Milan che disastro! Le ragioni del flop cinese

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28 dicembre 2017

articolo-pu24-skybetLa stagione del Milan 2017 – 2018 doveva essere quella della svolta, del possibile ritorno in Champions League e della lotta allo scudetto. Doveva, ma non sembra essere così. Dopo 18 giornate di campionato, infatti, i rossoneri sono in undicesima posizione a quota 24 punti, a pari merito con Torino, Udinese e Bologna. I punti di distanza dalla zona Champions sono ben 14, mentre il Napoli capolista è a quota 45, ben 21 punti sopra.

Numeri che descrivono in maniera ben precisa una crisi tanto profonda quanto inaspettata, anche per i bookmakers più accorti come Sky Bet. A maggior ragione dopo una campagna acquisti faraonica che ha visto l’arrivo di calciatori del calibro di Leonardo Bonucci, Nikola Kalinic, Ricardo Rodriguez e Musacchio. Sette vittorie, tre pareggi e ben otto sconfitte sono un ruolino di marcia molto al di sotto delle aspettative per la nuova proprietà cinese, giunta all’ombra della Madonnina con l’intenzione di riportare il Milan nell’élite del calcio europeo e mondiale.

Ma quali sono le ragioni del flop cinese

Innanzitutto quel che sembra mancare all’ambiente Milan è la presenza di un punto di riferimento societario. Fassone e Mirabelli formano una buona coppia, ma nei momenti di difficoltà ci vorrebbe l’intervento del presidente e la dirigenza cinese in questo senso sembra latitare.

Non è un caso se poi, a fronte di risultati sportivi a dir poco deludenti, comincino ad insorgere problemi anche coi calciatori. Come, ad esempio, la questione Donnarumma. Il giovane portierone ha rinnovato il contratto dopo un tira e molla che ha caratterizzato l’intera estate milanista. A fronte degli ultimi risultati, però, l’ex Primavera sembra aver cambiato idea ed ha chiesto la cessione, salvo poi tornare sui suoi passi. Una situazione che ha scatenato la reazione dei tifosi che, durante gli ultimi match in casa, hanno esposto striscioni offensivi ai danni del numero uno rossonero.

La questione tattica

Il neo tecnico Gennaro Gattuso, subentrato all’esonerato Vincenzo Montella, non sembra aver dato alla sua squadra una identità tattica ben precisa. L’errore sta, probabilmente, nell’aver adattato troppi calciatori in ruoli troppo importanti. Borini ne è l’esempio lampante, costretto a giocare prima come esterno d’attacco, poi come centrocampista e poi come terzino sinistro.

Stesso discorso per il miglior talento della rosa, lo spagnolo Suso. L’ex Liverpool ha dimostrato di poter dare una grande mano alla causa milanista se schierato da esterno destro di attacco. Meno per quanto riguarda il ruolo da trequartista o da seconda punta, dove il talentuoso andaluso fatica ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità.

La rosa sembra essere perfetta per un 4-3-3, ma prima Montella e poi Gattuso hanno deciso di accantonare tale modulo per un più coperto 3-5-2.

L’anima rossonera

Ciò che permetteva al Milan di Ancelotti, Capello o Sacchi di dominare in Italia ed in Europa era senza dubbio l’anima rossonera. Un qualcosa di magico che si creava tra la squadra ed il pubblico in tutte le partite. I campioni del passato si battevano su ogni pallone con il coltello fra i denti, oggi invece non è così. Servono sudore e fatica per tornare ai fasti di un tempo. Chissà se la vittoria in Coppa Italia contro i cugini nerazzurri possa essere come il cambio di marcia definitivo verso la risalita in salsa rossonera.

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