Speciale Cultura: Storia del Tricolore Italiano

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9 gennaio 2018

 

tricoloreIl 7 gennaio 2018 è stato il giorno del compleanno della bandiera italiana, che ha compiuto ben 221 anni, e proprio il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Reggio Emilia ha reso omaggio al Tricolore.

Nei secoli precedenti e fino alla Rivoluzione francese, il nome di bandiera, derivante dalla lingua provenzale antica banda, truppa, milizia, o dalla scrittura gotica bandwa, insegna, stendardo, era una espressione araldica di un’autorità, di un potere, di un sovrano, di un reparto militare o di un’associazione ma mai di una nazionalità. E’ solo con la Rivoluzione che crolla quel simbolo di dominio tirannico sul popolo, dando origine al tricolore francese che si permea e si fonde dei colori bianco della monarchia e rosso e turchino della città di Parigi. Quindi nasce una bandiera, un vessillo in cui il popolo si identifica aprendo la via verso la libertà e la democrazia ma anche un concetto nuovo di riconoscersi dietro un emblema, un simbolo, un’immagine.

Sulle origini del tricolore italiano invece, si trovano diversi pareri e tra loro discordanti. Ugo Bellocchi narra che secondo alcuni, la prima apparizione risalirebbe all’autunno 1794 e sarebbe opera di due studenti dell’ateneo bolognese, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giovan Battista De Rolandis originario di Castell’Alfero (Asti).

Coccarda tricolore originale ideata da De Rolandis e Zamboni, conservata al museo dell’Università di Bologna

Coccarda tricolore originale ideata da De Rolandis e Zamboni, conservata al museo dell’Università di Bologna

Essi si sarebbero fregiati di una coccarda (decorazione o distintivo in seta di forma tondeggiante usata come insegna di stati sovrani) che al bianco e rosso, colori del comune di Bologna, associava il verde, simbolo della speranza italiana e che si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. Ma la sommossa fallì, e i due studenti scoperti furono dapprima catturati dalle guardie papaline (la polizia pontificia) nella notte del 16 novembre e rinchiusi a Bologna nel Carcere del Torrone. Il 18 agosto 1795 Zamboni fu trovato senza vita nella cella, mentre De Rolandis fu condannato a morte per impiccagione il 23 aprile 1796. Secondo altri, l’origine risalirebbe invece alle coccarde che nell’autunno 1796 ornavano la Guardia nazionale milanese, dove il rosso compariva all’esterno, il verde subito accanto ad esso e il bianco al centro, in forma di disco. Ma è Napoleone Bonaparte, nominato generale in capo dell’armata d’Italia, che ne avrebbe sancito ufficialmente la nascita, permettendo l’uso distintivo alla Legione Lombarda che combatteva al suo fianco, in una lettera datata 11 ottobre 1796, dove faceva riferimento ai coleurs nationales, qui sont le vert, le blanc et le rouge, ricercando l’origine della bandiera italiana nella Rivoluzione francese dove il blu, il bianco e il rosso della bandiera francese contagiò l’Europa intera.

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In Italia la primavera del tricolore (col verde al posto del blu) coincise con il periodo napoleonico, e per i patrioti fu come un amore a prima vista, tra l’altro incoraggiati da Napoleone o almeno tollerati nella loro azione di partigiani della Rivoluzione, al fine di assicurarsi le spalle nella partita ancora aperta con l’Austria e di persuadere il Direttorio che gli italiani erano maturi per la libertà. Secondo un’altra versione, ma quella più accreditata, l’origine risalirebbe all’esperienza della Repubblica Cispadana (stato fantoccio dell’Italia settentrionale sotto il controllo della repubblica francese) proclamata il 27 dicembre 1796 dai deputati riuniti a congresso a Reggio Emilia per volontà di Bonaparte. Costoro, dopo aver adottato il tricolore come proprio vessillo, il 7 gennaio 1797 lo dichiaravano “simbolo della Patria”, accogliendo una proposta fatta dal rappresentante di Lugo, il letterato-patriota Giuseppe Compagnoni, decretando l’adozione della bandiera tricolore.

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L’emblema centrale raffigura le iniziali della Repubblica e un turcasso (custodia) con 4 frecce, in rappresentanza delle province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio dell’Emilia che formarono l’originaria federazione Cispadana. Il prototipo è oggi custodito nella sala detta del Tricolore al Palazzo Comunale di Reggio Emilia. Ma questo organismo ebbe vita breve, perché fu aggregato alla Repubblica Cisalpina e ingrandita successivamente con le province ex-venete di Bergamo, Brescia e Crema e con la Valtellina, strappata al Grigioni. Nel giugno 1797 anche gli ordinamenti della Repubblica di Genova, ribattezzata Repubblica Ligure, vennero trasformati in senso democratico.

