SPECIALE CULTURA: Papa Bonifacio VIII: discusso pontefice, figura enigmatica e controversa della storia del papato nel medioevo.

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14 febbraio 2018

benedettoPer il papato, il Duecento non è soltanto una ripartizione cronologica, ma una realtà storica, che ha un suo inizio (Innocenzo III) e un suo apice (Bonifacio VIII). Nel 1294, dopo due anni di sede vacante, i cardinali elessero al soglio pontificio l’eremita Pietro da Morrone, che prese il nome di Celestino V. Costui dopo pochi mesi decise di rinunciare alla dignità pontificia compiendo un atto aspramente criticato dai contemporanei, tra i quali Dante che lo bolla come colui “che fece per viltade il gran rifiuto” (60° verso del III canto dell’Inferno) ma venerato in vita anche per la sua leggendaria austerità, che decise di abbandonare il papato dopo sei mesi per tornare nel suo eremo a Sulmona.

Fu eletto allora papa Benedetto Caetani, nato ad Anagni nel 1217 e discendente di un ramo dell’importante famiglia Caetani (o Gaetani), che poté acquisire ulteriori ricchezze e grandi latifondi sfruttando la sua carica pontificia. Alla vigilia di Natale del 1294, l’energico e battagliero cardinale Caetani, prese il nome di Bonifacio VIII, instaurando però un conflitto con i Colonna e dando inizio ad una delle più aspre battaglie polemiche con i fratelli cardinali Giacomo e Pietro che lo accusarono di illegittimità, cupidigia e tirannia, in quanto sostenitore di una ripresa del programma teocratico di Innocenzo III, colpendo le fazioni romane e togliendo a costoro molti feudi. Inoltre si erse quale arbitro nei conflitti che dividevano l’Italia, come quello tra Angioini e Aragonesi per la Sicilia, ma anche quella tra Bianchi e Neri a Firenze. Promulgò la bolla Unam Sanctam nel 1302, dove dichiarò che la Chiesa rappresenta un unico (unum) corpo mistico; ne consegue perciò che “la Chiesa, non essendo che un solo corpo, non può avere che un unico capo, e non due capi come un mostro, ossia Cristo e il Vicario di Cristo, Pietro e il successore di Pietro”.

celestino

Celestino V

Il messaggio è chiaro: poiché Cristo si perpetua nella persona del suo Vicario, spetta a Pietro e ai suoi successori di supplirlo nel suo ruolo di capo. E il potere di quest’ultimo viene esercitato attraverso le due spade, quella temporale e quella spirituale: entrambe le spade appartengono al potere della Chiesa ma la prima è maneggiata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa, la seconda dai sacerdoti, la prima dai re e dai cavalieri con il consenso e il permesso del sacerdote. E’ necessario dunque che una spada sia sottomessa all’altra, che l’autorità temporale sia sottomessa al potere spirituale; se il potere temporale esce dal retto cammino, deve essere giudicato dal potere spirituale. E’ noto da tempo che gli argomenti sviluppati all’Unam Sanctam non sono di per sé nuovi: un tentativo di difendere il potere giurisdizionale della Chiesa e del papato da concezioni politiche moderne, difendendo posizioni conservatrici non più al passo con i tempi, che i sovrani dell’Occidente europeo non potevano certo accettare, proprio mentre stavano elaborando istituzioni politiche proprie.

Bonifacio VIII indice il Giubileo del 1300 -Giotto frammento di affresco

Bonifacio VIII indice il Giubileo del 1300 -Giotto frammento di affresco

Bonifacio VIII, tuttavia, è stato anche il papa del primo Anno Santo: ottenne un grande successo di prestigio col primo Giubileo da lui indetto per l’anno 1300, che determinò un’enorme affluenza di pellegrini a Roma. Per ottenere l’indulgenza plenaria de centesimo anno, commutabile in 300 libbre di tornesi (monete d’argento), ai partecipanti alla crociate, a chi si fosse armato contro i siciliani o contro i Colonna, e i pellegrini, dovevano visitare le basiliche maggiori di S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le Mura, visitando le tombe degli apostoli.

Ma la politica teocratica di Bonifacio VIII trovò un ostacolo insormontabile nel re di Francia, Filippo IV il Bello, uomo spregiudicato ed astuto, consigliato da giuristi che sostenevano il principio dell’assoluta indipendenza dal potere regio da ogni tutela papale ed imperiale.

