Questa volta il fotofinish è quello giusto: la Vuelle ritrova il respiro

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15 gennaio 2018

Moore e Omogbo (Foto Filippo Baioni)

Moore e Omogbo (Foto Filippo Baioni)

PESARO – Quattro vittorie ed undici sconfitte. E’ questo il bilancio della Vuelle al termine di un girone d’andata che la vede all’ultimo posto in classifica, appaiata ad altre tre squadre, bilancio dal quale mancano forse due punti, perché almeno una della tante sconfitte al fotofinish poteva avere un esito diverso, ma è giusto sottolineare che anche le quattro vittorie sono arrivate solamente all’ultimo respiro, confermando che questa squadra non è capace di vincere in un’altra maniera, non avendo la necessaria forza per schiantare le avversarie prima del quarantesimo.

Con la Vuelle sembra sempre di salire sulle montagne russe, ma non quelle di ultima generazione, eleganti, sicure, sulle quali non ti sembra neanche di girare con la testa all’in giù, quelle su cui ti costringono a salire i ragazzi di coach Leka, sono montagne russe di vecchia generazione, un po’ malandate, che avrebbero bisogno di una riverniciata e sulle quali hai sempre la sensazione di poter cadere da un momento all’altro, per qualche meccanismo che non ha funzionato a dovere, nonostante nelle prove senza pubblico, tutto fosse sembrato nella norma e tutti si fossero allenati per far girare alla perfezione il meccanismo, ma quando arriva il momento della verità, c’è sempre qualche granellino che fa saltare gli ingranaggi e il pubblico si ritrova con il cuore in gola ad assistere allo spettacolo, che per qualche istante è anche bello da vedere, ma che ti lascia sempre la sensazione, che il disastro sia dietro l’angolo ad aspettarti.

Per vincere la Vuelle ha bisogno della complicità delle avversarie, questo ormai è chiaro, perché Pesaro non ha un proprio gioco da imporre, ma deve adattarsi a quello che passa in convento, soprattutto quando le difese le concedono di correre, situazione dove giocatori come Moore e Bertone danno il meglio di sé e quando superare quota 80 punti non sembra un Everest insuperabile, e non è casuale che quando è accaduto, la VL abbia sempre portato a casa i due punti, tranne che a Pistoia. E’ fondamentale che ogni giocatore riesca a portare il suo mattoncino alla causa e i cinque in doppia cifra contro Sassari sono un bel segnale, perché non si può continuare ad essere troppo Moore dipendenti, ci vuole il contributo di tutti, da Mika, che nel primo tempo ha vinto nettamente il duello contro i lunghi sassaresi, ad Ancellotti, bravo a farsi trovare pronto, quando gli sono arrivati un paio di palloni giocabili ed abile a far alzare la parabola dei tiri a chi passava dalle sue parti. Ma sono andati benino anche Bertone e Ceron, con tutti i loro problemi di precisione dall’arco, nascosti da quei canestri in entrata che la Dinamo non sempre è riuscita a contenere efficacemente, mentre Dallas Moore è stato sempre costantemente raddoppiato da avversari molto più grossi fisicamente e non è stato facile per lui prendersi il suo consueto numero di conclusioni e la sua percentuale dal campo (5 su 14) è stata sporcata dalle tre triple aperte fallite. Hanno dato il loro apporto anche Monaldi e Serpilli nei pochi minuti concessigli da coach Leka, mentre Little ed Omogbo meritano un discorso a parte: Mario è un giocatore che conosce la pallacanestro, ha la necessaria forza fisica per non sfigurare, ma non ha un vero e proprio punto di forza da poter sfruttare e anche il suo ruolo non è ben definito, con il suo coach che praticamente lo usa in tutte le posizioni, tranne quello del centro, mentre per valutare Omogbo ci vorrebbe uno bravo, uno di quelli che capisce cosa gli passa per la testa quando scende sul parquet, pur se l’impegno non gli fa mai difetto, basta contare le volte che lo si vede volare verso il canestro senza un reale perché e sabato sera, la coppia Little-Omogbo ha messo in scena una delle cavolate più grosse a cui abbiamo assistito nei 21 anni di vita dell’Adriatic Arena, con Little, che aspettava fossero gli arbitri ad indicargli in quale metà campo rimettere il pallone – e pensare che non è alla sua prima partita in Europa – mentre Omogbo addirittura gli chiamava il passaggio direttamente nella parte sbagliata del campo e la sua faccia, dopo che gli arbitri gli hanno fischiato la più netta ed inspiegabile infrazione di campo della storia recente, racconta tutto del nigeriano, che per un secondo ha pensato di aver fatto la cosa giusta ed anzi era tutto contento, poi ha capito di averla fatta grossa, come un bambino preso con la mano nel barattolo della marmellata, nonostante gli avessero detto cento volte di non farlo, ma Manny non si è perso d’animo e il libero del 87 a 85 segnato dopo aver fallito la prima conclusione è stato, in ogni caso, decisivo per portare a casa una vittoria che tiene ancora in vita la Vuelle.

 

I PIU’ …….

Eric Mika (Foto Filippo Baioni)

Eric Mika (Foto Filippo Baioni)

Eric Mika: Quando è uscito dal campo dolorante negli ultimi minuti, il pubblico pesarese ha trattenuto il fiato, perché il ragazzone dello Utah è un perno insostituibile di questa Vuelle, l’unico in grado di lottare dentro l’area e uscirne vincitore, come è successo contro i lunghi sassaresi, dato che né Planinic, ne Shawn Jones sono riusciti a contenerlo, soprattutto in un primo tempo in cui Mika è stato dominante.

