Coi suoi pregi e i suoi difetti, quella vincente su Brindisi è stata la miglior Vuelle possibile

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13 novembre 2017

mika con brindisiPESARO – La Vuelle vista ieri pomeriggio contro Brindisi è forse la migliore versione che i suoi tifosi possono sperare di “ammirare” nell’immediato futuro. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. I pregi si possono riassumere in due nomi: Dallas Moore e Eric Mika, due veri giocatori di pallacanestro, magari ancora lontani dal diventare dei campioni, ma sicuramente due atleti che sanno cosa fare col pallone tra le mani e il pallone ieri, l’hanno avuto parecchio, se è vero che Moore si è preso 18 tiri e Mika 15, numeri che possono sembrare eccessivi, ma che rispecchiano il modo in cui deve giocare questa Vuelle, il problema è che Moore, essendo il play, la palla c’è l’ha spesso e volentieri, mentre a Mika gli deve arrivare coi tempi giusti per essere decisivo e, nel secondo tempo, coach Leka ed il suo staff l’hanno capito, appoggiando il gioco sul ragazzone dello Utah, ed in parte, anche su Omogbo, che per il suo stile di gioco è più difficile da servire, mentre, nell’esecuzione del pick and roll, Mika riesce a coprire al meglio le linee di passaggio, anche se poi rischia di rovinare il tutto, con quegli appoggi troppo morbidi, che non convincono la terna arbitrale a fischiargli un fallo a favore.

Il bisogno aguzza l’ingegno, ma non ci vuole un genio per capire, che con una rotazione ridotta a soli sette uomini, i giocatori migliori devono rimanere sul parquet il più possibile e si spiegano così i 40 minuti filati di Moore e i 39 e mezzo di Omogbo, con Dallas che ha chiesto di non essere sostituito, gesto apprezzabile, da parte di un ragazzo che vuole e deve diventare il leader di questa Vuelle, mentre sul nigeriano, a fine campionato, si potrebbe scrivere un libro, soprattutto se riuscisse a diventare un “collega” di Moore e Mika, ovvero un giocatore di basket, cosa che in questo momento non fa parte del suo bagaglio tecnico, anche se è difficile parlare male di lui, con quella voglia da ragazzino di minibasket, di inseguire ogni pallone che passa dalle sue parti, “qualità” che gli consente di essere il miglior rimbalzista del campionato, ma che ti permette di rispondere sempre, alla domanda: ma chi doveva marcarlo questo qui, che tira sempre libero piedi per terra? La risposta è facile, facile: Omogbo.

E continuando a parlare dei difetti di questa Vuelle, ne dobbiamo segnalare almeno un paio: il primo è la mancanza di un’alternativa alla difesa individuale e, dopo sette giornate, non essere ancora in grado di schierare una zona per qualche minuto, non è proprio l’ideale, anche se capiamo, che non è facile farlo entrare in testa a qualche giocatore. Il secondo difetto, da risolvere al più presto, ha un nome e cognome, quel Diego Monaldi su cui ancora nutriamo fiducia, ma che nelle ultime tre partite non ci è piaciuto per niente, né al tiro, ma su questo potremmo anche sorvolare, né in cabina di regia e qui siamo meno permissivi, perché il ragazzo ciociaro ha la necessaria intelligenza tattica per prendere in mano i compagni per una decina di minuti almeno, liberando parzialmente Moore dal compito, per poterlo sfruttare meglio nello spot di guardia e non è casuale che nelle ultime tre partite, Moore abbia un misero 1 su 15 da tre, dopo aver iniziato il campionato, con una media vicina al 35%.

Immagine-8819Quella con Brindisi, era l’ultima di un trittico che la Vuelle doveva sfruttare il più possibile, ma purtroppo ne ha vinta solamente una e il calendario, se ancora non si fa impossibile, comincia a farsi complicato, con la trasferta di Trento tra sette giorni e il match casalingo con Varese del 3 dicembre, dopo la pausa per la Nazionale, due partite ancora alla portata della VL, a patto che riesca a far prevalere i suoi pregi, rispetto ai difetti, in un campionato dove le sorprese sono all’ordine del giorno e, che continua a scivolare lentamente verso la mediocrità, cosa che alla Vuelle fa certamente comodo, perché se la mettiamo sul talento puro, non saranno tante le possibilità di muovere una classifica, che, dopo sette giornate, vede Pesaro con gli stessi punti dell’anno scorso, in un girone d’andata, che coach Bucchi riuscì a chiudere con 10 punti all’attivo, ci riuscirà coach Spiro Leka?

 

I PIU’ ……

Dallas Moore: 40 minuti filati sul parquet per Dallas, durante i quali, pur con le inevitabili pause, trova il modo di segnare 23 punti, compresi i liberi decisivi dell’ultimo minuto.

Eric Mika: Nel primo tempo è completamente fuori dai giochi e fa poco e niente per rendersi utile, ma nella ripresa è decisivo, sia in fase offensiva, che difensiva, con quei due falli in attacco fischiati a Lalanne, sui blocchi, che hanno tolto il pivot brindisino dal match.

