Vuelle, la salvezza non passava per Milano, ma ora c’è un ultimo posto che obbliga alla reazione

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3 gennaio 2018

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

PESARO – Ognuno ha i suoi problemi da risolvere. Se dovessimo giudicare Milano, squadra nata per dominare in Italia, e per arrivare almeno tra le prime otto in Eurolega, dalla prestazione di ieri sera, non sarebbe un giudizio positivo. Perché l’abbondanza di giocatori a disposizione di coach Pianigiani sembra un problema, invece che un punto di forza, con un turnover esasperato, figlio di gerarchie interne da rispettare, infischiandosene se i vari Abass, Cinciarini e Pascolo giocano solamente scampoli di partita. Poi, per vincere a Pesaro, all’Armani sono bastati cinque minuti di intensità difensiva, scavando quel solco che i ragazzi di coach Leka non sarebbero mai stato in grado di recuperare, ma non è casuale che le scarpette rosse siano ultime in Europa, alla fine del girone d’andata, con appena quattro vittorie su quindici partite disputate.

Ma i problemi più grossi li ha certamente Pesaro, ultima anche per la classifica dopo ieri sera, in una giornata dove Cremona nutre addirittura sogni di Final Eight, togliendo la Vanoli dalla corsa salvezza, che allo stato attuale delle cose, dovrebbe coinvolgere, oltre Pesaro e Brindisi, Varese, Pistoia e Capo d’Orlando, che avrà anche dieci punti, ma continua a prendere scoppole in giro per l’Italia.

Naturalmente, la salvezza biancorossa non passava dal match di ieri sera, con la speranza che in futuro, Milano compia sempre il suo dovere e non regali punti alle dirette concorrenti della Vuelle, ma giocare contro una big, fa emergere ancora di più le lacune di questo roster, dove Bertone ha confermato tutti i suoi limiti, soprattutto fisici, quelli che non gli consentono di prendersi quelle penetrazioni che gli riescono contro avversarie più modeste, limiti che caratterizzano anche il gioco di Kuksiks, tiratore sugli scarichi, che avrebbe bisogno di schemi ad hoc per rendere al meglio, mentre per evidenziare le lacune di Ancellotti, non c’era bisogno di aspettare la sfida con Milano.

Monaldi e Ceron hanno provato a fare qualcosina e forse nei minuti finali, il play ciociaro avrebbe dovuto essere sul parquet, nel tentativo di dare ordine ad un attacco che si incartava in penetrazioni fini a se stesse, mentre coach Leka si è affidato alla pazzia di Ceron, sempre sopra le righe con il pallone tra le mani, con triple scagliate nei momenti peggiori e la chicca di un possesso regalato a Milano sul meno cinque, quando per motivi sconosciuti, toccava un pallone che sarebbe andato fuori e rimesso in gioco dalla Vuelle, episodi che alla fine non avrebbero cambiato il risultato finale, perché anche se non fosse entrata la tripla del più otto a fil di sirena di Jennings, l’Armani avrebbe trovato lo stesso il modo di conquistare i due punti, ma non è la prima volta che la Vuelle manca di lucidità nel finale e per muovere la classifica, servirà tutto il raziocino disponibile, magari quello di Mario Little, pronto per tornare in campo e ci sarebbe piaciuto vederlo contro Milano, anche se naturalmente non sarebbe cambiato il risultato finale, ma per prendere una decisione su chi ci sarà ancora nel roster a febbraio, servono più dati da analizzare e quelli di Little sono troppo vecchi per essere veritieri.

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

Contro una Milano stranamente corta nel settore lunghi per scelta tecnica, la Vuelle ha cercato con insistenza il gioco dentro l’area, servendo Mika maggiormente rispetto alle abitudini e il ragazzone dello Utah ha dimostrato che la stoffa su cui lavorare c’è, anche se gli manca la necessaria esperienza e cattiveria agonistica per essere un vero fattore, mentre ad Omogbo manca un po’ di tutto, tranne la fisicità. Se avete occasione di vedere gli allenamenti della Vuelle, noterete che Manny sta insistendo sul suo tiro da fuori, perché gli hanno detto che per diventare una vera ala grande, deve mettere su un tiro da fuori affidabile. Tutto vero, ma non siamo così sicuri che nel prosieguo della sua carriera, il buon Omogbo si trasformi in una specie di Stephen Curry, mentre siamo convinti che debba continuare ad insistere sul suo punto di forza, quella imprevedibilità che gli consente di rompere gli schemi nel senso buono del termine, senza dimenticarsi di andare a rimbalzo ad ogni occasione, due qualità che se ben coltivate, gli riempiranno il conto in banca più di qualche sporadica tripla.

Domenica si va a Venezia, altra partita quasi impossibile per una Vuelle che non vince da oltre un mese e che rischia di allungare la striscia negativa di quattro sconfitte in modo preoccupante.

I PIU’ …..

Eric Mika: Prendersi 15 tiri contro i lunghi milanesi non era semplice, anche se ne ha fallito qualcuno di troppo, con il timore di venire stoppato, ma la tecnica sta migliorando partita dopo partita e quando riuscirà a prendersi più conclusioni dai quattro metri fronte a canestro e meno fade-away dal post basso, il suo gioco ne trarrà un grosso giovamento.

Manny Omogbo: Dopo un primo tempo passato a tirare da tre senza un reale perché, Omogbo ritrova nella ripresa i suoi punti di forza, attaccando il ferro in velocità e buttandosi senza paura nella lotta a rimbalzo.

Pubblico: 4500 spettatori durante le feste non sono un numero da buttare via, anche se le promozioni hanno sicuramente contribuito, poi si potrà sempre discutere sul fatto che ai tempi belli, contro Milano, ce n’erano anche 7000, ma i tempi belli sono finiti da un pezzo.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – MILANO:

Tiro da tre: Il 5 su 26 dall’arco di ieri sera, è sinistramente simile al 5 su 25 contro Cantù e al quel 20% che ha caratterizzato la maggior parte della sconfitte della Vuelle.

Rimbalzi: Milano vince nettamente la sfida a rimbalzo (44-31), con ben tre giocatori a quota sette, mentre Pesaro ha faticato soprattutto a catturare quelli vaganti.

Pablo Bertone: Cambiano gli avversari e cambiano anche le statistiche di Bertone, passato dalle 13 conclusioni contro Cantù, alle sole tre prese contro Milano, perché l’agonismo è una bella cosa, ma è la tecnica a fare la differenza.

 

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

Vuelle contro Armani (Foto Filippo Baioni)

DAGLI ALTRI PARQUET

L’inaspettata sconfitta casalinga di Brescia contro Cremona, accorcia la classifica in vetta, con ben tre squadre al comando, con Avellino, che grazie alla vittoria ottenuta a Sassari dopo un supplementare, raggiunge Milano e la Germani a quota 20 punti. A due sole lunghezze dal vertice sale Venezia, grazie al larghissimo successo colto a Capo d’Orlando, mentre si fa incandescente la lotta per un posto alle Final Eight, con tre squadre appaiate a quota 14, dopo la vittoria di Trento ai danni di Torino e il successo casalingo su Pistoia della Virtus Bologna. Nutre ancora qualche speranza anche Reggio Emilia, che batte nello scontro diretto Cantù, mentre Varese abbandona ogni velleità, dopo la sconfitta rimediata a Brindisi dopo un supplementare.

 

 

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