LA RECENSIONE: Franco Branciaroli, lui è… Medea. Quando i sentimenti non hanno sesso

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6 ottobre 2017

Dario Delle Noci

PESARO – Oltre due millenni per rileggere, reinterpretare, attualizzare e trasformare un classico di Euripide, Medea, da ieri in scena al Teatro Rossini di Pesaro per la regia di Daniele Salvo che ha saputo riesumare, non senza un sentito omaggio, il genio del Maestro scomparso Luca Ronconi, rendendo, da circa vent’anni, l’opera decisamente vibrante. Non aspettatevi maschere greche, ché di classico rimangono solo il linguaggio e soprattutto i sentimenti in questa rappresentazione dove lo spessore artistico la fa veramente da padrone.

LA SINOSSI: Medea, moglie di Giasone non accetta di essere ripudiata dallo sposo invaghitosi (anche per interesse) di Glauce figlia di Creonte re di Corinto che l’allontana dal regno mentre lei ls vittima del tradimento, medita la sua sottile vendetta. Ospitata da Egeo, sovrano di Atene, cui promette con le sue arti magiche (apprese dalla zia Circe) di rendere fertile e padre, invia un dono al marito e alla sua nuova sposa. Si tratta di una veste e una ghirlanda avvelenate. La ragazza muore e la stessa sorte toccherà al padre, il re, accorso in suo aiuto. Giasone si prodiga anche lui, quantomeno per salvare i propri figli, ma questi sono già stati trucidati dalla madre perché l’ex marito non possa avere neppure discendenti. Sul carro del Sole Medea vola ad Atene. A Giasone non rimarrà che struggersi nel dolore e maledire Medea.

E ora torniamo a lei, la figura mitologica della Colchide, che ha aiutato il marito nella conquista del Vello d’Oro e che, non foss’altro che anche per questo, non perdonerà mai il “fedifrago” che, a sua volta, vanta di aver assicurato un futuro prospero alla sua famiglia e alla sua prole. Ebbene lei è lui, Franco Branciaroli, che incarna il male assoluto, la mostruosità, il rancore. Sentimenti che non hanno sesso. Ed è qui la grandezza della tragedia e della sua rivisitazione in un’epoca in cui le frustrazioni di una società si scaricano sui diversi, sulle nuove generazioni Di più, la tragedia esprime l’odio di chi approda (da una terra definita barbara) a una comunità più evoluta dove i valori sono diversi, quasi diametralmente opposti a quelli concepiti. Concetti e pensieri supportati da alcuni video che riflettono diversità e contraddizioni della società di ieri e, inevitabilmente, di oggi. E Branciaroli, mezzo secolo di teatro alle spalle, esprime nella maturità tutta la forza recitativa che ne fa un attore a tutto tondo capace di farsi apprezzare anche come regista. Un feeling, va detto, da sempre con il compianto Ronconi gli è valso, in passato, ambiti riconoscimenti come miglior attore (premio Ibu nel 2000, ndr). Impareggiabili le sue performances in Romeo e Giulietta, nell’Otello e in altri copioni impegnativi a fianco di registi del Calibro di Brass e Antonioni.

In Medea “Io non interpreto una donna” sottolinea lo stesso Branciaroli ”sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile”. Come dire un…antesignano del femminismo in chiave neutrale. E questo la dice lunga sul senso della rappresentazione cui abbiamo assistito. All’altezza della situazione e degnamente a latere del protagonista Alfonso Veneroso (Giasone), Antonio Zanoletti (Creonte) e Tommaso Cardarelli (Nunzio). Un cast affiatato e convincente ma, ci si consenta, per un pubblico di nicchia che ha atteso soltanto l’epilogo per esprimere con scroscianti applausi l’apprezzamento per lavoro e teatranti. Ma, tutto sommato, non è poco.

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