Speciale Cultura: Il presepio tra storia e tradizione

di 

20 dicembre 2017

presepioPraesepium o praesepe sono parole che in latino si traducono con stallo, greppia e mangiatoia da praesaepire, ossia chiudere con una siepe o una staccionata.

Secondo la tradizione, la mangiatoria di Gesù venne distrutta nel II secolo dell’era cristiana per ordine di Adriano, imperatore romano, e i resti forse si mescolarono nelle fondamenta di un tempietto pagano. I testi sacri evangelici narrano della nascita di Gesù, dell’annuncio ai pastori e dell’adorazione dei Re Magi: “Maria partorì suo figlio, lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo”. (Luca 2, 6-7)

La stella cometa di Matteo, guida dei re d’Oriente verso Betlemme, città palestinese che si trova a 10 km a sud di Gerusalemme, diventò lo Spirito Santo per il vangelo degli ebrei, e la grotta apparve da un dialogo di Giustino: “Abiterà in una grotta alta, di pietra dura”, mentre le lavandaie si trasformarono in ostetriche e lavarono i panni dopo il parto della Vergine. Una di loro si chiamava Salomè. Il bue e l’asino, simboleggianti la liberazione dalla schiavitù, sbucarono dal Protovangelo (testo del Genesi) di Giacomo e nel V secolo un decreto papale fissò a tre il numero dei Magi (fino ad allora variabili fra due e dodici), e fin dal II secolo l’immagine della Madonna con il bambino comparve nei rozzi dipinti eseguiti dai cristiani nei loro rifugi.

pres1Ma al di là dei dipinti primitivi esisteva già una forma di rappresentazione plastica? Lo studioso Valerio Mariani fece derivare il presepio dai lari romani, figure in terracotta sistemate nell’atrio delle case, a difesa della dimora. Ma anche Norbert Mantl affermò l’esistenza, in epoca pagana e nell’area germanica, di piccoli oggetti simbolici disposti su tavole per devozione o pietà, anticipando in essi gli antenati del presepio, così come quello napoletano del IV secolo avanti Cristo, perché in quell’epoca si fabbricavano ex voto antropomorfi di terracotta.

 

La presenza dello sposo falegname, invece, s’impose soltanto nel VI secolo quando la Natività e l’Adorazione dei Magi erano già apparse sul cofanetto di Werden (Vestfalia), sulle ampolle metalliche di Monza, e a Ravenna nella cattedra di avorio di Massimiano, nei mosaici di Sant’Apollinare e sul sarcofago della basilica di San Vitale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dall’VIII secolo la nascita e la resurrezione di Cristo furono il tema di sacre rappresentazioni in costume dalle chiese alle piazze, fino a coinvolgere intere città, e sin dal tardo medioevo, infatti, nelle chiese di Spagna, Francia, Germania e, principalmente in Polonia e Russia si era diffusa la consuetudine di rappresentare la Natività non più con grandi scene fisse e gli attori fuori di esse, ma con pupazzi movibili. Usanza, questa, che sebbene osteggiata dalle autorità religiose, sopravvisse per secoli, ma il culto e l’adorazione, alla base delle recite, pian piano si attenuò. Fu allora che frati e preti insorsero contro la volgarizzazione e così fece pure papa Innocenzo III, che proibì tali sacre recite per oltre tre lustri fino a quando un frate, di nome Francesco, apparve a Greccio in provincia di Rieti, con l’inseparabile frate Leone per redimere le genti prave (malvage) di quell’aspra terra.

Avendo individuato in una grotta nei boschi montuosi il luogo ideale in cui far rivivere la Betlemme del Redentore, con l’aiuto del generoso e potente Giovanni Vellita, che gli procurò la mangiatoia, la paglia e gli animali, la notte della Vigilia del 24 dicembre 1223, convocò, al rintocco di una campana, tutti gli abitanti di Greccio nella grotta. Qui il cardinale Ugolino celebrò la Messa accanto alle bestie e davanti alla folla, del tutto simile ai pastori del presepio, accorsi sia a piedi che a dorso d’asino o di cavallo, e che silenziosamente ascoltava e pregava. Pure Francesco parlò ai fedeli e pianse per le sofferenze del Redentore e, come per miracolo, il bambinello unico personaggio non vivente della rievocazione, prese vita fra le sue braccia per poi tornare inanimato.