Tiri da due: Pesaro segna 31 canestri da due, con un’eccellente percentuale (63%), sfruttando al meglio i buchi lasciati aperti dalla difesa del Banco, con tanti, forse troppi, canestri frutto degli uno contro uno, come evidenziano i soli 11 assist distribuiti, su 33 canestri segnati.

Andrea Ancellotti: Ha rovinato una partita quasi perfetta, con i due liberi sbagliati e una tripla frettolosa che ha sfiorato appena il ferro, ma fino a quel momento il pivot correggese era stato un fattore, con un paio di canestri da vero centro e una buona presenza a rimbalzo, naturalmente, come si allontana dal ferro, iniziano i problemi e pretendere che riesca a contenere la velocità di Polonara non è realistico, ma data la penuria di centri italiani sul mercato, sarebbe il caso di non ascoltare nemmeno le sirene che provengono da Bologna.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – SASSARI

Tiri liberi: Dieci errori su trenta liberi tentati, a rovinare la percentuale un ultimo quarto deficitario, con ben sette errori su quindici tentativi, errori che hanno rischiato di compromettere la vittoria fino agli ultimissimi secondi.

Tiro da tre: 2 su 12, percentuale che forse sarebbe stata risollevata solo dalla presenza di Kuskiks e che risente enormemente dell’assenza di un tiratore puro, in un roster composto da tanti giocatori abili nell’uno contro uno, ma con le mani molto fredde dall’arco dei 6.75.

Rimbalzi: 35 a 31 per Sassari, abile soprattutto a rimbalzo offensivo, con i giocatori pesaresi che spesso si sono fatti sorprendere, dimenticandosi di fare il tagliafuori.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Con la Vuelle che ha anticipato la sua partita al sabato sera, molti tifosi pesaresi hanno potuto ieri pomeriggio, usufruire dello splendido servizio offerto da Eurosport, che ha trasmesso tutti gli altri match sulla sua piattaforma streaming e, grazie agli orari sfalsati, si sono goduti sei ore consecutive di bella pallacanestro. Bella veramente? Solo dal punto di vista agonistico, con tante partite decise all’ultimo minuto, se non all’ultimissimo tiro, ma di qualità se n’è vista pochina, confermando il lento declino del nostro basket, dove i veri campioni si contano sulle dita di una mano e dove gli italiani che fanno la differenza sono ancora meno, tutto a vantaggio dell’equilibrio, basta osservare una classifica che ha laureato Avellino campione d’inverno, ha escluso Sassari dalle Final Eight, nonostante un record positivo e che vede ben quattro squadre appaiate all’ultimo posto, con sole 4 vittorie all’attivo. Per Pesaro è stata una domenica altamente positiva, dato che tutte le dirette concorrenti hanno perso ed è risalita addirittura al terzultimo posto, grazie alla classifica avulsa, in una giornata che ha certificato come, allo stato attuale delle cose, saranno cinque squadre a giocarsi la salvezza, le 4 con otto punti in carniere e Capo d’Orlando, che con i suoi 10 punti non può stare tranquilla ed anzi sembra quella più in crisi dal punto di vista tecnico. Ma le cose cambiano in fretta, con il mercato sempre aperto che ti dà la possibilità di variare il tuo roster ogni domenica e state sicuri che qualcosa succederà, cominciando da Varese, alla ricerca di un nuovo playmaker, mentre Brindisi sta valutando la posizione di un paio di americani e a Capo d’Orlando il posto di coach De Carlo è a rischio.

Immagine 9057E in casa Vuelle? Tutto fermo per ora, con Kuksiks che a questo punto non prolungherà la sua permanenza a Pesaro e, dopo il match con Reggio Emilia sarà libero di accasarsi altrove, anche in un’altra squadra italiana, pur se un tiratore a coach Leka serva come il pane, dato che anche con Sassari la sua squadra ha tirato malissimo dall’arco e quando si incontreranno difese più solide di quella sarda, si faticherà a raggiungere quota 70 punti segnati, ma per adesso, si ritiene che questo roster si possa salvare con le proprie forze, dando la colpa delle sconfitte, sempre ai quei famigerati errori di gioventù, nonostante siano passati quindici giornate e quattro mesi per porvi rimedio.

Se una cosa ci ha insegnato il turno di ieri è che in questo campionato, quasi nessuna partita è già decisa alla prima palla a due, specialmente quando le “piccole” ospitano le cosiddette grandi e, che in un equilibrio che regnerà sovrano fino al 9 maggio, saranno i particolari a fare la differenza, vuoi quel pizzico di fortuna che fa uscire od entrare nel canestro, una tripla scagliata all’ultimo secondo, vuoi un nuovo innesto al posto giusto e al momento giusto, per adesso in casa Vuelle si è deciso di affidarsi alla prima opzione, speriamo che basti.

DAGLI ALTRI PARQUET

Alla fine, la sconfitta con la Vuelle è costata a Sassari l’approdo alle Final Eight, tabellone deciso dalla tripla allo scadere segnata da Thomas, che ha consentito a Cantù di espugnare Brindisi, si sono qualificate anche Bologna, che in rimonta ha battuto Reggio Emilia e Cremona, vittoriosa a Capo d’Orlando. Non andrà a Firenze neanche Trento, battuta a domicilio da Avellino, che con questa vittoria si è garantita il primo posto al termine del girone d’andata, con Brescia che è risalita al secondo, dopo il successo casalingo con Pistoia, mentre Milano ha conservato il suo terzo posto, nonostante la sconfitta subita in casa da Venezia nel posticipo, con i campioni d’Italia che dovranno trovare un sostituto del lituano Orelik, out per tutta la stagione, dopo il brutto infortunio subito ieri sera. In Coppa Italia ci sarà anche Torino, che partirà dalla quinta casella, dopo aver espugnato al fotofinish il parquet di Varese.

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