Coppa Italia, vince Torino in mezzo al grigiore del basket italiano

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20 febbraio 2018

TORINO VINCE COPPA ITALIAPESARO – In Italia si gioca una brutta pallacanestro, ne abbiamo avuto conferma guardando le sette partite delle Final Eight fiorentine, dove ha regnato la mediocrità tattica, con il tiro da tre, unica arma a disposizione di ogni allenatore, anche di quelli finora osannati come Andrea Diana, che con la sua Brescia, nella finale, non ha trovato alternative alle triple, scagliandone ben 12 nell’ultimo quarto – tre sole a segno – dimenticandosi di appoggiare il gioco dentro l’area (0 su 3), ma anche la Fiat si è adeguata alla situazione, tirando ben 33 triple in 40 minuti, perché ormai è convinzione comune, che per battere la zona si debba solo tirare dai 6.75, senza cercare le penetrazioni o i giochi a due tra i lunghi.

Non è stata la Coppa Italia di Milano, apparsa un’armata Brancaleone, che per lunghi tratti ha difeso peggio della Vuelle, subendo 105 punti da una Cantù senza Culpepper e Crosariol, non è stata nemmeno la Coppa di Venezia, dove Austin Daye sembra uno qualunque e sappiamo che al figlio di Darren invece piace essere la stella della squadra, non è stata neanche la Coppa di Bologna, che ha però l’alibi delle assenze di Aradori e Alessandro Gentile e non è stata neanche la Coppa di Avellino, che dovrà migliorare la gestione dei finali, se vorrà raggiungere lo scudetto il prossimo giugno.

Tornano a casa, contente e con qualche rammarico, Cremona e Cantù, battute entrambe al supplementare nelle semifinali, ma la Vanoli ha già fatto l’impresa arrivandoci e Cantù è una squadra che in una partita secca, può battere chiunque e, non sappiamo come sarebbero andate le cose, con Randy Culpepper sul parquet del Nelson Mandela Forum di Firenze.

Alla fine, la Coppa se l’è portata a casa Torino, sì, la stessa squadra a cui la Vuelle ha generosamente regalato i due punti domenica scorsa, anche se era senza Vander Blue, nominato Mvp della manifestazione e che probabilmente, in questo momento, è il più forte giocatore del campionato, se le presunte stelle milanesi continueranno a non brillare. La Coppa l’ha vinta Paolo Galbiati, 32enne allenatore di scuola Armani, che aveva debuttato in campionato proprio contro la Vuelle, dimostrando che, più sale il talento individuale, meno conta la mano del coach, in una Fiat dove, dopo l’esonero di Banchi e Recalcati, la dirigenza era stata aspramente criticata dalla tifoseria, ma, a differenza di quello che succede dalle nostre parti, a Torino i soldi non mancano e gli arrivi di Blue e Pelle da Varese, hanno cambiato completamente volto alla squadra, che ora si candida ad un posto tra le prime quattro nei prossimi playoff.

La Coppa Italia, ci ha confermato che sarebbe bastato poco alla Vuelle per togliersi dall’ultimo posto in questo grigiore generale, sarebbe bastato che, ai primi di gennaio, si fosse già tornati sul mercato, prendendo un allenatore esperto (Cesare Pancotto?) al posto di Leka, una guardia comunitaria al posto di Bertone e un’ala piccola (Tony Mitchell?) al posto di Little, costo totale dell’operazione? Tra i 100 e i 150mila euro, cifra astronomica per le casse attuali della Vuelle, ma che dovrà far riflettere nel futuro, quello in cui si addosseranno tutte le colpe dell’eventuale retrocessione, alla differenza economica tra Pesaro e le altre 15 squadre. In un budget biancorosso, che dovrebbe essere di due milioni e duecentomila euro circa, 150mila euro non rappresentano neanche il 10%, questo ci deve far riflettere su due cose: la prima è che se siamo senza sponsor, qualcuno ne è responsabile, la seconda è che, tranne poche realtà, quasi tutte le squadre hanno problemi di budget, perché se tra Pesaro, che forse è veramente quella col budget minore delle 16 squadre di serie A, e la quindicesima, ci fosse una differenza abissale, saremmo i primi a dire che rimanere in serie A avrebbe poco senso, ma vi possiamo assicurare che ci sono almeno 4 o 5 società che non raggiungono i 3 milioni di budget, differenza colmabile, ad esempio, dall’arrivo del main sponsor il prossimo anno e che con un progetto serio, ci sarebbe tutto lo spazio per ritornare almeno a metà classifica nell’immediato futuro, il problema è che non sappiamo, se ci sia veramente un progetto all’orizzonte e soprattutto, chi si prenderà l’onere di metterlo in pratica.

Nella conferenza stampa di stamattina, il presidente Amadori è parso contrariato, affermando che ci sono state due aziende, intenzionate ad entrare nel Consorzio, che ci avrebbero rinunciato, per i dissidi tra la tifoseria pesarese e la dirigenza, dimenticandosi magari di dire che a Torino, fino a 10 giorni fa, la situazione era anche peggiore, con il presidente Forni contestato duramente per gli esoneri di Banchi e Recalcati e che, nello sport, i tifosi di una squadra ultima o penultima da sei anni, non sempre possono starsene buoni in un angolo a far finta che tutto vada per il verso giusto e che, le contestazioni fanno parte della normale prassi, purché rimangano dentro i margini della buona educazione.

Nota a margine sulla Coppa Italia: durante le partite, i rotoli pubblicitari, mandavano in sequenza, gli sponsor delle 16 squadre di serie A, dal caffè ai vestiti, dalle auto alle scarpe, ma noi ci siamo messi nei panni degli spettatori occasionali, quelli che non seguono assiduamente il nostro basket e che si sono imbattuti in un cartellone completamente bianco, da cui spuntava il logo “VL”, si saranno chiesti: chissà cosa vendono? Niente purtroppo, è solo il marchio di una gloriosa società di pallacanestro, che da oltre 70 anni cerca di sopravvivere, ma che negli ultimi tempi, riesce a stento a rimanere a galla.

 

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