Biblioteca San Giovanni, l’intervento dell’Alleanza delle Cooperative delle Marche: “Va salvaguardata la dignità del lavoro”

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16 settembre 2017

Alleanza delle Cooperative Italiane delle Marche
PESARO – Cosa sta succedendo alla Biblioteca San Giovanni? Sta succedendo che dei professionisti, che dal 2002 hanno accompagnato la crescita di questo gioiello della città di Pesaro, saranno costretti a scegliere se lasciare il lavoro o accettare di continuarlo con una secca riduzione dello stipendio pur continuando a svolgere le stesse mansioni.
Perché? Perché la cooperativa che ha vinto l’appalto per la gestione della Biblioteca San Giovanni ha offerto un ribasso del 18,50%. È evidente anche ad un bambino, che conosca pochi rudimenti della matematica che, se in un servizio il costo maggiore è dato dal personale, è difficile mantenere i livelli retributivi maturati quando si offre un ribasso del 18,50%. Anzi impossibile. Chi sviluppa la propria offerta economica, sulla base d’asta determinata dalla pubblica amministrazione, è sicuramente in grado di individuare il ribasso massimo che consente di garantire ai lavoratori già impiegati in quel servizio di conservare tutti i diritti acquisiti fino a quel momento, in tanti anni di attività.
Invece, la cooperativa Macchine Celibi, per potersi aggiudicare la gara, ha scelto di offrire un ribasso pari al 18,50%, per poi chiedere ai lavoratori di rinunciare agli scatti di anzianità finora maturati e di ridurre l’orario di lavoro, con conseguente riduzione dello stipendio. Non si tratta di un imprevisto o di un incidente, si tratta di una scelta aziendale precisa: vincere la gara d’appalto per poi far pagare le conseguenze a chi lavora e, probabilmente, agli utenti del sevizio.
Biblioteca San Giovanni

Biblioteca San Giovanni

Come è possibile tutto ciò? È possibile perché si continuano a far gare in cui il criterio di aggiudicazione scelto dall’amministrazione, pur essendo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, è diretto a premiare, di fatto, la migliore offerta economica, in quanto la formula utilizzata per l’attribuzione dei rispettivi punteggi, viene applicata sulla percentuale di ribasso offerto, tale da stimolare i concorrenti ad offrire forti ribassi. Cosa che apre ad altre domande: come è possibile che progetti giudicati bellissimi, costino meno degli altri?

E soprattutto, dal momento che detti progetti saranno eseguiti, ai sensi della clausola sociale di cui all’art. 50 del Codice dei Contratti pubblici, dagli operatori già impiegati nello stesso appalto, come è possibile garantire l’esecuzione del servizio come descritto nel progetto offerto se la prima scelta fatta dal concorrente, poi aggiudicatario, è stata quella di voler ridurre gli stipendi degli operatori?
La cooperativa Macchine Celibi non è nuova a questo comportamento e sembra aver trovato terreno fertile nel nostro territorio, tanto da essersi aggiudicati anche i Musei civici di Ancona con la stessa logica: un progetto che viene giudicato ottimo, ma accompagnato da un’offerta di ribasso pari al 22%!
È oggi necessario che le Amministrazioni pongano riparo a questa deriva, gli strumenti ci sono! Basterebbe decidere che, nei servizi nei quali la manodopera ha una forte incidenza, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, venga applicato concretamente, attuando un giusto bilanciamento dell’offerta tecnica e dell’offerta economica, anche attraverso la scelta della migliore formula matematica e dei migliori parametri comparativi. Questo permetterebbe a tutti i concorrenti di esprimere al meglio la propria capacità progettuale garantendo, allo stesso tempo, i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi.
Sono anni che ci battiamo contro la pratica delle gare che premiamo alti ribassi e bassa dignità del lavoro perché noi vogliamo che in questo territorio la cooperazione resti occasione di lavoro dignitoso e professionale per tutti.

2 Commenti to “Biblioteca San Giovanni, l’intervento dell’Alleanza delle Cooperative delle Marche: “Va salvaguardata la dignità del lavoro””

  1. Sara scrive:

    Le cooperative sono diventate il nuovo mezzo leggittimo per schiavizzare i lavoratori. E ora di uscire di affrontare questo argomento una volta per tutte!!

