Due regali da sportivi: l’orologio della VL, il libro di Kareem Abdul-Jabbar

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11 dicembre 2017

PESARO – Un consiglio per gli appassionati di sport. Anzi due. Per le imminenti festività casalinghe, regalate/vi un oggetto legato allo sport. Nel caso alla pallacanestro.

Anzi, due consigli e altrettanti regali.

In verità, l’oggetto è uno solo, un orologio, perché l’altro è un libro, che tutto può essere considerato meno che un oggetto.

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Partiamo dal primo regalo, dall’oggetto: è un orologio, quello della Victoria Libertas, la V L, anzi la nostra Vuelle.

Realizzato in collaborazione con Timex, la nota azienda statunitense, è un orologio con cassa di 40 mm, quadrante bianco impreziosito dal logo VL, con indigloo (tecnologia Timex che consente di illuminare in maniera uniforme l’intero quadrante anche in condizioni di scarsa visibilità), che sarà venduto grazie alla collaborazione con la gioielleria Bartorelli, rivenditore ufficiale sul territorio.

Nel quadrante spicca il logo della Victoria Libertas, accompagnato dalla scritta Pallacanestro Pesaro.

E’ un bell’orologio, con un eccellente rapporto qualità prezzo (70 euro) e consentirà – ogni qual volta guarderemo l’ora – di ricordare chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.

Un bell’oggetto, che però non ci porterà indietro nel tempo, agli anni gloriosi degli scudetti. Pazienza. Guarderemo avanti, consapevoli che la VL tutela la storia che appartiene a Pesaro, a chi ama il basket.

Kareem

Se si ama il basket, non si può non avere nella libreria, sul comodino, un libro che tutti i veri appassionati, non solo di pallacanestro, dovrebbero leggere.

Coach Woden and me, è il titolo del libro con cui Kareem Abdul-Jabbar racconta il suo rapporto con John Wooden, mitico allenatore di Ucla, University of California at Los Angeles. Un’università cara ai pesaresi visto che è lì che ha studiato e giocato Darren Daye, uno dei giocatori più amati dalla tifoseria biancorossa.

Kareem, uno dei più famosi giocatori della Nba, un campione fin dagli anni del college, quando vinse tre titoli Ncaa, il campionato universitario. Nella Nba, addirittura 6 titoli: 1 nei Milwaukee Bucks, 5 con i Lakers.

Kareem e tanti altri hanno avuto la fortuna di essere allenati da John Wooden. Il campione racconta la vita insieme, perché il rapporto tra i due non si è fermato ai quattro anni nel college di Westwood.

Il coach è stato un maestro di vita per il ragazzo arrivato da Harlem, New York, altissimo, magrissimo, con i capelli da afro e con un nome che presto avrebbe abbandonato: Lew Alcindor.

“Io ero Lew Alcindor, diciottenne nero di New York. Ero tutto metropolitane veloci, hot jazz e diritti civili. Lui era John Wooden, cinquantacinquenne bianco di una cittadina dell’Indiana. Era tutto trattori, big band e morale cristiana. Eravamo una coppia da sit-com e la nostra storia stava per cominciare”.

Nelle storie raccontate da Kareem compaiono anche personaggi legati alla storia della Vuelle, da Norm Nixon, che giocò a Pesaro l’ultima parte della stagione 1988/89, quella passata alla storia per la monetina di Meneghin che privò la VL Scavolini del secondo scudetto consecutivo, e Bill Walton, il grande rosso, a sua volta pivot di Ucla, amico di Don Casey, allenatore pesarese nei primi mesi della stagione 1984/85. Bill Walton era a Parigi in occasione delle Final Four di Coppa dei Campioni (Parigi 1991) e avemmo occasione di intervistarlo. Oggi, suo figlio Luke è l’allenatore dei Lakers.

Non ricordiamo il “gancio cielo” di Kareem, non aggiungiamo di più, ma vogliamo concludere l’invito a leggere il suo libero con alcune sue parole:

“Per un po’, il mio gioco preferito fu il baseball. A tredici anni ero 203 centimetri e lanciavo la palla a più di 140 chilometri orari. La velocità non mi mancava, ma non avevo alcun controllo e, cosa più importante, nessuno che mi allenasse. Ho sempre pensato che avrei potuto giocare in Major League se solo fossi riuscito a risolvere quel problema di controllo. Mi risultava difficile fare passare con regolarità la palla sopra il piatto. Con la pallacanestro era tutto più semplice. Restai affascinato dal basket a otto anni, quando vidi il film Go, Man, Go!, che raccontava la storia degli Harlem Globetrotters. Nel film c’era una scena nella quale il grande Marques Haynes superava palleggiando chi gli bloccava il passaggio in uno stretto corridoio. Lo vidi e pensai: Wow, la pallacanestro è uno sport fantastico. Magari è quello giusto per me”. Il vostro giudizio?

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