Filippo IV Il Bello

Filippo IV Il Bello

La lotta tra Bonifacio VIII e Filippo IV iniziò quando questi decise di sottoporre il clero del Regno di Francia al pagamento di determinate imposte regie, dichiarate illegali dal papa che ribadì solennemente, nella bolla Unam Sanctam, il principio della subordinazione di ogni potere terreno all’autorità del pontefice. Ed è a questo punto che Filippo il Bello decise di iniziare un’azione contro il suo avversario accusandolo di eresie e di immoralità e inviando in Italia uno dei suoi consiglieri, Guglielmo di Nogaret, con l’incarico di arrestarlo e di portarlo in Francia per farlo giudicare da un concilio. Nogaret assieme a Sciarra Colonna (acerrimo nemico del papa), entrò il 7 settembre 1303 con una schiera di armati nella città di Anagni, dove il papa risiedeva, e lo catturò.

Una rivolta popolare cacciò due giorni dopo dalla città il Nogaret e il Colonna, ma papa Bonifacio, gravemente turbato da quella umiliazione, morì un mese dopo a Roma. Con la sua morte, a 86 anni, svanì definitivamente il sogno di una supremazia politica universale del papato, che cadde allora sotto l’influenza francese. Lo schiaffo di Anagni, talvolta citato anche come l‘oltraggio di Anagni, fu un episodio occorso nella cittadina laziale di Anagni l’8 settembre 1303 ai danni di Bonifacio VIII. Si trattò in realtà non tanto di uno schiaffo materialmente dato, quanto piuttosto di un oltraggio morale, anche se la leggenda attribuisce a Sciarra Colonna l’atto di avere schiaffeggiato il papa sul visocon la mano armata di un guanto di ferro”, tanto da farlo sanguinare.

rivoltaMa sono soprattutto le accuse contro Bonifacio VIII, contro un papa di Roma, che si formano in varie fasi della ricostruzione storica, realizzando una vera e propria “dinamica delle accuse” che Padre Jean Coste (1926-1994), presbitero e storico francese, ha sottoposto simili imputazioni. Le accuse riguardano vari periodi della vita di Bonifacio: il papa è denunciato come falso pastore e ladro, colpevole di avere indotto con l’inganno il suo predecessore a dare le dimissioni. Il linguaggio del pontefice è definito come insultante, minaccioso, sarcastico; egli è accusato di non credere all’Eucarestia, di violare il segreto della confessione, di non rispettare il digiuno e l’astinenza, di sollecitare la venerazione della propria persona, di adorare gli idoli, di possedere un demone privato, di essersi dato a pratiche magiche, come fumigazioni, invocazioni e consultazioni di demoni. Vi figurano tutti i vizi: orgoglio, ira, il fatto di essere attaccatissimo alla vita, di aver condotto una esistenza scandalosa e di non essersi curato minimamente dell’opinione altrui, di aver seminato la divisione tra fratelli per appropriarsi dei loro beni, di aver accumulato denari spogliandone i poveri. Lo si accusa di sodomia, di fornicazione, di avere avuto due figli, di aver tenuto delle concubine, e poi di simonia (compravendita di beni spirituali), di aver desiderato il dominio del mondo, di aver dilapidato i beni della Chiesa, e di essersi servito in maniera sfrontata del nepotismo, non cessando mai di fomentare guerre. Avrebbe messo in dubbio dogmi quali la Trinità, l’Incarnazione di Cristo e la Verginità di Maria, ma anche l’immortalità dell’anima, la vita eterna e la risurrezione, e sostenuto che ogni comportamento sessuale era lecito e così anche ogni piacere corporale.

Insomma Bonifacio VIII, diranno i suoi accusatori, era un “eretico perfetto”.

Ma da chi erano mosse simili insinuazioni e calunnie?

Oltre ai riferimenti di Jean Coste esistono anche scritti di Pierre Dupuy e Tillmann Schmidt che sostengono, senza ombra di dubbio, che le ragioni nell’opposizione a Bonifacio vede come protagonisti i suoi nemici più accaniti: i Colonna e il giurista di Francia, Guglielmo di Nogaret, al soldo del re Filippo il Bello, che venne poi scomunicato con la celebre bolla Super Petri solio. Comunque costoro non avevano potuto impedire che Bonifacio VIII entrasse, con maestà, nella successione dei corpi defunti di pontefici a Roma. E a questo proposito, si narra che l’apertura della tomba nel 1605 costituì una forma di rivincita storica da parte del papa inquisito, infatti la salma fu trovata intatta trecentodue anni dopo la sua morte.

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