Operai sottopagati sfruttati con turni massacranti, vessazioni e dimissioni forzate. Arrestato imprenditore pesarese del settore infissi

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16 novembre 2017

Carabinieri

Carabinieri in azione

PESARO – A conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura di Pesaro, nella mattinata di ieri militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino e   del  Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Pesaro hanno eseguito un’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del locale Tribunale nei confronti di imprenditore pesarese operante nel settore di manutenzione, lavorazione e fabbricazione di infissi, responsabile del delitto di  intermediazione e sfruttamento di manodopera. Violazione introdotta dalla recente legislazione sul lavoro con la modifica dell’art. 603-bis C.P.

L’attività d’indagine ha interessato il periodo Luglio 2015 – Settembre 2017 e ha ricostruito un  preciso quadro probatorio  che dimostra la condotta di reiterato sfruttamento dei lavoratori con atteggiamenti ripetuti nel tempo di minacce continue, dimissioni forzate, turni di lavoro massacranti, straordinari non pagati e non riconosciuti, insulti e sopraffazioni continue.

È  un vero e proprio sistema di sfruttamento quello scoperto dai Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro e del Nucleo Operativo della Compagnia di Pesaro, che hanno evidenziato nel corso di indagini durate diversi mesi le drammatiche condizioni di lavoro  degli operai impiegati in una azienda pesarese del settore serramenti e infissi.

Le incessanti indagini e la sequenza degli accessi ispettivi hanno permesso di accertare che il datore di lavoro non ha mai interrotto in alcun modo la sua condotta vessatoria nei confronti dei lavoratori, caratterizzata dallo sfruttamento degli stessi mediante l’approfittarsi dello stato di bisogno o di necessità, sottoponendoli a violenze verbali e intimidazioni.

Emerge dagli elementi raccolti l’esecuzione da parte di tutti lavoratori di turni di lavoro massacranti (anche oltre le 10/12 ore), in cambio di una retribuzione del tutto sproporzionata e palesemente difforme rispetto alle ore di lavoro effettivamente prestate o previste dai contratti di riferimento, in violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, della sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro, con l’utilizzo di  metodi di sorveglianza degradanti.

L’attività dimostrava altresì il chiaro intento del datore di lavoro di sfruttare i lavoratori dipendenti, obbligandoli ad accettare un misero compenso dietro la minaccia di ritorsioni ed assumendo un atteggiamento vessatorio e dittatoriale che costringeva i lavoratori recalcitranti a dimettersi, con il chiaro fine di procurarsi il profitto con altrui danno corrispondente al beneficio di non incorrere nelle sanzioni previste dalla normativa vigente in materia di licenziamenti.

Oltre una ventina le posizioni lavorative controllate, di cui alcuni italiani altri stranieri richiedenti asilo, di cui 11 “in nero”, e ben 13 irregolari dal punto di vista contrattuale e contributivo, con un profitto indebitamente conseguito dall’indagato pari a circa euro 350.000, consistenti nel risparmio delle retribuzioni effettivamente dovute ai dipendenti, da sommarsi  all’evasione contributiva di rilevante importanza, attestabile intorno ai 150.000 euro.

 

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