Vuelle, sconfitta al fotofinish, ma sconfitta figlia di vecchi difetti

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11 dicembre 2017

Vuelle-Varese-00015PESARO – Magari speri di averla fatta franca, ma ci sono delle cose che prima o poi arrivano: la multa per essere passato troppo veloce davanti all’autovelox, una sanzione per aver pagato in ritardo quella tassa dei rifiuti lasciata in un cassetto e la rimonta nell’ultimo quarto ai danni della tua Vuelle. Non c’è niente da fare, solo sperare che l’avversaria di turno sia più distratta di te, ma purtroppo questo non avviene quasi mai e per trovare una partita in cui Pesaro ha vinto, giocando in relax gli ultimi minuti, bisogna andare molto indietro nel tempo, insomma cambiano gli allenatori, cambiano i giocatori, ma il leitmotiv resta sempre lo stesso, poco importa se al 25’ avevi messo da parte un gruzzoletto, con un vantaggio anche in doppia cifra, alla fine sai di dovertela giocare all’ultimo pallone e non sempre gli dei del basket accolgono la preghiera lanciata ad una mano contro il tabellone.

Ma perché accade? Semplicemente perché le ultime versioni della Vuelle sono state costruite nella stessa maniera, con non più di otto uomini da ruotare e tre “stelle” o presunte tali, che devono per forza rimanere in campo il più possibile e se la classifica dei giocatori con più minutaggio portasse punti, la VL sarebbe salva con giornate d’anticipo, non è casuale infatti che Dallas Moore e Omogbo occupino le prime due posizioni, come avevano fatto prima di loro, i vari Anosike, Trasolini, Turner, Ross, Thornton e Christon, ma c’è sempre il rovescio della medaglia, ovvero che non puoi pretendere che ragazzi pur giovani, e nel pieno possesso delle loro qualità fisiche, mantengano alta la concentrazione per tutti e 40 i minuti e, se il talento offensivo, gli consente di cavarsela a livello di punti segnati, il “riposino” avviene in fase difensiva, dove spesso arrivano quel mezzo secondo in ritardo sull’avversario, in coincidenza col break negativo che puntualmente riporta in partita la contendente di turno. E’ successo anche a Pistoia, quando all’inizio del quarto periodo, la The Flexx è rientrata in un amen dal meno nove di fine terzo quarto, con coach Leka che non è riuscito a leggere in tempo la situazione, lasciando i suoi a difendere a zona, ritardando a chiamare timeout e quando l’ha fatto, l’inerzia era già passata dalla parte dei toscani, bravi a piazzare quel break di 15 a 1, che ha di fatto deciso il match, anche se poi la Vuelle ha avuto il merito di rientrare in partita, una volta ritrovata un po’ d’intensità in difesa, arrivando a giocarsi la vittoria negli ultimi minuti, che è giusto andare ad analizzare.

Sull’84 a 83 per Pistoia, Dallas Moore è uscito vincente dalla lotta a rimbalzo dopo l’errore dell’omonimo pistoiese, lanciando in contropiede Kuksiks, che ha dato un’occhiata alla situazione, ha visto che davanti a lui c’erano Mika e Bertone pronti a conquistare l’eventuale rimbalzo offensivo e, arrestandosi sulla sua mattonella, ha scoccato la tripla del possibile più due, purtroppo sbagliandola, ma dal punto vista tattico non ce la sentiamo di gettargli la croce addosso, perché il lettone è il miglior tiratore della squadra, non è un mostro di velocità e difficilmente avrebbe battuto in uno contro uno il suo avversario, dopo l’errore di Kuksiks, Pesaro ha cercato per due volte di fare fallo tattico a metà campo, per mandare in lunetta Pistoia, ma gli arbitri hanno concesso la regola del vantaggio, che nel basket non esiste, anche se l’alternativa era che fischiassero un antisportivo, situazione che andrebbe regolarizzata meglio, per evitare che nel finale, ci siano due pesi e due misure. La conseguenza è stata l’alley-oop di Bond, che solo soletto ha schiacciato l’86 a 83, lasciando in ogni caso alla Vuelle una decina di secondi, per organizzare al meglio l’ultima azione, che coach Leka disegnava naturalmente per Dallas Moore, che aveva il compito di rimettere il pallone in gioco, servire Mika in post alto, per poi farsi ridare la palla e scoccare la tripla del possibile pareggio, prima del fallo tattico dei pistoiesi, ma il ragazzone dello Utah si è lasciato prendere dalla frenesia, consegnando il pallone direttamente nelle mani dei toscani, che hanno dovuto solo far trascorrere il tempo per portare a casa un’importantissima vittoria, mentre Pesaro incassa una dolorosa sconfitta e si appresta ad iniziare domenica prossima contro Avellino, un ciclo terribile di partite, che diranno molto sulle possibilità di poter raggiungere l’agognata salvezza.

 

I PIU’ ……

Pablo Bertone: L’argentino è in netta crescita, soprattutto di fiducia, molto più coinvolto nei giochi e bravo a trovare i suoi canestri, quelli leggermente fuori dagli schemi, non sarà al livello delle migliori guardie americane del campionato, ma nell’eventuale ballottaggio con Mario Little, ci sembra lui il favorito per rimanere.

