Troppi errori: la Vuelle mastica il pane duro di 4 vittorie in 19 partite

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12 febbraio 2018

Immagine 8668PESARO  – Cambiano le avversarie, cambia la dinamica, cambiano le modalità, ma quello che non cambia mai è il risultato finale: la Vuelle non riesce più a vincere, o meglio non ci è quasi mai riuscita in questa stagione, quella dove si rischia di riscrivere tutti i record negativi societari, perché 4 vittorie su 19 partite, non possono e non devono passare per una cosa normale. La trama del film non cambia quasi mai, perché dopo varie vicissitudini, si arriva al gran finale, quello che vede Pesaro giocarsela negli ultimi tre minuti, con il tabellone che indica un divario non superiore ai cinque punti tra le due contendenti, magari cambia il modo in cui ci siamo arrivati, delle volte in rimonta, delle volte sperperando vantaggi anche cospicui, ma quando entrate all’Adriatic Arena, fate vostro il nostro mantra: “Speriamo di arrivare punto a punto negli ultimi 180 secondi”, perché l’alternativa è perdere con un divario più ampio, non certamente quella di vincere con un margine in doppia cifra.

Il brutto di questa situazione è che non si vede come se ne possa uscire, perché puoi parlare di sfortuna, di decisioni arbitrali avverse o di congiunture astrali sfavorevoli, ma alla fine quello che ti rimane nella memoria, non sono mai le genialate delle avversarie, ma gli errori, anche banali, commessi dai giocatori pesaresi, che in un modo o nell’altro, trovano sempre il modo di farsi del male, vuoi una rimessa consegnata nelle mani altrui, vuoi una forzatura al tiro, vuoi un tagliafuori mal eseguito, vuoi un fallo fatto a metà campo ampiamente evitabile, un campionario di nefandezze che purtroppo si continua a commettere con troppa semplicità, soprattutto a questo punto della stagione, quando la scusa della poca esperienza non regge più.

La rabbia è che, onestamente, si continuano a perdere le partite per propri demeriti, perché se vi dobbiamo dire che Torino sia uscita dalla crisi, diremmo una bugia, anzi la Fiat è stata una delle squadre più disorganizzate viste a Pesaro, con una difesa all’acqua di rose ed una fase offensiva, dove il pick and roll era la prima, seconda e terza opzione, ma per segnare 95 punti alla Vuelle è bastato e avanzato, soprattutto perché ogni uno contro uno vedeva la predominanza fisica dei torinesi, cominciando dai 15 centimetri di differenza tra Garrett e Moore, finendo per la lotta impari, in termine di kg, tra Mbakwe e Mika.

E questo problema ci fa nascere un dubbio: ammesso e non concesso, che alla fine un intervento sul mercato si farà e Rotnei Clarke farà il suo ritorno a Pesaro, a lasciargli il posto deve essere per forza Little? Intendiamoci, Mario rimane un giocatore mediocre, che non ha grosse qualità tecniche e che sembra sempre capitato lì per caso, ma almeno è un’ala piccola di ruolo, a differenza di Bertone, che quando deve giocare da numero tre, fatica maledettamente, sia in fase difensiva, dove si trova di fronte americani più grossi e talentuosi, sia in quella offensiva, dove le sue entrate uno contro il mondo, difficilmente trovano la via del canestro, così, non vedendo all’orizzonte l’arrivo di due nuovi giocatori e se l’unica faccia seminuova sarà quella di Clarke, si dovrà valutare bene la situazione, pensando non solamente ai miglioramenti offensivi, che con l’arrivo di Rotnei dovrebbero arrivare, ma l’attuale giocatore degli Illawarra Hawks in Australia, non è certamente un mastino in difesa, così come non lo sono Moore e Monaldi.

Immagine 8547E questa Vuelle purtroppo, è in difesa che mostra tutte le sue lacune, al di là di chi scenderà in futuro sul parquet, visto che coach Leka non è riuscito a dare un’identità difensiva alla sua squadra, che magari difende per un paio di minuti, quelli dove riesce a rimontare, ma che in quelli successivi non riesce ad incidere, lasciando un preoccupante numero di palloni vaganti agli avversari, convertiti in due o tre punti troppo semplici, segnarne sempre uno in più degli altri, può sembrare divertente, ma per farlo, o hai un talento offensivo nettamente superiore o devi sperare che gli avversari siano in una giornataccia, altrimenti ti ritrovi ad aver vinto solo 4 partite su 19, ad essere ultima in diverse voci statistiche, dal tiro da tre agli assist, ad essere la seconda peggiore difesa del campionato e a chiederti se questo sia veramente l’anno in cui la tua dose di fortuna sia finita.

I PIU’ …..

Assist: I nove distribuiti da Monaldi, alzano nettamente la media della Vuelle, che finalmente si è accorta, ad esempio, che un lungo come Ancellotti, deve essere servito a non più di due metri dal ferro.

Eric Mika: Anche lui, come Omogbo, sembra aver capito che più si avvicina al ferro, più le cose si possono semplificare, evitando quei tiri forzati in fade away dalle basse percentuali, ma per rendere al massimo, Mika ha bisogno, come tutti i lunghi, di essere servito col giusto tempismo.

Andrea Ancellotti: Niente di eccezionale, ma quando un lungo italiano, riesce a segnare 10 punti in 11 minuti, è giusto sottolineare” l’impresa”.

 

…. E I MENO DELLA SFIDA PESARO – TORINO

Marco Ceron: Ormai lo conosciamo talmente bene, che quando parte a testa bassa senza un reale perché, sappiamo già come andrà a finire, o palla persa, o un tiro che scheggia appena il ferro, contro Torino, di queste azioni ne abbiamo viste almeno tre o quattro.

