Vuelle, con Reggio un film dal finale già visto e una salita sempre più ripida

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29 gennaio 2018

PESARO – Sarà perché ultimamente si gioca sempre al sabato sera o sarà perché ormai ne abbiamo viste tante negli ultimi cinque anni, ma andare alla Vuelle di questi tempi, è come recarsi al cinema a vedere un film, di cui conosci già il finale. Ma attenzione, non un blockbuster, ma uno di quei filmetti di serie B – o serie A2 – con un regista alle prime armi, che non sempre riesce a far recitare il copione ai suoi attori, attori giovani, che magari hanno davanti a sé una lunga carriera, ma che per adesso interpretano bene alcune scene, mentre in altre vanno a braccio, ma ci sono anche i classici caratteristi, bravi solo a fare da spalla, ma che se gli chiedi di ergersi a protagonisti, si emozionano e sbagliano anche le battute semplici.

La Grissin Bon "schiaccia" le speranze dell'Adriatic Arena (Foto Filippo Baioni)

La Grissin Bon “schiaccia” le speranze dell’Adriatic Arena (Foto Filippo Baioni)

La trama del film ormai la conosciamo bene: un inizio confusionario, dove nessuno sembra aver studiato la parte e non si capisce bene cosa succede, poi si va a braccio, affidandosi al talento puro degli attori, che ogni tanto riescono anche a far divertire gli spettatori paganti, pochini a dire il vero, perché negli ultimi anni si sono un po’ avviliti e magari preferiscono passare il sabato sera con gli amici al ristorante. Durante l’intervallo, il regista cerca di mettere a posto le cose, facendo ripassare le scene agli attori, ma il talento non esce fuori in 15 minuti, ed anche il secondo tempo scorre come il primo, alternando scene con effetti speciali, ad altre dove il ritmo langue e non si capisce bene cosa accadrà da lì in avanti, ma anche i peggiori film, si possono riscattare con un grande finale, di quelli che lasciano il pubblico a bocca aperta, sorpresi da quello che gli sta passando davanti agli occhi, ma qui ci vorrebbero attori e, soprattutto sceneggiatori, eccezionali, di quelli che meriterebbero un premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale, ma dalle nostri parti, di originale non c’è niente, c’è il solito finale alternativo, dove non arriva il principe azzurro a salvare la bella principessa, ma dove le idee buone sembrano finite e, a nessuno, scatta quella scintilla per salvare la situazione. Avete presente quei film horror, dove il pubblico in sala, urla al protagonista di non aprire quella porta, perché ad aspettarlo c’è il solito serial killer, pronto a farlo fuori? All’Adriatic Arena sembra sempre di rivivere una scena simile, dove il pubblico urla agli attori sul parquet, di non rovinare il film con la solita rimessa fallimentare, quella dove dietro alla porta c’è solo la palla consegnata direttamente nelle mani avversarie, ma purtroppo il copione sembra scritta all’ultimo minuto, su una lavagnetta, dove il regista cerca di farsi capire da un cast che parla lingue differenti, proponendo tre versioni della stessa scena, ottenendo come risultato, quello di rovinare un discreto film, con il solito finale frettoloso, di quelli che “ il budget è finito, ma si deve portare ugualmente a termine il lavoro” e se volete andare a vedere un bel film, dovete cambiare cinema, perché all’Adriatic Arena, negli ultimi cinque anni, si sono viste sempre le stesse scene, nonostante siano cambiati i registi e gli attori, così ci chiediamo: non è che la colpa sia del produttore, quello che ad inizio delle riprese, mette a disposizione un budget appena sufficiente per arrivare alla scena finale, ma che se durante la lavorazione, accade qualche imprevisto, non apre più il portafoglio? Cominciamo a pensarlo, così come cominciamo a credere che, se il regista non è all’altezza, sarebbe il caso di cercarne uno più scafato e che, se anche sei un attore dotato di grande talento, non ti puoi accontentare di ammiccare alla telecamera per una ventina di minuti e passare il resto del film a fare la comparsa – ogni riferimento a Spiro Leka e Dallas Moore, non è puramente casuale – probabilmente ci chiederanno di passare altri sabato sera alla multisala Adriatic Arena, con la speranza che a forza di confezionare film sempre uguali, si riesca a farne uno, dove il finale non sia già scritto.

 

I PIU’ …..

Tiri Liberi: 19 su 21, con il solo Mika a sbagliarne un paio, tirandoli comunque con un buonissimo 80%, per una volta, la mano dei biancorossi dalla lunetta non ha tremato.

Diego Monaldi: Lunedì scorso, lo avevamo esortato a tirare fuori il carattere, perché tecnicamente è un playmaker di buon talento, contro Reggio Emilia, Diego ha disputato la sua migliore partita stagionale, mettendoci grinta, tiro e voglia di essere protagonista, speriamo non rimanga un caso isolato.

Tiro da tre: 9 su 21, per una percentuale del 43%, che da queste parti non si vedeva da tempo, il problema è che la Grissin Bon ha fatto ancora meglio, con 14 triple a segno, sulle 25 tentate, confermando che non sono state le difese le protagoniste del match.

 

….. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – REGGIO EMILIA

Mario Little (Foto Filippo Baioni)

Mario Little (Foto Filippo Baioni)

Rimbalzi: Pesaro ne cattura solo 21, eguagliando il record negativo stabilito la settimana scorsa a Brescia, dove tra l’altro la Germani ne aveva catturati il doppio, mentre sabato Reggio Emilia ne ha tirati giù 27, dato che le alte percentuali delle sue squadre, hanno inevitabilmente abbassato il numero di rimbalzi a disposizione.

