Vuelle, una gagliarda reazione “affogata” in laguna dalla cronica beffa

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8 gennaio 2018

26169539_1800110006727492_1238439027312377178_n 2PESARO – Stavolta non volevamo arrabbiarci, convinti che la gita della Vuelle in laguna si sarebbe conclusa con una sconfitta, magari dignitosa, ma che non avrebbe lasciato ai tifosi pesaresi l’amaro in bocca, ed invece, ancora una volta, la decima su quattordici partite disputate in questo campionato, Pesaro è arrivata a giocarsi la vittoria nei minuti finali, rimediando la settima sconfitta sul filo di lana, record non proprio consolante, anche se riteniamo sarebbe peggio, se si perdesse sempre di trenta, come sta capitando ad esempio a Capo d’Orlando, che comunque con i suoi dieci punti e il netto vantaggio nel confronto diretto, è più tranquilla di noi, perché è vero che alla fine contano solamente i due punti, ma preferiamo osservare una squadra viva, capace di rimontare svantaggi anche importanti, come è accaduto per due volte ieri pomeriggio, invece di una squadra che molla subito, senza provare neanche a reagire.

E la reazione c’è stata, magari frutto di episodi occasionali, ma pensiamo che Venezia, una volta tornata sul più 11 ad inizio del quarto periodo, fosse abbastanza sicura di aver chiuso la pratica, invece i ragazzi di coach Leka non hanno mollato, affidandosi ad una difesa a zona, che non sarà stata ermetica, ma che i tiratori veneziani hanno sofferto, affidandosi alla velocità di Dallas Moore, una scheggia col pallone in mano, con quei coast to coast belli da vedere e che producono punti facili, indispensabili per una Vuelle che fatica ad arrivare a quota 70, affidandosi ad un Diego Monaldi in grado di dirigere il gioco con diligenza, anche se dovrebbe allenarsi durante la settimana sul suo tiro, sia da tre che dalla lunetta, per diventare veramente decisivo, ed affidandosi ad un settore lunghi che non sarà baciato in fronte dal talento puro, ma che ha vinto la lotta a rimbalzo, prendendone nove in più degli avversari.

Alla fine, a fare la differenza, sono stati i particolari, come un paio di canestri di puro talento, firmati Dominique Johnson e Marquez Haynes, come quella tripla fallita da Moore completamente libero all’ultimo minuto, come i tanti, troppi, tiri liberi sbagliati dalla Vuelle, ben otto sui diciotto tentati, come il fatto che Pesaro non avesse finito il bonus del falli, fattore che negli ultimi secondi, ha fatto trascorrere il tempo, senza che Venezia dovesse andare in lunetta, dove magari avrebbe segnato i liberi del più tre, ma Pesaro avrebbe avuto qualche secondo per imbastire l’azione del supplementare, come quegli appoggi sbagliati da mezzo metro da Eric Mika e le tante, troppe palle perse anche in maniera banale, nel corso dei quaranta minuti dalla Vuelle.

Intendiamoci, Venezia non ha rubato nulla, dato che è stata praticamente sempre in vantaggio, tranne che in un’occasione, è stata più fredda nei momenti decisivi ed ha potuto sfruttare un roster costruito per ben altri obiettivi, diversi da quello di battere di un punto l’ultima in classifica, ma anche quella di Venezia, va ad aggiungersi al lungo elenco delle sconfitte dolorose in casa Vuelle, quelle che al quarantesimo, ti fanno pensare che poi sta squadra non sarebbe neanche malaccio, se giocasse sempre concentrata, sempre sul pezzo per tutto il match, sempre con tutti gli effettivi al loro massimo, ma poi ti accorgi che sono passate 14 giornate, che di partite ne hai vinte solamente tre e che la classifica racconta che sei rimasto da solo all’ultimo posto, ma stavolta, rispetto alle sconfitte precedenti, il tifoso pesarese si deve porre questa domanda: Cosa sarebbe successo con Kukskis a referto? Se negli ultimi secondi, invece che Moore, quella tripla l’avesse tentata il lettone, la palla sarebbe finita dentro la retina? La risposta non possiamo darvela, ma vi possiamo confermare che Mario Little negli ultimi minuti era seduto in panchina e che Bertone non si è accorto nessuno che fosse sul parquet, nemmeno gli avversari, che hanno scelto di raddoppiare costantemente Moore e Monaldi. E’ logico che quando si perde di un punto, si vanno a cercare i particolari, come non aver fatto fallo prima su Haynes, con bonus ancora non esaurito, impedendogli il tiro, ma bisogna ammettere che il veneziano ha realizzato un canestro da gran campione, oppure che c’era ancora il tempo per passare la palla a Moore, invece di forzare con Monaldi l’entrata per lo scarico nell’angolo a Ceron, che il capitano ha intuito con mezzo secondo di ritardo, ma alla fine, vince chi sbaglia di meno e, purtroppo, giocatori e staff tecnico della Vuelle, continuano a commettere almeno un errore in più degli avversari.

 

I PIU’ ……

Dallas Moore: Parte in sordina, come spesso gli capita, aspettando che arrivi il suo momento e, alla fine accade sempre, con quelle due entrate che avevano consentito alla Vuelle di portarsi sul 71 a 70, arrivate dopo un intero secondo tempo passato a tagliare in due la difesa veneziana, se poi fosse entrata quella tripla scagliata dalla sua mattonella, a 48 secondi dalla sirena……

Diego Monaldi: L’ultimo pallone lo avrebbe dovuto gestire Dallas Moore naturalmente, ma la difesa veneziana ha chiuso le linee di passaggio e allora Monaldi ha scelto la soluzione personale, cercando lo scarico per Ceron, con un passaggio non perfetto, che il capitano non è stato in grado di tenere in campo, ma fino a quel momento, Monaldi era stato decisivo, con punti, difesa, assist ed una leadership che andrebbe confermata anche per il prosieguo della stagione.