Rihard Kukskis: Della sua tripla fallita nell’ultimo minuto, ne abbiamo già parlato e se fosse entrata, gli avremmo consegnato la palma del migliore in campo, perché fino a quel punto, era stato lucidissimo, segnando 13 punti in 20 minuti, compreso un paio di arresti e tiro dai cinque metri di difficile lettura per gli avversari, naturalmente rimangono i problemi quando si avventura dentro l’area colorata e difficilmente catturerà più di 2-3 rimbalzi a partita, ma anche lui, nell’eventuale ballottaggio con Mario Little, ci sembra il favorito.

Primo tempo: Come contro Varese, la Vuelle gioca un bel primo tempo, segnando 52 punti, sorretta dal 7 su 11 da tre e trascinata da un Monaldi finalmente in versione regista, ma purtroppo la coperta è spesso corta e nel secondo periodo le cose si ribaltano.

 

…… E I MENO DELLA SFIDA PISTOIA – PESARO

Tiri Liberi: 14 su 23, dei cinque giocatori presentatisi in lunetta, nessuno è stato esente da errore, neanche Kuksiks, urge migliorare la percentuale per avere qualche speranza di portare a casa la vittoria.

Rimbalzi: 34 a 26 per Pistoia, a mancare all’appello, il solito contributo di Eric Mika, fermo ad un solo rimbalzo conquistato e per il suo stile di gioco, la Vuelle deve essere più produttiva sotto i tabelloni, soprattutto quello offensivo, dove i soli 4 rimbalzi catturati, rappresentano il minimo stagionale.

Spiro Leka: E’ rimasto impassibile ad inizio dell’ultimo quarto, assistendo alla rimonta dei pistoiesi, senza chiamare timeout, subendo poi quel parziale di 15 a 1 che ha ribaltato completamente l’inerzia della partita e nel finale concitato, ci sarebbe piaciuto vedere in campo il positivo Monaldi del primo tempo.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Si può dare di più, cantavano ormai una trentina di anni fa, un trio di cantanti italiani famosi, ma se si parla d’impegno, non si può negare che questa versione della Vuelle, sia composta da ragazzi, magari non baciati in fronte dal talento, ma che danno quasi sempre il loro massimo, un esempio per tutti, quello di Andrea Ancellotti, un giocatore che se guardi le sole statistiche, non meriterebbe quasi mai la sufficienza, ma che invece è un punto fermo di questa squadra, soprattutto per la capacità di parlare coi compagni, sia in panchina, che in campo, quando è lui a dirigere il traffico, richiamando all’ordine i vari Omogbo e Bertone che spesso non sono posizionati al loro posto. Purtroppo, quello che rimane impresso nella memoria, sono quegli errori da mezzo metro, frutto della mancanza dell’esplosività fisica, ma si può migliorare anche in questo, lavorando ogni giorno in palestra per rafforzare fisico e mente. La decima giornata ci ha consegnato una classifica cortissima, dove teoricamente, tutte e 16 le formazioni sono ancora in lotta per un posto alle Final Eight, ma guardandola dal punto di vista della Vuelle, si deve rimarcare come la sola Brindisi le sia rimasta dietro, con Reggio Emilia che è pronta a spiccare il volo verso la parte sinistra della classifica e le sei formazioni a quota otto punti, che pensano più alla Coppa Italia che alla retrocessione, salvezza che deve rimanere l’unico e solo obiettivo di Pesaro, attesa nelle prossime otto partite, dalle prime sette in classifica, con la sola Reggio Emilia che per ora non ne fa parte, ma per fine gennaio, le cose dovrebbero essere migliorate per la Grissin Bon, poi può succedere di tutto, con gli infortuni che avranno il loro peso, basti pensare a come sarebbero andate le cose se Pistoia non avesse recuperato in extremis Tyrus McGee, o se la Vuelle avesse incrociato sabato, la Sidigas Avellino vista a Cremona, con tanti giocatori non al massimo per vari problemi fisici, che siamo sicuri saranno risolti domenica prossima quando si presenteranno all’Adriatic Arena. Girare l’andata a quota 10 punti sembra ormai un miraggio, ma le distrazioni delle big possono dare una mano, a patto che la Vuelle si faccia trovare provare pronta alla minima occasione e riesca a gestire in maniera differente da Pistoia, quei finali punto a punto, dove a fare la differenza è la velocità d’esecuzione, sia in panchina, che sul parquet.

DAGLI ALTRI PARQUET

Giornata particolare, dove cadono tutte e quattro le prime, accorciando così una classifica, che vede ben sei squadre appaiate a quota 8 punti. Finisce l’imbattibilità di Brescia, superata in casa da Sassari grazie ad un libero di Bamforth, ma la Germani mantiene quattro punti di vantaggio sulle inseguitrici, con Venezia che si lascia sorprendere a domicilio da una Reggio Emilia in piena crescita, con Avellino che non è mai stata in partita a Cremona, dove ha debuttato con 15 punti all’attivo Simone Fontecchio, sogno estivo inseguito vanamente dalla Vuelle e con Milano che riesce a segnare solo 59 punti a Torino e viene appaiata a quota 14 punti dalla stessa Fiat. Cantù si conferma squadra da quartieri alti, superando una Virtus Bologna poco convincente, mentre fanno un’importante passo avanti verso la salvezza Trento, che sbanca Brindisi, lasciando i pugliesi all’ultimo posto solitario e Varese, che rifila 24 punti a Capo d’Orlando.

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