Speciale Cultura: il significato vero (o presunto) della bandiera sarda

bandiera sardegnaLa Sardegna è una regione molto antica dal punto di vista geologico. La sua storia, infatti, inizia circa 29 milioni di anni fa, dove una grande porzione di terra si stacca dalle coste, ora francesi e spagnole, e si spinge nella parte di mare che oggi chiamiamo Mediterraneo. Durante la glaciazione di Riss (200.000-150.000 a.C.) si verificò il fenomeno dell’abbassamento delle acque, grazie al quale alcuni “cordoni” di terra emersa consentirono agli uomini di arrivare sull’isola.

E in effetti la prima civiltà di cui esistono tracce ben precise risale tra il 3300 e il 2480 a.C., ed è la cosiddetta cultura di Ozieri che prende il nome dalla località dove sono state rinvenute le prime testimonianze. Tra il X e l’VIII secolo, le coste della Sardegna furono però spesso approdo per i navigatori fenici, che vi si insediarono, inserendo l’isola all’interno del circuito commerciale mediterraneo. Le posizioni fenicie vennero successivamente ereditate da Cartagine, interessata alla Sardegna sia per i ricchi giacimenti minerari che per la fondamentale posizione strategica, posta al centro delle rotte tra Spagna, Italia, Gallia e Africa settentrionale, e fra il VI e il III secolo a.C., la città punica assorbì l’isola facendone una vera colonia cartaginese.

Dopo le peripezie dovute ai vari insediamenti da parte dei romani con Gracco e Traiano e al crollo dell’Impero romano, l’isola si trovò in balìa di frequenti invasioni, razzie e incursioni barbare. Ma a partire dal VII d.C., l’avanzata araba nel Mediterraneo lasciò nel completo isolamento la Sardegna, che si trovò, nell’815, a chiedere protezione e sostegno contro le pressioni musulmane al re dei Franchi Ludovico il Pio. Ma è dopo il 1000 che le repubbliche marinare di Genova e Pisa, su richiesta di Papa Benedetto VIII, inviarono una flotta per combattere gli arabi dalle coste sarde e, dopo averli vinti, si imposero politicamente e culturalmente. Successivamente, in seguito al matrimonio tra il giudice Barisone e la nobile catalana Agalbursa di Bas (1157), la Sardegna entrò a fare parte del governo aragonese, e nel 1294 il papa Bonifacio VIII firmò il passaggio a Giacomo II d’Aragona del Regnum Sardiniae et Corsicae, che diede l’avvio a una campagna espansionistica spagnola e all’assoggettamento militare dell’isola.

Pietro I D'Aragona

Pietro I D’Aragona

A questo punto viene lecito chiedersi: ma quando nacque lo Stemma simbolo ufficiale del vessillo della regione Sardegna? Presto detto, ma esistono diverse versioni. Qui ci affidiamo alla leggenda, sia di marca spagnola che autoctona, in quanto l’invenzione dell’emblema sarebbe da attribuire al re spagnolo Pietro I d’Aragona che l’avrebbe adottato per celebrare la vittoria sui mori (musulmani) ad Alcoraz, nel 1096, vicino Huesca (Aragona).

san giorgio

San Giorgio

Una vittoria che sarebbe stata favorita dall’intervento di San Giorgio, vestito di bianco con una croce rossa sul petto che mozzò le teste di quattro sovrani musulmani con il turbante sulla fronte (ma anche l’allegoria di quattro importanti vittorie conseguite dagli aragonesi in Spagna, e precisamente a SaragozzaValenciaMurcia e alle Baleari). E si creò il logo con lo scudo bianco solcato da una croce rossa: negli angoli le teste di quattro re arabi sconfitti, ritrovate sul campo di battaglia, cinte da turbanti tempestati di gemme.

 

Altri, di origine sarda, fanno risalire la comparsa dei mori su un vessillo con la croce rossa, consegnato da papa Benedetto VIII, nel 1017, ai Pisani esortandoli ad aiutare i sardi a combattere contro il terribile re saraceno al-Muwafaqq, noto come Museto. Costoro, i sardi, collocarono le quattro teste dei mori, perché le avrebbero trovate nel campo di battaglia, sempre circondate da turbanti e tempestate di gemme.

Re saraceno noto come Museto

Re saraceno noto come Museto

Ma un’altra variante, invece, ne attribuisce il merito a Berengario IV, conte di Barcellona e marito di Petronilla d’Aragona, nonché primo re catalano-aragonese, che avrebbe creato il simbolo, intorno al 1140, a seguito di una sua vittoria sui mori che dominavano quattro province della Catalogna. In realtà, la più antica attestazione dell’emblema risale al 1281 ed è costituita da un sigillo della cancelleria reale di Pietro III d’Aragona, detto Il Grande.