Rimbalzi: Pesaro ne cattura nove in più degli avversari, anche se nessuno raggiunge la doppia cifra, ma tutti danno il loro contributo, anche gli esterni.

 

.. E I MENO DELLA SFIDA VENEZIA – PESARO

Tiri liberi e tiro da tre: Vi ricordate la regoletta del 75 e del 35, ovvero quella che recita che per vincere una partita, devi raggiungere almeno il 75% dalla lunetta e il 35% dalla linea dei 6.75? A Venezia, Pesaro si ferma, rispettivamente, al 58 e 31 e, non casualmente, rimedia l’ennesima sconfitta.

Pablo Bertone: Ritrova il quintetto, ma non combina niente di buono, troppo timido e mai in grado di combinare qualcosina di positivo e se questa fosse stata la sua ultima partita in maglia Vuelle?

Manny Omogbo: L’unica tua ala grande non ha segnato neanche un punto, frenato troppo presto dai falli e da una tecnica che non gli ha consentito di sfuggire alla marcatura di Watt e Peric, siamo convinti che Austin Daye non ci pensi nemmeno di tornare a Pesaro, ma casomai, avrebbe tanti minuti da giocare in questo ruolo

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

La classifica non mente mai e, dopo 14 giornate, ha certificato che Pesaro è da sola, all’ultimo posto, ma la Vuelle è veramente la squadra più scarsa del campionato? Probabilmente no, o almeno non lo era tre mesi fa, quando ad ottobre sono iniziate le ostilità, ma in tre mesi le cose possono cambiare tantissimo, perché con il mercato sempre aperto, chi deve aggiustare una situazione complicata, ha tutte le possibilità di rinforzarsi e tutte le dirette concorrenti lo hanno fatto, da Capo d’Orlando, che ha aggiunto il play Eric Maynor, a Brindisi, che oltre a mandare via coach Dell’Agnello, sostituendolo con Vitucci, ha aggiunto in corsa Eric Moore e Donta Smith, mentre Pistoia ha tesserato due giocatori di grande esperienza come Ivanov e Diawara, con Varese che ha aggiunto in questi giorni nel proprio roster, l’ex Reggio Emilia Vene e in settimana farà un’altra mossa.

Pesaro invece è rimasta arroccata nella sua posizione difensiva, mettendoci più di un mese per sostituire l’infortunato Mario Little con Kuskiks, mese di novembre in cui il calendario non era così complicato e regalare uno straniero non è stata una grandissima mossa e, soprattutto adesso rischia di commettere un altro errore, rinunciando all’unico tiratore puro della squadra, per insistere con una guardia con poco tiro e pochi punti nelle mani come Pablo Bertone, mossa che è stata una delle cause delle sconfitta di ieri pomeriggio a Venezia e che, anche in virtù del fatto che Little e Kuksiks non hanno mai giocato insieme una partita ufficiale, ci era sembrata subito un azzardo.

Rimangono tre partite per testare l’impatto che la coppia Little-Kuksiks avrà sulla Vuelle, con l’americano che si è confermato un giocatore con poco talento e poco tiro, ma con lui sul parquet la squadra sembra più equilibrata e sicura di sé e, consapevoli che le risorse economiche per cambiarlo non ci sono, potremmo anche concedergli fiducia, ma anche una Vuelle al completo, con Kuksiks al posto di Bertone, non ci sembra abbia tante possibilità di tirarsi fuori dai guai, perché il ruolo di ala grande continua a rimanere pericolosamente scoperto, soprattutto se Omogbo continuerà nella sua parabola discendente e non sappiamo se realmente sia stata fatta un’offerta ad Austin Daye – ma con quali soldi? – ma sappiamo che il figlio di Darren sarebbe il giocatore ideale da aggiungere al roster e in quel caso, a lasciargli il posto dovrebbe essere Mario Little, in un reparto esterni che dovrebbe dare più fiducia a Monaldi e che con Moore, Ceron e Kuskiks sarebbe quasi competitivo, mentre Omogbo verrebbe usato come cambio per rompere il ritmo agli avversari.

Ma in questo mese di gennaio difficilmente accadrà qualcosa, con la società che tentennerà fino al 28, per chiarire la situazione di Kuksiks e aspetterà la sosta per la Coppa Italia per compiere la sua eventuale mossa, ma siamo sicuri che l’immobilismo sia quella giusta da compiere, per una squadra ultima in classifica?

DAGLI ALTRI PARQUET

In attesa del posticipo di stasera tra Pistoia e Milano, al vertice del campionato è rimasta una sola squadra, con Avellino, che, grazie ai 28 punti rifilati ad una Virtus Bologna con qualche problema ancora irrisolto, è stata la prima a salire a quota 22, a venti punti, Venezia ha raggiunto Milano e Brescia, sconfitta a Torino da una buonissima Fiat e queste cinque squadre hanno già staccato il biglietto per le Final Eight. Dovrebbe andare a Firenze, sede della manifestazione, anche Sassari, salita a 16 punti dopo aver battuto Trento nello scontro diretto, con la Dolomiti che fa parte del quartetto a quota 14 punti, insieme a Bologna, a Cremona, che ha superato nel derby Varese e Cantù, che ha rifilato un trentello a Capo d’Orlando. Fuori dai giochi invece Reggio Emilia, superata da Brindisi in casa, in un finale con molte polemiche sull’arbitraggio e la vittoria dei pugliesi, ha lasciato Pesaro da sola all’ultimo posto.

 

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