Vuelle, Bologna ha messo altro sale sulle ferite. Cercasi reazione

PESARO – Se avevate ancora dei dubbi sullo stato di salute della Victoria Libertas, non li avete più, se avete assistito, magari dal vivo, alla debacle di sabato sera a Bologna: la Vuelle è messa male, non sembra più in grado di reagire e si sta spegnendo lentamente, avviata verso una fine ingloriosa, che non merita dopo tanti anni di onorata presenza nella massima serie. Inutile girarci intorno, la squadra vista nel primo quarto al PalaDozza sembrava capitata lì per caso, cinque giocatori che avrebbero bisogno di passare tanto tempo insieme, perché non puoi pretendere che, essendosi appena conosciuti, siano in grado di effettuare dei semplici cambi di marcatura o scivolamenti dopo un pick and roll degli avversari, che ringraziavano e tiravano senza nessun tipo di opposizione, una specie di allenamento settembrino, contro uno sparring partner non all’altezza della situazione.

Ma non siamo a settembre e a Bologna c’era anche la neve, per far capire che siamo arrivati a febbraio, cinque mesi passati “ad allenarsi bene”, peccato poi che nei primi minuti, quelli dove viene applicato il piano partita preparato in settimana, scenda in campo una squadra completamente allo sbando, e non è capitato solamente sabato sera, ma almeno una decina di volte finora, situazione che poi costringe la Vuelle ad inseguire per trenta minuti, con un dispendio di energie che non si può permettere, visto anche una rotazione non lunghissima, dove basta una sola assenza, per far venire a galla una marea di problemi e la mancanza dell’influenzato Ceron, non può giustificare il meno venti dopo sette minuti, se non altro perché la Virtus era senza Alessandro Gentile, forse il miglior giocatore italiano del campionato.

Coach Spiro Leka ha apprezzato la reazione della sua squadra dal secondo quarto in avanti, anche perché fare peggio era francamente difficile, ma a noi ci è sembrato che più che salire Pesaro, sia scesa Bologna, che sul più 28, in casa, con una rotazione a sua volta ridotta, ha deciso di non premere più sull’acceleratore, accontentandosi di non far scendere mai il divario sotto i 15 punti, soprattutto perché ogni volta che la Virtus ha deciso di eseguire uno schema, non ha trovato una vera opposizione da parte della Vuelle, che ha perso tutti i duelli ad iniziare da Mika, sempre spazzato via dai muscoli di Slauhgter, mentre per capire chi stia marcando Omogbo ci si mette un po’ di tempo. Aradori ha fatto quello che ha voluto contro Little e Bertone, stessa cosa capitata ad Umeh, con Moore che ha deciso di non provarci nemmeno a stargli vicino e Monaldi che si è adeguato alla situazione, in una Vuelle che, se in difesa è stata inguardabile, non se l’è cavata un granché nemmeno in fase offensiva, dove sono arrivati punti prevalentemente dai contropiedi, agevolati dall’ampio divario, e da soluzioni individuali, come le schiacciate spettacolari di Omogbo, per il resto, siamo a notte fonda – 11 assist – in un attacco che non può affidarsi nemmeno all’arma dei poveri, quel tiro da tre che se entra con continuità può coprire tante magagne, ma l’unico tiratore puro della squadra è stato lasciato andare via, preferendogli Mario Little, forse uno dei peggiori stranieri visti nell’ultimo lustro, giocatore arrivato con la nomea di tiratore (ma quando mai) e che non ha un punto di forza neanche a cercarlo con attenzione, nullo in difesa e confusionario in attacco, al quale è stata data fiducia fino a maggio, mentre a Kuskiks, che da solo non avrebbe salvato la situazione, è stato dato il benservito.