Pablo Bertone: Dopo averlo criticato per tante partite è giusto sottolineare la buona partita giocata dall’argentino, ancora lontano dall’essere un fattore, ma comunque utile alla causa, anche se sappiamo che le altre 15 formazioni, in quel ruolo, hanno delle guardie con molti più punti nelle mani.

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – BRINDISI:

Tiro da tre: Ancora una serataccia dal perimetro per Pesaro, con appena cinque triple a segno su venti tentativi, anche se nella ripresa, si è giustamente scelto di privilegiare il gioco dentro l’area.

Marco Ceron: I due falli commessi sul tiro da tre brindisino, non sono stati proprio il massimo dell’intelligenza tattica, la crescita definitiva del capitano passa, più che sulla percentuale da tre, sull’astenersi dal commettere sciocchezze ampiamente evitabili.

Primo tempo: Pesaro gioca un primo tempo da cinque in pagella, con troppi errori al tiro e dalla lunetta e una generale sensazione di non essere ancora collegata al match.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Entro domani, Guido Rosselli farà sapere la sua decisione, con almeno sette/otto squadre interessate a lui, anche se alla fine, in lizza sono rimaste Pesaro e Reggio Emilia in serie A e la Fortitudo Bologna in serie A2, l’ex capitano della Virtus, dovrà decidere se provare a rimanere nella massima serie, dove difficilmente sposterà gli equilibri, o essere ancora protagonista nella serie cadetta, dato che solo l’anno scorso era stato eletto miglior giocatore italiano della categoria. Guardandola dal punto di vista della Vuelle, è chiaro che sul piatto, non può mettere la stessa offerta delle altre squadre e per farlo indossare la canotta biancorossa, dovrà far leva sul minutaggio a sua disposizione, dato che sarebbe di fatto, il numero tre titolare e Pesaro, col suo minutaggio, potrebbe ambire al terzo posto nella speciale classifica dell’utilizzo degli italiani, dato che i primi due sono già virtualmente assegnati alla Brescia dei fratelli Vitali e alla Virtus dei fratelli Gentile e Aradori. Un rapido riassunto del regolamento: partecipano al premio, le squadre che per tutta la stagione, manterranno l’assetto del 5+5, attualmente sono sei (Bologna, Pesaro, Brescia, Pistoia, Cantù e Cremona) e la Vuelle è al sesto posto. L’anno scorso il montepremi da dividere è stato di circa 850.000 euro, il 50% alla prima, il 25% alla seconda, il 15% alla terza, mentre il restante 10% è da dividere tra le rimanenti.

Spiro LekaTraducendo in soldoni, se Pesaro salirà al terzo posto, guadagnerebbe circa 130.000 euro, ma se non ci riuscisse, raccoglierebbe solo briciole (20.000). Così ci chiediamo, vale la pena rischiare? Rosselli alla Virtus, prendeva 15.000 euro lordi al mese e, per essere ottimisti, l’operazione alla Vuelle potrebbe costare circa 70-80mila euro, che rientrerebbero solamente se tutto andasse bene, senza lo zampino della sfortuna (leggi infortuni) e senza colpi di mercato altrui, come potrebbe essere quello di Burns, che Cantù potrebbe cedere per coprire i buchi del suo bilancio ad una formazione che vedrebbe salire vertiginosamente il minutaggio della casella italiani. E se l’acquisto di Rosselli, rimanesse l’unica mossa di mercato in casa Vuelle, sarebbe sufficiente? Ne sapremo di più nelle prossime ore, con l’ipotesi che se Rosselli finisse a Reggio Emilia, la Grissin Bon potrebbe cedere in prestito il 23enne Niccolò De Vico, inseguito senza successo da Pesaro in estate, operazione certamente più economica per le casse biancorosse e che lascerebbe la strada aperta ad un eventuale cambio nel reparto stranieri, ipotesi da verificare quando rientrerà Little dall’infortunio. L’unica certezza è che ormai sono ridotte al lumicino le speranze di poter ingaggiare un suo sostituto, dato che Little dovrebbe saltare al massimo altre tre partite (Trento, Varese e Pistoia) e trovare un giocatore straniero valido, disposto a venire a Pesaro alle nostre condizioni, risulta complicato.

DAGLI ALTRI PARQUET

Continua l’imbattibilità di Brescia, che espugna Bologna grazie al buzzer beater di Luca Vitali, a quota 12 salgono Torino, che si conferma una big, dopo la vittoria ottenuta ai danni di Cremona, Milano, che espugna con autorità il parquet di Trento e Venezia, brava a passare, dopo un supplementare, sul campo di Cantù. Al quinto posto solitario si posiziona Avellino, che nel match di mezzogiorno, aveva superato con qualche patema Varese, mentre Reggio Emilia lascia quota zero, battendo Pistoia con un’inusuale 90-42, anche se la vera sorpresa di giornata, arriva da Sassari, con Capo d’Orlando sempre in testa nei quaranta minuti, sconfitta che ha portato alle dimissioni di coach Pasquini, rifiutate dalla società, mentre sembra a rischio anche il posto di coach Ramagli a Bologna, con la Virtus che non si può accontentare di avere solo due punti in più della Vuelle.

 

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