Speciale Arte. Antonio Cimatori detto “Visaccio”, pittore a Urbino.

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19 settembre 2017

saint matthew

Saint Matthew and the Angel

Facendo seguito alle due precedenti narrazioni riguardanti Frà Carnevale (rileggi qui precedente approfondimento Pu24) e Timoteo Viti (rileggi qui precedente approfondimento Pu24) , un altro pittore misconosciuto si affaccia sulla scena urbinate del tardo Rinascimento e del Manierismo. Nel marzo del 1829 il marchese Antaldo Antaldi (1770-1847), studioso e conoscitore d’arte, redasse un prezioso manoscritto che donò a Gaetano Giordani, suo amico bolognese, non immaginando del peso culturale che le sue carte avrebbero assunto con il trascorrere del tempo.

barocciEgli organizza un excursus artistico citando scultori, pittori, architetti civili e militari, condottieri e scienziati dal 1300 fino ai giorni suoi. Tra questi segnala un pittore, discepolo di Federico Barocci (il più importante pittore marchigiano alla fine del Rinascimento improntato da una inconfondibile cifra stilistica, e uno dei pittori più copiati dell’epoca che influenzerà tutta la pittura italiana) uno dei più fedeli e diretti allievi il cui nome è Antonio Cimatori.

Scrive il marchese: “Cimatori, detto anche Visaccio da Urbino, fu scolaro del Barocci, buon pittore e miglior disegnatore a penna. Molte sue pitture si vedono in Urbino, ed altre in Pesaro, dove pare che si trattenesse qualche tempo, poiché vi aprì scuola e contò tra i suoi discepoli Giulio Cesare Begni (risoluto, inteligente e pratico pittore… con ogni genere di pittura, sì ad oglio che a fresco…). Il quadro del San Gerolamo (conservato in loco) e l’altro del San Sebastiano (tolto dalla sua collocazione e disperso), nella Cattedrale di Pesaro, sono sue opere di buona e grandiosa maniera. Lavorò anch’egli per le feste delle nozze di Federico, figlio del sudetto Francesco Maria II, con Claudia Medici, onde viveva nel 1621”.

Cimatori nacque ad Urbino nel 1550 circa e scarse sono le notizie biografiche riguardanti la sua giovinezza e la sua primissima attività, e tanto meno conosciuto un suo ritratto, così come il motivo dell’appellativo Visaccio o Visacci; certamente entrò giovanissimo nella bottega del Barocci dove avvenne la sua formazione. Il 1582 ne attesta la sua presenza a Roma dove si parla di una incessante attività di disegnatore “il suo forte par che fosse il disegno a penna ed il chiaroscuro” (Lanzi) e di sue esercitazioni a copiare e studiare Raffaello e Michelangelo con le prime commissioni da parte del cardinale Francesco Maria Del Monte, e tra il 1593 e il 1599 torna ad Urbino dove affitta il vecchio studio del maestro assieme ad altri pittori. Nel 1612 si trasferisce a Rimini dove rimarrà fino alla morte avvenuta nel 1623, fatta eccezione per una piccola parentesi negli anni 1620-1621, quando torna ad Urbino per il matrimonio di Federico Ubaldo della Rovere con Claudia de’ Medici, e l’incarico di realizzare assieme ad altri pittori barocceschi (Mazza, Urbani, Viviani) una serie di decorazioni scenografiche per il corteo nuziale, decorando l’arco trionfale eretto in prossimità del Duomo di Urbino, dedicato all’esaltazione della casa dei Medici, di cui nulla è oggi rimasto.

sangiIl dipinto del San Girolamo, documentato al 1595, viene realizzato per il Duomo di Pesaro, attualmente visitabile, e mostra nel gusto del colore e nella tipologia del volto del santo, l’influsso dei modi del pittore fiorentino Santi di Tito, conosciuto e studiato durante il soggiorno a Roma. Il pittore, però, ormai entrato nella fase della sua attività ormai matura, comincia a rivelare uno stile sempre più personale, sebbene ancora legato al linguaggio del suo maestro Barocci.

madoEntro il 1595 viene realizzata un’altra opera per la chiesa di Sant’Agostino, in Urbino, La Madonna in gloria col Bambino e i santi Agostino e Monica , dove cominciano ad affacciarsi suggestioni stilistiche che danno libero sfogo a più personali caratteristiche, anche se viene mostrato un evidente richiamo al Barocci nella imposizione delle figure che vengono diversificate dai volti arrotondati e a tratti sottili. Peccato che tale dipinto, oggi esistente all’interno della chiesa di Sant’Agostino, non sia attualmente visitabile dal pubblico perché la struttura della chiesa è stata lesionata dal recente terremoto. Ancora un lavoro si colloca, tra i dipinti di Cimatori, caratterizzata da un analogo impianto compositivo e dai medesimi cromatismi: si tratta della Madonna di Sant’Agostino, conservata presso il deposito della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino (per essere restaurata), denominata Madonna con Bambino in gloria e i santi Agostino, Francesco, Elisabetta e Giovannino, dove si riconosce il tratto tipico del pittore e quei caratteristici contrasti di luce e ombra che caratterizzano la sua pittura. Anche Santa Elisabetta viene qui raffigurata in alcune scene cromatiche nei toni del grigio e nella fisionomia del volto.Ma nel periodo 1605-1608 due pale furono realizzate dall’artista, che si pongono come collegamento fra il periodo giovanile alla scuola del maestro e gli ultimi anni della sua vita quando, a Rimini, mutò radicalmente il suo stile pittorico in un manierismo più accentuato e deformato.

ada Queste sono presenti nella Collegiata di Sant’Ubaldo a Barchi, in provincia di Pesaro-Urbino, dove troviamo La Resurrezione con Sant’Ubaldo e San Tommaso d’Aquino, che seppur danneggiata da un incendio all’inizio del ‘900, conserva tuttora quella grandezza e raffinatezza nella figura del Cristo trionfante e nel volto del santo patrono e la preziosità del suo manto. L’Annunciazione con Sant’Antonio Abate , invece, è da considerarsi, a tutt’oggi, il capolavoro di Cimatori, dove l’artista raggiunge una perfetta armonia riuscendo a immortalare l’istante dell’annuncio celeste con estrema delicatezza e spiritualità. La scena è resa con una descrizione cromatica fatta di colori violacei e bluastri, distante dalla maniera del Barocci, ma altrettanto significativa e rilevante, dove la Madonna e l’Arcangelo tengono testa ad un isolato e astruso colloquio in una atmosfera colma di forte emotività. Alcuni disegni preparatori dell’Annunciazione sono conservati oggi al Louvre di Parigi, , al museo della Harvard University di Cambridge e al National Gallery di Edimburgo.Lo troviamo ancora con i suoi dipinti nella chiesa di campagna di San Cipriano di Urbino, Mombaroccio, Rimini, Covignano, Sant’Arcangelo di Romagna, Roncofreddo (Forlì-Cesena), Edimburgo, Stoccarda. Certamente un artista come Il Visaccio, privo di un valido e utile apporto biografico, è senza ombra di dubbio una figura che non si palesa solo come allievo del già citato Barocci, ma che ha saputo proporre uno suo intrinseco stile e una espressione autentica che lo ha valorizzato agli occhi dei suoi contemporanei e di seguito a coloro che lo hanno apprezzato in varie epoche, esaminando e vagliando con viva attenzione i contenuti artistici racchiusi nelle sue opere.

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