Spiro Leka (Foto Filippo Baioni)

Spiro Leka (Foto Filippo Baioni)

Con la squadra uscita umiliata dalla trasferta di Bologna, ancorata al suo meritato ultimo posto ed apparsa in uno grave stato di confusione tecnica, la prima cosa da fare sarebbe quella di esonerare l’allenatore, se non altro per dare la famigerata scossa, in attesa che la società decida di ritornare sul mercato, ma è la parola attesa che stona in questa situazione. A Capo d’Orlando, il presidente Sindoni ha scritto una lettera aperta alla tifoseria, chiedendo di rimanere uniti, specificando che nonostante tutti i problemi, stanno facendo il possibile per salvarsi, come dimostrano gli arrivi di Luca Campani e Nick Faust e l’imminente ingaggio di un altro giocatore, dalle nostre parti invece, si attende la pausa, dopo il match contro Torino, quando ci saranno venti giorni per muovere le acque, sempre più agitate, dove la piccola barchetta chiamata Vuelle, rischia di andare a sbattere pesantemente contro gli scogli, senza un timoniere adeguato e un marinaio esperto ed affidabile, dotato del necessario talento per riportare in porto la barca con meno danni possibili di quelli fatti finora, con 14 falle che hanno già colpito lo scafo biancorosso e quando ne arriveranno altre sette od otto, nessuno sarà in grado di non farla affondare.

I PIU’ …….

Rimbalzi: Ad Omogbo ritorna la voglia di andare a rimbalzo e, con i 17 catturati dal nigeriano, Pesaro riesce a pareggiare (41-41) almeno questa voce statistica.

Tiri liberi: 11 su 13 per una Vuelle che almeno nelle ultime due partite, sembra aver ritrovato la mira dalla lunetta.

… E I MENO DELLA SFIDA BOLOGNA – PESARO

Tiro da tre: 6 su 24 dalla linea dei 6.75, per una Vuelle che nel primo tempo sparacchia come da copione, trovando qualche tripla con Moore e Little solo a risultato ampiamente compromesso.

Mario Little: Il massimo del minimo lo raggiunge quando, dall’angolo, si alza marcato da due virtussini, per scagliare un tiraccio verso lo spigolo del tabellone, in una partita in cui il meno tre di valutazione raccolto in 26 minuti di utilizzo, non racconta pienamente la sua bruttissima prestazione.

Palle perse: 18, con il solo Mika che commette quattro infrazioni di passi, contribuendo alla pessima gestione del pallone di tutti i biancorossi.

Primo quarto: 30 a 14 il punteggio, 43 a 1 la valutazione, quando i numeri raccontano già tutto.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

A meno di clamorose sorprese, a giocarsi la salvezza sono rimaste solo Pesaro e Capo d’Orlando, perché Pistoia, Brindisi e Varese, con i loro 12 punti e con un roster francamente superiore, sembrano già fuori dai guai, soprattutto perché quando giocano in casa, possono sfruttare un fattore campo che la Vuelle e la Betaland non hanno, visto che l’Adriatic Arena non fa paura a nessuno e in Sicilia, hanno una media spettatori che non arriva a quota 2000. Abbiamo parlato di paura, perché sembra che l’orribile primo quarto di Bologna, sia imputabile all’effetto PalaDozza, che secondo il presidente Costa “ha fatto tremare le gambe a qualche giocatore”, dimenticandosi di sottolineare che più che paurosi, sembravano confusi, in balia di un avversario che semplicemente stava facendo una cosa che non gradiscono dalla prima giornata, ovvero la stava mettendo sul fisico, cercando sempre il contatto, con Mika che volava per terra una volta sì ed una volta no, Bertone che passava regolarmente dietro ai blocchi e Moore, che per non rischiare nulla, si guardava bene dallo stare vicino a Umeh, che infatti, liberissimo, infilava triple a ripetizione.

Il presidente Costa ha confermato la fiducia a coach Leka, uomo della società, che non alza mai la voce, come fece di questi tempi l’anno scorso il suo predecessore, e che si adatta a quello che gli mettono tra le mani, anche se siamo curiosi di sapere se la decisione di preferire Little a Kuksiks, sia stata farina del suo sacco o gli sia stata imposta dall’alto, d’altra parte, scordatevi che potrebbe venire un allenatore più esperto, e se proprio le cose dovessero andare ancora peggio, si sceglierebbe la soluzione interna, con la promozione di Cedro Galli.