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Delle altre repubbliche democratiche che si formarono in Italia tra il 1797 e il 1799, alcune adottarono un Tricolore anche se con colori e simboli molto dissimili dal cispadano e cisalpino. Ad esempio in Ancona, per la proclamazione della Repubblica Anconitana, avvenuta il 17 novembre 1797 fino al 5 marzo 1798 quando fu proclamata la Repubblica Romana, il Tricolore aveva i colori cittadini rosso e giallo disposti orizzontalmente, più l’azzurro in alto. (Sono riscontrabili però due tipi di bandiera).

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Mario Isneghi asserisce che solo dopo l’unificazione tra le repubbliche Cispadana e Transpadana (Repubblica sorella della Francia rivoluzionaria), il tricolore diventava la bandiera della Repubblica Cisalpina, ossia dello Stato dell’Italia settentrionale con estensione delle regioni Lombardia, Emilia Romagna e marginalmente Veneto e Toscana, e, a partire dal 1805, del Regno italico.    

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Seguendo la formulazione di Compagnoni, professore di diritto e giurista, uomo politico ma nello stesso tempo filosofo, grammatico e linguista, traduttore, sacerdote, storico, scrittore politico, nonché costituzionalista, letterato e giornalista italiano, considerato il precursore del Risorgimento e l’ideatore del tricolore italiano, l’assemblea decreta ”che si renda universale lo Stendardo, o Bandiera cispadana di tre colori Verde, Bianco e Rosso, e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda cispadana, la quale debba portarsi da tutti”. In molte città emiliane si esaltava quindi quel senso di ritrovato patriottismo e solo due parole, “libertà ed uguaglianza”, giunte da oltralpe come testimone della propaganda esercitata dalla rivoluzione francese significavano la situazione che si era andata creando.

Ma come nascono i colori adottati dalla nostra bandiera? Si è dato ad essi un senso idealistico nei tre colori: il verde (la speranza), il bianco (la fede), il rosso (l’amore), ma esiste pure un ragionamento di carattere militare che fa pensare ai colori verde-bianco-rosso come a un vessillo d’arme (in uso in Lombardia), che riprende le uniformi dei corpi militari nei loro particolari, quali il colore degli abiti, i giustacuori (indumenti maschili del sei-settecento, costituiti da giubbe attillate fino al ginocchio e ricamate), i colletti, le filettature, le mostrine, le fasce e i gambali. Questo corpo militare veniva scherzosamente nominato in milanese remolazzitt, che tradotto vuol dire “piccoli rapanelli”, per indicare la loro uniforme verde e bianca. La Repubblica Cisalpina comunque dovette soccombere agli austriaci vanificando tutto quello che si era fino a quel momento creato, e si dovette assistere ad una prima e poi ad seconda Repubblica, dove, assente Napoleone perché impegnato nella campagna d’Egitto in Nord Africa, una volta rientrato sconfisse clamorosamente gli austriaci nella battaglia di Marengo (14 giugno 1800), e il tricolore tornò a sventolare nella città di Milano.

Tanti e di diversi colori furono i vessilli che si cominciarono a vedere però in tutta la penisola: Bandiera del Regno d’Italia napoleonico, Bandiera Murattiana, Bandiera Asburgica, Bandiera di Stato e Navale. Poi nel Risorgimento vediamo la Bandiera tricolore degli studenti greci a Bologna, quella della Giovine Italia e della Carboneria. Durante gli anni del 1848, con la monarchia sabauda la bandiera del tricolore acquista ufficialità e maggior risalto e nel tricolore italiano appare Casa Savoia per poi approdare alla Bandiera del Tricolore della Repubblica Romana nel 1849, per poi finire con la Bandiera della Repubblica Sociale Italiana del 1944-45.

Finalmente l’Assemblea Costituente, nella seduta del 24 marzo 1947 determinò, nell’articolo 12, persino le caratteristiche: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso a tre bande verticali, di eguali dimensioni”. La bandiera è pulita e si compone di una freccia d’ottone dorato, un’asta rivestita di velluto verde ed ornata con bullette d’ottone, un drappo quadrato di cm. 99×99 diviso verticalmente in tre parti uguali, una fascia formante due strisce di colore turchino azzurro ed un cordone argentato.

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E così il nostro Tricolore ha sbandierato e tuttora lo fa animosamente sulle conquiste civili, scientifiche e sportive, nelle nostre ricorrenze e nelle festività, nelle nostre missioni militari di pace, di solidarietà e di civiltà. Il Tricolore, dunque, può essere identificato come la perla che premia l’ideale o la vittoria dell’atleta, e contemporaneamente il grande simbolo pacifico che unisce le masse sportive di qualsiasi settore, volte nel suo nome a lodare l’idolo o la squadra preferita. Nasce spontanea a questo punto anche la curiosità della definizione di “azzurri”, associata alle maglie delle squadre sportive nazionali italiane nelle varie discipline, e si è appreso che il colore azzurro è stato adottato, anche se inizialmente, in onore dei Savoia ed è comunque sopravvissuto alla stessa caduta della monarchia sabauda e a tutti gli sconvolgimenti storico-istituzionali del paese.

(tempo di lettura 9 minuti)

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