Berengario IV

Berengario IV

Pietro III d'Aragona detto il Grande

Pietro III d’Aragona detto il Grande

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma fu soltanto nella seconda metà del XIV secolo che i quattro mori comparvero per la prima volta legati alla Sardegna, come simbolo della lotta contro le forze islamiche, dove fu sovrapposta la croce rossa della tradizionale bandiera propria dell’isola di Sardegna, introdotta per la prima volta nel 1297 da Giacomo II di Aragona, detto il Giusto, simbolizzandone così il regno all’interno della confederazione della Corona d’Aragona, soggetta alla sua giurisdizione dal 1134 al 1715.

Giacomo II d'Aragona detto Il Giusto

Giacomo II d’Aragona detto Il Giusto

Ma, ancora è con Eleonora d’Arborea (1347-1404) , donna risoluta e determinata a salvaguardare le sue terre dall’invasione straniera, (rimasta emblema della forza delle donne e dei valori di questa terra), che per il popolo sardo questa bandiera ha un significato ben più antico, precedente alla dominazione aragonese. Il gonfalone in realtà rappresenta i quattro giudicati (Torres, Gallura, Arborea e Cagliari), piccoli stati indipendenti che tra il IX e il XV secolo governarono la Sardegna in maniera del tutto autonoma e difesero tenacemente la loro isola dalle persistenti occupazioni dei mori.

Eleonora d'Arborea

Eleonora d’Arborea

Ed Eleonora dimostrò, con la sua dignità di governante, il proposito di uscire dal Medioevo puntando anche sulla liberazione dei servi, i li(b)eros, e di voler impiegare alla propria lotta quella fondata dai suoi concittadini, e con l’aggiornamento della Carta de Logu (1392),a suo tempo emanata dal padre e modificata dal fratello, diede un ordine stabile e durevole agli ordinamenti e agli istituti giuridici del regno. La Carta de Logu, fu la tipica forma che assunse la manifestazione del potere legislativo dei giudici sardi, dove Carta era analogo di statuto e Logu designava l’intero territorio giudicale o una sezione di esso, scritta in sardo volgare e nella forma arborense della lingua sarda, in modo che tutti potessero interamente comprenderla.

Ma c’è ancora più di un mistero da risolvere.

Per quale motivo i mori ora vengono rappresentati guardando a destra ed ora a sinistra? E perché hanno la benda sulla fronte oppure sugli occhi?

Durante i secoli essi furono ritratti in diverse maniere: senza benda, con la benda sugli occhi o sulla fronte, voltati a destra o a sinistra, senza mori, a colori capovolti, e per tutto il periodo delle monarchie spagnole viene considerato originale il disegno della benda sulla fronte.

badMentre possiamo guardare attentamente l’immagine di quella che risale alla metà del Settecento, e destinata a conservarsi, dei mori con le teste volte a sinistra (verso la Spagna) e le bende calate sugli occhi, come in malafede i piemontesi alludevano al popolo sardo e qui di seguito riprodotto.

bkfabj

 

Oggi, invece, la Sardegna ha una propria bandiera ben definita (con la legge regionale del 15 aprile 1999, n° 10), dove i Quattro Mori (Is Cuatru Morus), a differenza dell’atteggiamento tirannico piemontese, hanno in modo efficace voltato la testa alla parte destra del pennone (verso la Penisola) e aperto gli occhi, non più avvolti dalla benda che torna, nuovamente, a cingere la fronte.

bandiera della sardegna

Le vestigia di questa civiltà antichissima si mescolano quindi a dialetti o a vere e proprie lingue, diverse tra loro e a tratti incomprensibili nelle loro varianti: barbaricino, sassarese, gallurese, logudorese, campidanese, catalano. E da buon cagliaritano (casteddaju) poiché vanto natali sardi, aggiungo Sos males anzenos sunt leziones pro nois (I mali altrui sono di lezione per noi) e, Faeddare pagu, sabidorìa meda (Parlare poco è di saggezza estrema). Ma ricorderò sempre quel che mia madre, da piccolo, soleva spesso ripetermi: “Pappa e citti (Mangia e taci, inteso come accontentati di ciò che hai e non lagnarti ulteriormente).

SARA’ PER QUESTO CHE SIAMO COSI’ LONGEVI?

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>