  2. Ieri abbiamo letto questo intervento pieno di livore e inesattezze dell’Alleanza delle Cooperative contro la cooperativa Le Macchine Celibi, ‘rea’ di aver vinto le gare d’appalto delle Biblioteche del Comune di Pesaro e dei Musei Civici del Comune di Ancona

    1) le due gare d’appalto cui l’Alleanza delle Cooperative si riferisce sono state vinte dalla Cooperativa Le Macchine Celibi (specializzata in gestione di beni culturali) grazie alla propria offerta tecnica, che ha preso un miglior punteggio in entrambi i casi. Dunque non ha vinto le gare – come sostengono – per il prezzo, ma per il progetto.

    2)Per quanto riguarda il servizio presso le Biblioteche del Comune di Pesaro, facciamo presente che è stato firmato tra la cooperativa e le Organizzazioni Sindacali un verbale di accordo, che tutto il personale precedentemente impiegato nei servizi è stato assunto dalla Cooperativa, proseguendo ad assicurare i servizi dal 16 settembre, primo giorno della nuova gestione. Il personale è stato assunto con il contratto collettivo nazionale del Multiservizi : si tratta di un contratto voluto dalle principali organizzazioni sindacali, CGIL, CISL, UIL, e dalle principali organizzazioni datoriali (Legacoop, Confcooperative, Confindustria, ecc) proprio per gestire al meglio gli appalti di servizi fatti dalla Pubblica Amministrazione. Un contratto sicuramente più rispondente al servizio di biblioteche del contratto delle cooperative sociali – che è stato pensato per le prestazioni socio assistenziali, e non per le attività in ambito culturale. Gli operatori, che sono stati tutti confermati, sono stati assunti al 5° livello del Contratto Multiservizi, che prevede una retribuzione annua lorda più alta del D1 del Contratto delle Cooperative sociali con cui erano assunti in precedenza. In aggiunta, a riconoscere gli anni di esperienza e l’anzianità pregressa (per Legge non dovuta nei cambi di appalto) è stato riconosciuto un premio per colmare al massimo questo elemento. Vero è che la nuova gara prevede meno ore di quella precedente: ma questo dato sarebbe stato il medesimo per chiunque avesse vinto.

    3) Non parliamo poi della gara dei Musei di Ancona, dove il soggetto gestore del precedente appalto era sempre la Cooperativa Le Macchine Celibi: si tratta di una gara vinta grazie al miglior progetto, e con una offerta economica più alta di quanto fatturato in precedenza. Tutto il personale assunto proseguirà nel servizio, che ha dato ottimi risultati, e avrà tutta l’anzianità maturata negli anni.

    4) Facciamo sommessamente presente che la cifra (che Alleanza delle Cooperative giudica scandalosa) a cui la cooperativa le Macchine Celibi si è aggiudicata la gara per le Biblioteche di Pesaro corrisponde alla “base d’asta” di altre significative gare di servizi bibliotecari nella Regione Marche, come ad esempio quella, recente, delle Biblioteche dell'”Esino Mare”(Falconara Marittima, Chiaravalle, e area limitrofa).
    In quella gara il “ribasso” più esasperato non fu fatto dalla Cooperativa Le Macchine Celibi, ma da altra cooperativa sociale associata proprio ad Alleanza delle Cooperative. In quel caso non ci risulta però che l’Associazione di Categoria economica delle cooperative abbia invocato “la dignità del lavoro”.E’ chiaro che questo argomento vale ‘a giorni alterni’, a seconda di chi vince le gare.

    5) Ci è sembrato infatti quantomeno particolare che a concorrere per la gestione di una delle Biblioteche più importanti e conosciute d’Italia (quale è la San Giovanni) siano stati solo due concorrenti: la cooperativa Le Macchine Celibi e i precedenti gestori.
    Crediamo che il livore mostrato dall’Alleanza delle Cooperative nel suo comunicato trovi motivo proprio in questo: che a vincere una regolare gara d’appalto non sia stato un proprio associato. Il problema, crediamo, più che avere a che fare con la “dignità del lavoro” sia da vedere dunque nell’ affermazione di un principio di maggiore trasparenza e nell’arrivo di un po’ di corretta concorrenza.

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