Difetti sì, ma anche carattere. La Vuelle non si fascia la testa dopo essere stata rimontata a Torino

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23 ottobre 2017

PESARO – Il bicchiere mezzo pieno, ci fa raccontare che, ancora una volta, Pesaro è rimasta in partita fino al 38esimo minuto, con un americano – Little – fermo a soli due punti, con uno dei migliori giocatori di questo mese di ottobre – Monaldi – che ha fatto ancora peggio, con Omogbo che per la prima volta ha fallito la doppia doppia, con Bertone che per l’ennesima volta ha perso il duello con la guardia avversaria, con Ancellotti che ha dovuto rimanere in campo 21 minuti causa falli prematuri di Mika, una vera disdetta, perché il ragazzone dello Utah era in serata di grazia e la difesa di Torino non era mai riuscita a trovare le contromisure, con Moore, che pur segnando 21 punti, è apparso meno brillante rispetto alle prime due partite, con coach Leka che stavolta qualche errorino di gestione lo ha commesso, mettendo sul parquet un paio di quintetti con pochi punti e poco talento nelle mani, tutto questo avendo di fronte una squadra che, se non finirà nelle prime quattro, ci andrà molto vicino.

Ma tutto questo si può leggere anche in maniera negativa, con i difetti della Vuelle che cominciano a venire a galla, così come la mancanza di un quarto lungo da schierare quando Mika od Omogbo accusano qualche problema di qualsiasi natura, ma rimane una domanda che ci facciamo dal primo ottobre: come fa Pesaro a rimanere in partita, nonostante tutti questi problemi? Quattro indizi fanno una prova ed è innegabile che la VL abbia combattuto alla pari in questi 160 minuti effettivi con tutti, dilapidando magari vantaggi anche ampi, come è successo ieri pomeriggio, quando i biancorossi sono stati avanti anche di 16 punti, pur se la sensazione di poter portare a casa i due punti non l’abbiamo mai avuta, ma non abbiamo mai avuto neanche la sensazione di tornare a casa con un ventello sul groppone, gap che ai fini della classifica dirà poco, ma che racconta molto sulla voglia di lottare che possiede questo gruppo, che sarà confusionario, poco lucido ed esperto, ma che finora non è mai crollato, credendoci fino agli ultimi minuti, quelli dove vengono fuori classe ed esperienza, due qualità che forse non rientrano nel Dna di questi giocatori, ma che saranno necessarie per raggiungere la salvezza. La classe si intravede a sprazzi in Mika e Moore, con il mormone che senza strafare, sta viaggiando a 14 punti e 8 rimbalzi di media, mentre Moore, tolti i 4 con Bologna, ha messo a referto 20, 29 e 21 punti, ma a fregarli è sempre l’inesperienza, quella che fa commettere a Mika terzo e quarto fallo nel giro di un minuto e quella che ancora non consente a Moore di leggere bene tutte le situazioni, riconoscendo il momento in cui prendere in mano le redini della squadra o delegare il compito ad un compagno.

Onestamente, in una eventuale tabella salvezza compilata ad inizio stagione, era difficile sperare di raccogliere qualcosina di più in queste prime quattro partite, ma la stessa eventuale tabella, prevedrebbe a questo punto, che la Vuelle raccolga almeno due vittorie dalle prossime tre partite – Cremona e Brindisi in casa, Capo d’Orlando in trasferta – altrimenti tutti i complimenti raccolti finora servirebbero a poco, servono i punti, poche storie.

 

I PIU’ ……

 

Eric Mika: 20 punti in 20 minuti, apparentemente senza nessuna fatica, realizzando canestri che sembrano facili, solamente se non si conosce a fondo la pallacanestro, aggiungiamoci i 9 rimbalzi e la rabbia per i falli commessi prematuramente e colpevolmente, cresce in maniera esponenziale.

Marco Ceron: Parliamoci chiaro, se il capitano riuscisse a mantenere la media punti attuale (14.5), gli si potrebbero aprire anche le porte della Nazionale, perché se nel listone dei 24 di coach Sacchetti, ci sono anche Giuri, Okeke e Ricci, ci potrebbe stare benissimo anche il Ceron visto in queste prime quattro partite.