Palle perse e recuperate: 17 palloni persi, alcuni in maniera davvero banale, mentre in difesa, Pesaro non è quasi mai riuscita a graffiare come avrebbe dovuto, a fare la differenza, in negativo, sono stati soprattutto i palloni vaganti lasciati regolarmente nelle mani dei torinesi.

Spiro Leka: Siamo sempre lì, ad aspettare che negli ultimi minuti tiri fuori il coniglio dal cilindro, uno schema od una difesa che metta in difficoltà l’avversario e consenta alla sua Vuelle di vincere la partita, il problema è che a forza di aspettare si va dritti dritti in serie A2.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Alla fine, l’atteso faccia a faccia tra tifoseria e dirigenza è arrivato, non sui social network, ma come si faceva una volta, all’interno del palazzetto, quando all’Adriatic Arena erano rimasti solo i giornalisti, gli addetti ai lavori, lo staff societario ed una cinquantina di tifosi, che nonostante fosse passato un quarto d’ora dalla sirena finale, erano ancora sulle tribune a contestare la dirigenza della Vuelle, che all’ennesimo coro riguardante i soldi, o meglio alla loro mancanza, decideva di voler parlare a quattrocchi con i tifosi. Il primo a salire le scale è stato Luciano Amadori, presidente di quel Consorzio accusato, giustamente, di non essere stato in grado di trovare uno sponsor e di non mettere le risorse economiche necessarie per intervenire pesantemente sul mercato, dopo qualche minuto, si è presentato anche Ario Costa, presidente senza portafoglio della Vuelle, che venerdì scorso aveva cercato di giustificare la situazione, chiamando in causa lo stato di crisi del basket italiano – innegabile – incapace di tenere alta l’attenzione del pubblico su di lui, con la Rai che lo ha relegato al posticipo domenicale e i quotidiani che danno più spazio alla Nba che al campionato italiano. Tutto giusto per carità, ma questo succede in tutta Italia e non solo a Pesaro, perché non crediamo che a Pistoia o Capo d’Orlando, la Rai trasmetta un canale dedicato solo al basket nostrano, o che esca un’edizione della Gazzetta dello Sport, con dodici pagine dedicate alla pallacanestro e ci viene da chiedere come mai da quelle parti siano riusciti a trovare sponsor prestigiosi come la The Flexx o la Betaland e dalle nostri parti invece, abbiano ricevuto 240 risposte negative da altrettante aziende contattate dall’ufficio marketing della Vuelle, che fino al 2017 era diretto da quel Marco Aloi, attuale consulente marketing della Legabasket, che fortunatamente è uno dei pochi posti in Italia, dove si entra per meritocrazia e non per conoscenze o scelte politiche.

Immagine 8560E se queste 240 aziende ci hanno detto tutte di no sul fronte main sponsor, quello per cui dovrebbero dare mezzo milione di euro all’anno, per abbinare il loro marchio alla Victoria Libertas, ci preoccupa il fatto che pochissime di queste siano state convinte almeno ad entrare nel Consorzio, dato che, se solo il 10% di quelle contattate, avesse versato 25,000 euro – la quota d’entrata – avrebbe portato in dono, lo stesso mezzo milione. I problemi sono due: o si presenta il prodotto in modo errato o non abbiamo la stessa fortuna delle altre società, come a Bologna, dove la Segafredo sembra abbia deciso improvvisamente di entrare nella pallacanestro da un giorno all’altro e non perché convinta dalla bontà del progetto.

Non sappiamo che cosa si siano detti i tifosi e la dirigenza, rimasti almeno mezz’ora sulle tribune, con toni che all’inizio erano più accesi e che, col passare del tempo, sono scemati, ma speriamo che la coppia Amadori-Costa, abbia esordito scusandosi per la situazione attuale, quella che vede la Vuelle meritatamente ultima, elencando prima di tutto, i motivi per cui siamo arrivati a questo punto e poi le soluzioni che intendono attuare nell’immediato futuro, mentre i tifosi, non crediamo abbiano chiesto di prendere Belinelli o Gallinari, ma quel paio di rinforzi necessari per non lasciare nulla d’intentato, probabilmente alla fine, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, ma chiarire direttamente la situazione, non può che essere un bene per tutti.

DAGLI ALTRI PARQUET

Rimangono tre le squadre al comando della classifica, dopo la netta sconfitta rimediata da Brescia nel posticipo, con la Germani travolta da Varese, giunta alla quarta vittoria consecutiva, con tanto di vista playoff. Tutto facile per Avellino con Pistoia, mentre Venezia passa di misura a Cremona e Milano si sveglia nella ripresa a Brindisi, dopo un primo tempo sonnacchioso, risalgono in zona playoff Sassari, che in rimonta batte Bologna, Trento, vittoriosa su Cantù nell’anticipo del sabato e Reggio Emilia, con Della Valle decisivo nel finale per sbancare Capo d’Orlando, in un campionato che adesso osserverà tre settimane di pausa per la Coppa Italia e gli impegni della Nazionale.

Un commento to “Troppi errori: la Vuelle mastica il pane duro di 4 vittorie in 19 partite”

  1. Rodolfo scrive:

    I problemi sono due: o si presenta il prodotto in modo errato o non abbiamo la stessa fortuna delle altre società

    1) Ti sei dimenticato quello che secondo tutti è il più grave: i consorziati pongono il veto a chi non gli va bene, vedi concorrenti.

    2) Magari qualche sponsor grosso voleva fare da solo…

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