice,dai folti capelli rossi, dagli occhi verdi, dalla carnagione chiara e dallo sguardo innocente, del tutto ignara di questo amore riservatole. Da un giorno all’altro però si scopre che Beatrice é stata colpita da un tumore, e contemporaneamente Leo capisce che Beatrice fa parte del suo sogno e vuole salvarla, ma grazie all’aiuto dei suoi genitori, dell’insegnante (il “Sognatore”), e soprattutto di Beatrice stessa morente (la ragazza bianca come il latte e rossa come il sangue), che Leo comprende il valore di Silvia, la sua migliore amica,  ritenuta come tale sin dall’inizio ma in realtà la persona più importante di tutte.

mezzoLa trama perciò parla di un ragazzo, un finto duro, che pensa di essere più furbo del professore, più sveglio dei suoi genitori e che non ha voglia di studiare, che odia la scuola, che preferisce la compagnia degli amici, le uscite in motorino senza freni (bat-cinquantino) e la musica di rock melodico o metal duro o rap.  E’ innamorato perdutamente di Beatrice, di un anno più grande di lui che incontra a volte alla fermata del bus davanti alla scuola, mentre una ragazza di nome Silvia, solare e studiosa, che Leo vede solo come migliore amica è invece innamorata di lui, ma purtroppo di un amore non corrisposto.

Come tutti gli adolescenti Leo è preso dal computer il cui nick name per chattare è quello di Il Pirata come Johnny Depp (dice lui) ed i suoi capelli “liberi e maestosi”, come i pensieri che crescono in testa e che esplodono disperdendosi, in famiglia vengono continuamente disprezzati e solo ammirati e condivisi dalla sua “ciurma” Spugna, Stanga, Ciuffo e infine Niko, il suo migliore amico, con cui gioca a calcetto a scuola: “cosa sarebbe la scuola senza il torneo di calcio?”. L’unico veramente a comprenderlo è Terminator, il suo cane bassotto che “sa solo pisciare e basta”.

Il romanzo è un inno alla femminilità, e Leo è un novello principe che cerca una donna bianca come il latte e rossa come il sangue (da “L’amore delle tre melagrane” di Italo Calvino), ed è alla ricerca di una realtà tutta intera che ha gli aspetti del rosso, quali la magia del primo amore e dell’innamoramento, ma anche l’altra faccia dello stesso rosso che si identifica invece nel bianco. E’un personaggio che vive tutto ciò che ognuno di noi, da adolescenti,  ha vissuto a quell’età, come il dolore di Beatrice, la ragazza che lui sogna e che scopre essere malata, ma di cui vive la malattia con ansia, o di Silvia, figura bellissima e positiva, ideale compagna di classe che noi tutti vorremmo avere. Quella brava e onesta che ci fa studiare, che ci aiuta nei compiti e che ci ascolta, o  le liti che ha con il suo amico del cuore Niko, o i problemi quotidiani con i suoi genitori. Ma è anche la scoperta di se stessi attraverso il silenzio, inizialmente avviato con Beatrice e poi, in conclusione del libro, con Silvia.

E qui entra la figura del prof “Sognatore” che deve trasmettere ai ragazzi l’idea che vale la pena di diventare adulti ma anche la bellezza delle piccole cose nelle relazioni come quando il padre o la madre si preoccupano della salute del proprio figlio e che nel loro rapporto prevalga quello di essere amato. Nell’adolescenza c’è una fame di autonomia e si pensa che chiedere aiuto agli adulti sia una debolezza, in quanto questa è una fase in cui si vorrebbe distruggere il mondo ma in realtà si vuole essere contenuti e ci si scopre fragili.

Come quella della conversazione interiore, che è il momento in cui l’adolescente si guarda allo specchio del bagno e, secondo Tumiati (psicologo), effettivamente si coglie un aspetto diverso da quello che viene riflesso, in quanto interiormente ci si sente un’altra persona e allora ecco che primeggiano tutti quei “segni” particolari che prevalgono nel momento in cui si esce da quel bagno di casa, e si entra nell’eccesso di dover nascondersi con aspetti esteriori quali la capigliatura, le cinte, le maglie di marca ecc., che aiutano a rivelarsi diversi da quel che gli altri non riescono a vedere.

ultimaAnche per Bani (psicoterapeuta), il periodo della vita adolescenziale è un momento della vita talmente confuso che lo si vive con numerose contraddizioni che si incontrano nella quotidianità, e che dovrebbero bensì essere affiancate da un sostegno educativo e didattico e non giudicate o allontanate, o ancor peggio sistemate con un semplice discorso che vorrebbe essere “correttivo” da parte di genitori ed educatori, ma che il più delle volte sarebbe sufficiente argomentare con il proprio figlio per trovare una soluzione che possa essere di conforto e consolazione per entrambi, andando oltre la filosofia del monosillabo del figlio.

Sebbene l’adolescenza, essa stessa, comporti una molteplice e differenziata concezione dell’essere giovani, è necessario pertanto viverla con quella spensieratezza e giovanilismo in modo che non debba andare persa questa apertura alla bellezza, al bene, alla verità che c’è in questa meravigliosa e irripetibile epoca della vita. Ma l’abitudine, la noia e la fatica della vita, purtroppo, fanno spegnere quel lume e solo rapportandoci a quei ricordi adolescenziali potremmo conservare quello slancio e quella leggerezza anche in età adulta.

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