Dallas Moore: Il ventello gli viene facile, per farlo tirare meno di 15 volte a partita ci vogliono delle cause esterne, come è successo con Bologna, il talento è indiscutibile, ma il problema vero rimane la sua scarsa attitudine in fase di costruzione del gioco.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA TORINO – PESARO

Mario Little: Il meno sei in valutazione certifica la brutta serata di Little, completamente fuori partita in ambo i lato del parquet e soprattutto scordatevi, che sia in grado di giocare da numero quattro.

Pablo Bertone: Fatica come un dannato a liberarsi al tiro e quelle rare volte che gli concedono spazio, non è mai una sentenza, se poi fallisce anche tre liberi su quattro, difficile concedergli le attenuanti del caso.

Tiri da tre e tiri liberi: Segnatevi questi due numeri: 35 e 75. E’ la percentuale minima da tenere al tiro dai 6.75 e dalla lunetta, per sperare di poter portare a casa i due punti, a Torino la Vuelle è uscita dal campo col 29% da 3 e col 64% ai liberi e lo zero nella casella vittorie.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

mooreCoach Spiro Leka si rammarica giustamente per la gestione degli ultimi possessi, perché alla fine sono i particolari a fare la differenza e mentre Bertone faceva zero su due dalla lunetta e Little falliva la tripla dall’angolo del possibile meno tre, dall’altra parte saliva in cattedra Sasha Vujacic, uno che ha giocato da protagonista più di 500 partite in Nba, e lo sloveno infilava i canestri della sicurezza, dopo una partita con qualche sbavatura, ma i campioni sono così, vengono fuori al momento giusto. La Vuelle, per adesso, non ha campioni nel proprio roster, ma giovanotti di bella speranza, desiderosi di esserlo un giorno e non è un caso che nel finale, gli unici a muovere il tabellone siano stati Ceron e Moore, con una tripla a testa, perché il capitano ha l’incoscienza di prendersi sempre le sue responsabilità e Moore è quello che è meno lontano dal diventare un campione. All’appello sono mancati Bertone e Little, ovvero i due mestieranti di questa Vuelle, quelli che fanno più fatica a rendersi utili alla causa, non per poca volontà, ma per un talento cestistico inferiore al resto del gruppo, l’argentino non è mai stato un realizzatore puro e i suoi canestri arrivano in gran parte da entrate in transizione, mentre Mario deve ancora trovare il suo spazio all’interno dei giochi offensivi biancorossi, dove Moore e Ceron si prendono una media di 25 tiri a partita complessivamente, Omogbo ha la licenza di rompere gli schemi con la sua esuberanza e Mika ha il difficile compito di produrre punti in proprio, perché dei suoi 9 canestri, solo due sono arrivati grazie agli assist dei compagni, mentre gli altri sette se li è dovuti produrre in proprio, tra tiri dalla media e rimbalzi offensivi trasformati in due punti. Little non deve diventare un problema, ma un valore aggiunto per coach Leka, che dovrà essere bravo a sfruttarlo per le sue caratteristiche di tiratore, lasciando in ogni caso il pallino del gioco agli altri componenti dello starting five.

DAGLI ALTRI PARQUET

In attesa del derby di stasera tra Brescia e Varese, rimangono due squadre a punteggio pieno, con Milano che rifila il ventello d’ordinanza a Brindisi e Venezia che risolve senza troppi problemi la pratica Cremona, a quota sei, oltre a Torino, salgono Avellino, che passa con autorità a Pistoia e Bologna, che nel posticipo si sbarazza di Sassari. Cantù, tra i soliti problemi di gestione societaria, si conferma una squadra di talento superando Trento, ma il colpo di giornata lo fa Capo d’Orlando, che espugna Reggio Emilia, conquistando la sua prima vittoria stagionale, lasciando la Grissin Bon ancora a quota zero, insieme a Brindisi.

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