Sicurezza, Ricci: “Equilibrio e rigore, così aiutiamo le forze dell’ordine”

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2 ottobre 2017

La sala del consiglio comunale gremita

La sala del consiglio comunale gremita

PESARO – “Non esistono più isole felici. Ma nonostante questo, Pesaro rimane uno dei luoghi dove si vive meglio in Italia. Non sottovalutiamo niente, anzi abbiamo sempre giocato d’anticipo per quello che è possibile. Ma al tempo stesso non posso accettare che si descriva Pesaro come una città che non è”. Lo ha detto Matteo Ricci in consiglio comunale, intervenendo sulla sicurezza. Il sindaco ha fatto riferimento alla “ricerca di equilibrio: significa non guardare le cose con gli occhi dell’ideologia o della propaganda”.

L’analisi: “Pesaro negli ultimi anni si è impoverita per la crisi che ha colpito la manifattura. Si sono sommate le note vicende di Banca Marche. Ma l’impoverimento non ha stravolto la coesione sociale del territorio. Sociale e welfare sono i pilastri del Comune: i servizi hanno retto e si sono ampliati. Non c’è stato un collasso del sistema di coesione sociale, cosa che si poteva oggettivamente rischiare”.

Ancora: “Con la crisi il territorio poteva farsi appetibile per la criminalità organizzata. Pur non essendo immuni, finora abbiamo retto anche su questo fronte. Dobbiamo tenere la guardia alta, ma non c’è stata una trasformazione del tessuto sociale pesarese”.

Secondo il sindaco, “il problema principale continuano ad essere i  furti negli appartamenti e nelle attività. Una questione a cui è difficile fare fronte, perché nove su dieci sono bande di passaggio. Quasi tutti dell’est”. Ma partendo da qui, ha aggiunto Ricci, «abbiamo investito sulle telecamere. Per aiutare le forze dell’ordine, recependo l’input della prefettura. Oggi sono 66, messe direttamente o indirettamente dal Comune. Vogliamo arrivare a 100 nel giro di poco. Sono sufficienti? No, ma prima non c’erano». Il sindaco ha citato anche i  “7 milioni e 200 mila euro sull’illuminazione pubblica, stanziati tra Comune e Marche Multiservizi”; “gli oltre 11 milioni intercettati dal bando periferie per la riqualificazione di via dell’Acquedotto e area intorno alla stazione»; «i 6 milioni e 200mila euro stanziati dal Demanio per la nuova questura all’ex Intendenza di Finanza, dove si è chiusa una vicenda trentennale”.

Precisando: “Non risolviamo tutti i problemi con un’ordinanza, non facciamo scomparire l’abusivismo nei parcheggi o lo spaccio. Il sindaco non è uno sceriffo. Cerchiamo però di dare strumenti in più a forze dell’ordine e municipale per il loro lavoro”. Ancora: “A marzo, a questore e comandante dei carabinieri ho chiesto di intervenire pesantemente sul Miralfiore. Non è che adesso non c’è più nessuno che spaccia, ma grazie a loro non abbiamo perso il parco. Perché il rischio che si correva era quello. Non ci siamo limitati alle richieste di presidio, ma stiamo cercando di portare vita. Dalla prossima settimana nascerà un’iniziativa con fondi europei per fare vivere di più il Miralfiore. Ma non posso accettare, ad esempio, che Villa San Martino venga definita come il Bronx. Non è vero e così si fa un danno alla città, descrivendola peggio di quella che è. Lo dico senza sottovalutare nulla”.

Altro inciso del sindaco: “Ognuno deve fare la sua parte. L’azienda ospedaliera deve quindi pensare alla sicurezza dentro l’ospedale. Al pronto soccorso vada solo chi ha bisogno di cure. Alla municipale ho chiesto di fare meno multe alle bici e più presidi davanti all’ospedale, nei parcheggi, al Carducci. Il compito di un amministratore è attutire le tensioni”. Anche per questo, “pur con un atteggiamento di grande rigore, senza falsi buonismi”, il sindaco si è detto “contrario alle ronde: non sottovalutiamo il razzismo di fondo che c’è in giro. Alla sicurezza ci pensano le forze dell’ordine e la municipale, noi collaboriamo con loro. Fossi un sindacalista delle forze di polizia, starei attento ad andare alle conferenze stampa con chi propone le ronde indirettamente. Da una parte si chiede un ampliamento dell’organico, dall’altra si propongono le ronde? Non penso sia credibile”.

Quindi: “Grande rigore, collaborazione con forze dell’ordine e prefettura. A mio avviso i sindaci non devono pensare solo alle buche nelle strade. La funzione di sicurezza spetta prettamente alla prefettura, ma i sindaci hanno un ruolo. Che ad oggi è chiarito anche nella legge dello Stato. Lo vogliamo esercitare, dando una mano nel comitato di sicurezza e facendo gioco di squadra”. Sui profughi: “Abbiamo chiesto dall’inizio distribuzione equa, volontariato per lavori di pubblica utilità. Il problema principale ora è quello dei dinieghi. Dopo la fase dell’accoglienza, chi non ottiene il diritto d’asilo è fuori dalle protezioni sociali e sanitarie. E i clandestini rischiano di diventare manovalanza della microcriminalità. Il rimpatrio è un problema nazionale: la discussione è in atto con il ministero. Ad oggi è il problema numero uno». Il sindaco ha chiuso ringraziando le forze dell’ordine: «Fanno un lavoro straordinario. Siamo stati colpiti da fatti eclatanti, ma tutti gli autori dei crimini sono stati assicurati alla giustizia. E a Pesaro non c’è omertà”.

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