Incompreso. Il caso di Vittorio Favo all’Alma

Sandro Candelora*

FAVO TERFANO – Avrebbe dovuto essere l’anno della sua definitiva consacrazione ai livelli dell’eccellenza. E c’erano tutte le condizioni acché ciò avvenisse. In effetti, gli auspici alla vigila della stagione deponevano tutti a suo favore e lo autorizzavano a pensare in grande. In rosa doveva figurare come il naturale sostituto di Capellupo nel delicato ruolo di uomo d’ordine e prima interdizione. Non da escludere peraltro il suo impiego come centrale di difesa, compito che in passato ha saputo assolvere con risultati più che discreti. Altro elemento beneaugurante, la partecipazione da protagonista alle Universiadi disputatesi in Corea, evento che lo ha visto anche andare in rete, circostanza invero rara per lui, e perdipiù contro il Brasile, come dire il massimo per uno che di mestiere fa il calciatore.

Lì però il sogno è finito o, meglio, non è mai iniziato. Già, perché con l’avvio delle competizioni ufficiali se cercavi il nome di Vittorio Favo nel tabellino, in panchina o tra i convocati rimanevi puntualmente deluso. Di lui nessuna traccia e a giustificare l’assenza neppure una misera nota esplicativa da parte del club né uno straccio di spiegazione fornito da una stampa locale che più supina non si può di fronte ai fatti e misfatti del padre-padrone del sodalizio. Solo indagini condotte per vie traverse hanno da ultimo consentito di far luce sulla vicenda. Di fatto, il ragazzo è stato escluso per aver rifiutato un eventuale trasferimento.

Ora, che sia piena facoltà di un professionista accettare o meno una nuova destinazione è indubitabile, chè non siamo più all’epoca in cui i bipedi del pallone venivano comprati e venduti come bestie al mercato. Ma quel che più stride nell’accaduto è la sostanza di un accantonamento che, oltre a svilire un capitale della società (ricordiamoci che è appena un ’96), priva Cuttone di una preziosa pedina alternativa in un organico già di per sé sottodimensionato. Per non parlare poi della forma, altro esempio di ritorsione, vendetta, dispetto per ripicca, in definitiva meschinità di bassa lega, cui sempre più spesso si abbandonano il boss e la sua estemporanea corte. Se signori si nasce (e Favo fino a prova contraria lo è), qualcuno nella stanza dei bottoni evidentemente non lo nacque. E ormai, purtroppo per lui, non fa più in tempo a cambiare.

*Opinionista Alma Juventus Fano per Pu24

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