Mario Little: Forse gli rimangono un altro paio di partite, per cercare di mantenere il suo posto, ma rimane il rammarico di non aver sfruttato al massimo le qualità balistiche di Kuskiks, preferendo al lettone, quest’ala americana mediocre, con nessuno punto di forza e che passa il tempo a consigliare i compagni, invece di produrre in proprio.

Marco Ceron: Coach Leka lo rimette nello starting five, ma il capitano non sfrutta a dovere l’occasione, sbagliando un paio di triple aperte e non riuscendo mai a dare un contributo accettabile, come dimostra la sua valutazione negativa, in una giornata dove la Vuelle ha stabilito con 107, la sua seconda prestazione stagionale nella specialità.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Se non porti a casa la vittoria, in una giornata in cui superi la regola del 75 e 35 – percentuali dalla lunetta e da tre – in cui Bertone e Monaldi fanno la loro migliore partita, dove segni 96 punti e, dove con 20 assist, eguagli il tuo record stagionale, non c’è tanto da stare allegri e ti chiedi quando la Vuelle potrà tornare alla vittoria, soprattutto contro avversari che difenderanno molto meglio dei reggiani. Tutto sommato, non è stata una giornata infausta come la precedente, con la sola Brindisi che ha conquistato punti nella zona bassa della classifica, tra l’altro in uno scontro diretto con Pistoia, mentre Capo d’Orlando è arrivata alla sesta sconfitta consecutiva, rimediando un ventello dalla Virtus Bologna priva di Ndoja e Alessandro Gentile, ma i siciliani, dopo Luca Campani, si apprestano a firmare un paio di nuovi giocatori, mettendo mano ad un roster che, allo stato attuale delle cose, è forse il più debole della serie A. E Pesaro cosa sta facendo? Si muove con cautela, con le idee poco chiare e l’unica certezza che si farà un solo movimento in entrata ed uno in uscita, oltre a quello di Kuksiks, che già in giornata firmerà per un’altra formazione, aumentando i rimpianti di chi lo avrebbe in ogni caso preferito a Little. Ma in che ruolo si interverrà?

Alla Vuelle servirebbero un sacco di cose, da un numero quattro affidabile, ad un vero playmaker, da un’ala piccola moderna, in grado di ricoprire un paio di ruoli, ad un allenatore più esperto e navigato di quello attuale, ma inutile sperare in un miracolo, leggi l’arrivo del main sponsor, per poter veramente rovesciare come un guanto una squadra ultima in classifica. Come sempre, si cercherà di spendere solamente i soldi presenti in cassa, quelli che difficilmente ti permetteranno di pagare dei buyout, come nel caso di Tony Mitchell, attualmente impegnato in G-League. Si andrà alla ricerca o di giocatori già passati nel Belpaese, per non dover pagare la tassa federale di ventimila euro o di giocatori in uscita dall’emisfero australe, dove i vari campionati stanno volgendo al termine e non si dovrà pagare nessun buyout, dando un’occhiata anche ai vari atleti liberati in giro per l’Europa dalle squadre, che non si possono più permettere di pagare i loro stipendi. In mezzo a tutti questi paletti economici, che riducono notevolmente il bacino da cui pescare, non è chiaro nemmeno se si prenderà un esterno od un lungo e chi sarà il sacrificato.

Bertone in marcatura (Foto Filippo Baioni)

Bertone in marcatura (Foto Filippo Baioni)

Gli unici certi di rimanere sono Moore e Mika, con Bertone che rischia il posto se dovesse arrivare un playmaker alla Clarke, tanto per fare un nome, Little che potrebbe fare le valigie in caso dell’arrivo, ad esempio, di Mitchell, ma anche Omogbo potrebbe dover cercare un’altra sistemazione, se si riuscisse a firmare un numero quattro alla Jarrod Jones, tanto per intenderci. Difficilmente vedremo una faccia nuova sabato sera a Bologna, in una settimana in cui il telefono di Cioppi sarà bersagliato dalle telefonate dei procuratori e in cui circoleranno tanti nomi accostati alla Vuelle, che nel frattempo si “gode” il suo ultimo posto solitario, quello che al di là delle frasi di circostanza, comincia a preoccupare anche la dirigenza biancorossa, che sta cominciando a capire che non basta un gruppo di volenterosi ragazzi per salvarsi, anche se si continua a perdere partite al fotofinish, anche se sembra sempre, che basti un niente per portare a casa la vittoria. Niente è quello che rimarrebbe in mano al 9 maggio, se non si interverrà al più presto e nel modo migliore, che purtroppo non è quello che hanno in mente in via Bertozzini, dove si pensa che basti un solo nuovo innesto per togliersi dai guai, a questa Vuelle servono tre facce nuove: una negli esterni, una nei lunghi, una in panchina, ma non sperateci troppo.

DAGLI ALTRI PARQUET

In attesa del posticipo di stasera tra Varese e Milano, Brescia riconquista la vetta solitaria, espugnando Avellino, dopo un supplementare, grazie ad una tripla di Michele Vitali, al termine di una partita ben giocata da entrambe le formazioni, con la Sidigas che è stata raggiunta al secondo posto da Venezia, passata a Trento con qualche difficoltà, Bologna aggancia Torino al quinto posto, dopo la netta vittoria ottenuta dalla Virtus a Capo d’Orlando, mentre la Fiat non sembra aver ancora digerito l’esonero forzato di Banchi, rimediando una brutta sconfitta a Sassari. Cremona supera Cantù, in un match dal punteggio Nba, mentre Brindisi si aggiudica lo spareggio salvezza con Pistoia, ribaltando anche la differenza canestri.

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