In settimana non succederà niente, ma, come auspicato un mesetto fa da questo sito, all’orizzonte si prospetta il ritorno di Rotnei Clarke, che il 18 finirà la sua avventura australiana, dato che la sua squadra non disputerà i playoff, e non si dovrà pagare nessun tipo di buyout per rivederlo in maglia Vuelle. A lasciargli il posto dovrebbe essere Mario Little, in un quintetto in cui Moore sarebbe spostato nello spot di guardia e Ceron da ala piccola, con Monaldi e Bertone a partire dalla panchina, ma per rivedere Clarke e non rivedere più Little, dovranno accadere sostanzialmente due cose: la prima è trovare un posto dove piazzare Mario, che avendo giocato più di cinque partite, si è conquistato il suo status di giocatore “vistato” e quindi più appetibile per una formazione, magari di serie A2, che ha già esaurito i visti a sua disposizione, La seconda è legata alla prima, perché se nessuno si accollerà lo stipendio di Little, facendo entrare qualche spicciolo nelle casse biancorosse, c’è il serio rischio di doversi privare di un pezzo pregiato, che non sarà Omogbo, giudicato incedibile, e ci potremo trovare con un Clarke in più e un Moore in meno.

Speriamo che i consorziati, quelli che dichiarano che se mollano loro, andremo tutti a vedere il calcio a 5, decidano di metterci una pezza, coprendo l’eventuale disavanzo, anche se vorremmo sapere perché, in casa Vuelle, i conti rischino sempre di non tornare, visto che di imprevisti, per adesso, se ne sono visti pochi e che sforamenti di budget, non ce ne dovrebbero essere stati, ma d’altra parte a Pesaro, manca il main sponsor, quello che a Bologna sono stati fortunati a trovare, presumendo che il sig. Zanetti, proprietario della Segafredo Caffè, non abbia controllato i conti della Virtus e non sia stato convinto dalla bontà del progetto, ma che abbia semplicemente deciso una mattina, di mettere qualche milioncino di euro nella pallacanestro, ecco, in riva al Foglia, manca quel colpo di fortuna, quello che una mattina, convinca un imprenditore che passa davanti a Via Bertozzini, ad entrare in sede ed elargire parecchie centinaia di migliaia di euro, semplicemente perché gli piace il basket e non perché gli hanno prospettato di entrare da protagonista, nel secondo sport di squadra italiano, con tifosi giovani ed appassionati, dove il suo marchio sarebbe sulla bocca di tutti e, dove con un progetto pluriennale mirato ed efficace, avrebbe la possibilità di veicolarlo in giro per l’Italia, ed eventualmente per l’Europa.

“Audentes fortuna juvat” dicevano i latini, ma di audace, negli ultimi cinque anni, da queste parti, non è successo tantissimo.

DAGLI ALTRI PARQUET

Quattro squadre al comando, dopo 18 giornate, evento che non accadeva da parecchio nel campionato italiano, così, come è da un po’ di tempo, che la capolista, a questo punto della stagione, avesse perso ben cinque partite, altro segnale dell’abbassamento di qualità del nostro basket. A renderlo possibile è stata la sconfitta casalinga di Brescia, battuta con merito da una rediviva Trento, con gli irpini raggiunti da Milano, che si sbarazza senza nessun problema di Capo d’Orlando, da Venezia, che invece ha faticato più del previsto a battere Brindisi e da Avellino, passata agevolmente a Torino, dove le acque continuano ad essere agitate. Reggio Emila continua la sua rincorsa ai playoff, superando al fotofinish Sassari grazie ad un canestro di Della Valle, mentre Pistoia fa un passo forse decisivo verso la salvezza, battendo nettamente Cremona, in un diciottesimo turno che si chiuderà stasera, col derby lombardo tra Cantù e Varese.

 

 

 

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