La Spillara di Urbino

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25 ottobre 2017

Logo Spillara UrbinoVecchio fermaglio un po’ malandato,
sorreggi le chiome a modo tuo.
Capelli lunghi, ricci sbandati, ciocche
che cadono di qua e di là.
Voglio buttarti ma poi ci ripenso,
il tuo dovere l’hai sempre fatto!
Dai su resisti, dai su ti tengo […]”
(Anna Rita Pincopallo)

In un periodo tormentato e storico come quello dello Stato Pontificio autoritario ed assolutista, dell’invasione Giacobina Napoleonica, del Regno Italico Napoleonico, della Restaurazione e del Regno d’Italia, è nata e vissuta “La Spillara di Urbino”.

Resta arduo ambientare esattamente la Fabbrica di Spille in Urbino”, che pare abbia avuto inizio verso la metà del 1600, per iniziativa di alcuni nobili urbinati, nell’attuale via Barocci dove ora è ubicato un albergo, e al cui civico risulta una incisione che riporta la data del 1618. Augusto Calzini ci riferisce che la fabbrica era importante perché già nel Settecento lavoravano oltre un centinaio di operai e si avvaleva di una smisurata protezione dovuta alla privativa (monopolio), concessa dal Pontefice con le quali solo le spille prodotte dalla Spillara di Urbino potevano essere vendute in tutto il territorio Pontificio (ovvero in quasi tutta l’Italia dell’epoca).

Ma cos’era esattamente la Spillara? I primi impresari di questa fabbrica furono Pierantoni e Collin e poi la Casa Albani e Corradi, ma è con l’invenzione di Domenico Antonio Nini che il progresso della Spillara ebbe una cabrata, in quanto si passò da una produzione artigianale ad una industriale “di una macchina oltremodo ingegnosa per siffatti lavori…”. Tale macchina era usata per la lavorazione delle spille, della testa delle spille e degli spilloni che venivano venduti, oltre che nello Stato Pontificio anche in Francia, Germania e Spagna negli anni che vanno dal 1722 al 1890. Si costruivano spille gialle in ottone, nere e di ferro, con mono o biteste in ceramica colorata o in vetro, con diciotto tipi diversi per lunghezza, diametro e colore. Si creavano spille per abiti, per acconciature, per capelli, per cappelli, da insetti, per immagini benedette, da lutto e per filanda; spille che adornavano scolli, maniche, cinture e acconciature del XVII° e XVIII° secolo.

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L’Università degli Studi di Urbino ebbe a dire, a proposito della macchina di “Nini”: “In particolare l’invenzione di dispositivi di ingegneria meccanica di Domenico Antonio Nini ha avviato una piccola industria per la produzione di perni in ottone che divennero poi famosi in tutta Europa e fu un’importante fonte di reddito per Urbino dal XVIII agli inizi del XIX secolo”.

La Spillara di UrbinoAll’epoca assicurò l’occupazione ed il mantenimento di quattrocento donzelle, tolte dalle insidie e dagli occhi dell’iniquità. Oltre al lavoro diretto c’era l’indotto come ci ricordano i contratti con i falegnami, fabbri, vetrai, calzolai e carrettieri o vetturali per il trasporto del prodotto finito […]. Il Nini, artigiano geniale di quella scuola scientifico-matematica urbinate, fu l’inventore di un ordigno per costruire la testa delle spille […].

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E’ stato accertato che una sola persona riusciva, in un solo giorno, a tagliare ben 1.382.000 teste di spille di una dimensione media, che corrispondeva a 80 libbre circa di filo di canutiglia (strisciolina attorcigliata d’oro o d’argento per ricamo).

Purtroppo, con l’ascesa del Regno d’Italia, la geografia dello Stato Italiano e la programmazione della vita nazionale si erano radicalmente modificati. Urbino, che era stata al centro dell’universo pontificio, si trovò da subito ignorata e senza più alcun rapporto con altri Stati, senza più vie di comunicazione e in una situazione difficile anche dal punto vista economico per le fabbriche esistenti. La Spillara avrebbe dovuto adeguarsi alle nuove idee liberali, predisporre una nuova rete commerciale e fare un piano, si direbbe oggi, di marketing cambiando mentalità e adeguandosi alle nuove concezioni industriali.

Cosa che purtroppo non fece.

La macchina di “Nini” ha acconsentito e agevolato la produzione su scala industriale quando in ogni luogo, in Italia e all’estero, si usava lavorare artigianalmente e con una produttività non competitiva. E’ stata un’industria che ha saputo creare, innovare, produrre e commercializzare, grazie anche alle privative dei Papi che l’hanno sempre protetta per quasi tre secoli. Nini, nel 1750, fu chiamato anche a Madrid per trasformare alcune fabbriche di spille a somiglianza della nostra; ma tutto ciò non portò ad alcun risultato per varie complicanze. “Il mirabile congegno”, di cui nessuno ne venne mai a conoscenza restò un segreto che il suo inventore si portò appresso fino alla morte. E tale rimase.

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