Il presepe di Greccio (Affresco di Giotto)

Il presepe di Greccio (Affresco di Giotto)

Può quindi essere considerata, legittimamente, la prima notte del presepio come raffigurata da Giotto (nel ciclo pittorico di Assisi del 1296 ca.), che lascerà una sublime rappresentazione della scena che diventerà una delle prime, e tra le più belle, immagini del presepe, ritenendola quindi come partenza di un fenomeno straordinario di diffusione del culto della nascita di Gesù in tutto il mondo. Furono i frati francescani a imitare il fondatore, nelle chiese, e nei conventi aperti in Europa: veri precursori del presepio, prima dei domenicani e dei gesuiti. E dal 1986 San Francesco, il poverello di Assisi, è il patrono universale del presepismo, dove animò la prima rappresentazione della Natività, a Greccio, e dove tuttora si conserva la grotta di due metri per due.

Nella seconda metà del Duecento, essa diventò anche il tema prediletto di tre straordinari scultori: Nicola Pisano, che eseguì nel rilievo del marmo una Natività per il pergamo (pulpito) del Battistero di Pisa, suo figlio Giovanni il quale realizzò una Natività in rilievo, più moderna e affascinante, nel Duomo di Pisa e infine Arnolfo di Cambio, nel 1289, che diede autonomia alle figure della santa notte nelle statue della Vergine, di Giuseppe e dei Magi, nel sacello (oratorio) per la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

pres6

Considerato il primo vero presepio plastico italiano, con figure e particolari che hanno valore autonomo nel complesso della scena, è certamente successivo al ritrovamento di alcune statue lignee custodite a Bologna nella chiesa del Martirio, risalenti al 1250, e realizzate da un anonimo artista emiliano, ma colorate nel secolo successivo da Simone de’ Crocifissi.

pres7

Dalle chiese, soprattutto a partire dal Settecento, dov’erano stati oggetto di devozione religiosa, i presepi si riversarono nelle case dell’aristocrazia per divenire oggetto di un culto ben più futile e mondano. Prevalse definitivamente l’uso di legno, terracotta, gesso, cartapesta, paglia e stracci, carta e foglie, cera o pietra ma anche sughero e altro materiale comune, e i nobili e i ricchi borghesi nonché i sovrani fecero a gara per vantarsi del presepio più bello e gareggiare nell’allestire impianti scenografici e spettacolari.

pres8

Scena della Taverna con varie cibarie

Rilevante fu l’apparizione delle rovine del tempio, connesse alla grotta o alla capanna.

pres9Nella simbologia cristiana la grotta estende il suo spazio fino a rappresentare l’intero universo. Esso è, insieme, un tenebroso richiamo alla profondità misteriosa delle tenebre: l’anima del credente ritrova la luce soltanto quando nasce Cristo. La capanna, invece, così fragile ricorda all’uomo la sua caducità, ma anche la possibilità di creare, con un materiale leggero come il legno o la paglia, un riparo durevole: metafora della pazienza della fede. E molti dei personaggi inseriti nel presepio erano allegorie di altre figure-mito della cultura e della spiritualità pre-cristiane; per esempio il pastore nero era l’antico portatore di sventura, mentre il pastore bianco raffigurava il simbolo del portatore della grazia.

Questo è il presepio, un piccolo mondo da modificare e arricchire anno dopo anno, in cui si mescolano ricchezza e miseria, devozione e folclore, tradizione familiare e ritualità. Trionfo del verismo più minuzioso nei lineamenti delle figure, riconoscibili nei personaggi, nelle fogge degli abiti, in ogni strumento o ambiente rappresentato e ricostruito con fedeltà assoluta, come frutta, verdura, carni, salumi, pesci e formaggi. Ma anche negli arnesi e negli strumenti di lavoro: coltelli, armi, giochi e strumenti musicali, come pure arredi delle case e delle botteghe e nei finimenti degli animali. Materiali che tutte le genti del mondo hanno utilizzato da sempre per costruire i presepi, con le fantasiose scene popolari di un mistero che da oltre duemila anni non cessa mai di meravigliare, seguitando a generare una profonda tenerezza.

Una curiosità, oggi, ci viene dalla città di Ossana in Val di Sole, nel comune del Trentino, a una decina di chilometri da Madonna di Campiglio, dove gli abitanti sono 852 e i presepi 890. Un record che verrà festeggiato alla 18esima edizione dell’iniziativa natalizia che si svolge lungo le vie del paese dal 1 dicembre al 7 gennaio 2018. Un primato che vanta un intero borgo dove tutti si recheranno per vedere il comune con più presepi che abitanti: un patrimonio inestimabile, per quantità e varietà, composto da760 opere che saranno visitabili presso la Casa degli Affreschi.

E ci piace concludere con un frase memorabile che Eduardo De Filippo, in teatro e nel film “Natale in casa Cupiello” rivolgendosi al figlio, dice: “Te piace o’ presepe?”, e Tommasino, detto Nennillo,                                       (irritante) gli dà una risposta alquanto sfrontata: “Nun mi piace ‘o Presepio!”.

Dobbiamo quindi dedurne che non ne conosceva affatto né la storia, né la tradizione!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>