Baseball: Diego Albertoni, sportivo vero, racconta il ritorno di Pesaro in serie A: “Una stagione esaltante”

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3 ottobre 2017

Diego Albertoni impegnato in battuta

Diego Albertoni impegnato in battuta

PESARO – In Italia è una disciplina dimenticata, talvolta non capita, forse perché è troppo intelligente. In America, e non mi riferisco solo agli Stati Uniti, è uno sport amatissimo. Dalle sue storie sono stati tratti romanzi e film fra i più amati. Nelle pellicole dedicate al baseball si sono cimentati gli attori più famosi, dall’indimenticabile Gary Cooper, interprete di The Pride of Yankees, in Italia diventato L’idolo delle folle, la vicenda di Lou Gehrig, il giocatore degli Yankees vittima della Sclerosi laterale amiotrofica, detta anche il Morbo di Gehrig, a Brad Pitt in Moneyball, L’arte di vincere, una storia sugli Oakland Athletics e il loro general manager Billy Beane. E che dire di The Natural, Il migliore, con Robert Redford. Ma nei giorni in cui inizia la caccia al titolo della Major League Baseball, come non ricordare il film su La squadra più scassata della lega, che era – allora – Cleveland. Gli Indians che oggi, dopo le 22 vittorie consecutive, attendono chi fra i miei maledetti Yankees (al posto del loro general manager inviterei chi scrive, presente all’ultimo successo dei bomber del Bronx, nel 2009) e i Minnesota Twins s’aggiudicherà l’American League Wild Card. Si gioca alle ore 2 di mercoledì, in diretta su Fox, il canale 204 di Sky; lanciatori partenti: Santana (16-8) per i Twins e Severino (14-6) per gli Yankees.

Il baseball, dunque, è protagonista di questa storia che racconta la bellissima conclusione di una stagione magica. Quella che ha visto il Baseball Club Pesaro ritornare in serie A. Lo ha fatto vincendo 3 a 2 la serie playoff con Vicenza. Una serie incominciata con il successo esterno dei pesaresi (8-9) e i vicentini abili a pareggiare subito i conti (5-4). Veneti che ribaltavano le sorti della sfida con un successo netto (6-15) in gara 3. Con le spalle al muro, i pesaresi agguantavano (3-1) il diritto di giocare la gara decisiva; davanti al pubblico amico, era un trionfo (7-0).

Un 3-2 finale che sa tanto di tie-break del volley. Perché se c’è uno sportivo vero che pratica lo sport e ama anche altre discipline, questi non non può che essere Diego Albertoni, protagonista sul diamante, il campo di baseball, ma anche sugli spalti del PalaCampanara dove è sempre presente a sostenere le ragazze del Volley Pesaro.

Diego, che ha “casa” nella zona dell’esterno centro che copre con passione indossando la casacca biancorossa numero 21, c’era anche sabato sera a vedere l’amichevole tra Pesaro e Scandicci. Una bella occasione per fare i complimenti a lui e ai suoi bravissimi compagni di squadra, allo staff tecnico e ai dirigenti della storica squadra pesarese inventata da Gastone Mazzanti, guida di un’altra famiglia multi sportiva e a sua volta grande appassionato di pallavolo femminile, e riproposta al grande baseball nazionale dalla famiglia Crinelli, incominciando dal compianto Norberto.

In  A dopo 13 anni, una cavalcata trionfale”

“Torniamo in serie A dopo 13 anni, al termine di una cavalcata trionfale che abbiamo dedicato a Norberto Crinelli. Abbiamo vinto il campionato conquistando 22 successi, subendo 4 sconfitte. Una stagione regolare esaltante. Ci siamo presentati ai playoff molto carichi, affrontando un’avversaria davvero forte e siamo riusciti ad avere la meglio a gara 5″.

Gli abbracci dopo il trionfo

Gli abbracci dopo il trionfo

Ciò significa che avete dovuto lottare, anche soffrire, ma – come dicono i cultori degli sport a stelle e strisce – no pain no gain: non c’è vittoria migliore di quella conquistata soffrendo.

“E” proprio così. Siamo andati anche sotto nel risultato e per ottenere la promozione dovevamo vincere assolutamente gara 4 e gara 5. Esserci riusciti disputando una gara 5 praticamente perfetta, davanti a spalti gremiti, è stato ancora più bello. Festeggiare in casa è stato ancora più bello”.

La promozione era nei vostri propositi, oppure nelle speranze o solo nei sogni?

“C’era tanta voglia di fare bene. In verità, la squadra ci ha creduto da sempre e alla fine la voglia di vincere è stata determinante”.

Una squadra fatta in casa, a conferma che il baseball pesarese è sempre vivo e continua a produrre giocatori interessanti.

“A parte un ragazzo cubano che vive qui da qualche anno, siamo cresciuti insieme nelle squadre giovanili. Un lavoro partito da lontano che ha dato i suoi frutti”.

Si sentono tante voci sul futuro del baseball italiano, si parla di una nuova formula, di una nuova possibile lega con sede a San Marino e di storiche società contrarie all’allargamento. Voi come state vivendo questa situazione?

“Bisognerà attendere lo sviluppo degli eventi. Si è parlato già tanto, sono convinto che si continuerà a parlare da qui alla prossima primavera. Il tema è se ampliare la lega di serie A, oppure mantenerla ridotta come nell’ultima stagione. Vedremo. Noi abbiamo conquistato la serie A sul campo e puntiamo a fare bene anche il prossimo anno”.

Per riportare tanti appassionati sugli spalti di Via Marsiglia, uno dei luoghi dove da tanto tempo si fa sport con sacrificio e passione, ma anche divertimento, perché il baseball è un gioco che diverte e sorprende.

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