Dal mancato rinnovo di giugno al rientro di febbraio, riecco Clarke alla Vuelle dopo otto mesi di discusso tira-e-molla

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20 febbraio 2018

Rotnei Clarke in una partita a Pesaro (contro Caserta) nella scorsa stagione (Foto FILIPPO BAIONI)

Rotnei Clarke in una partita a Pesaro (contro Caserta) nella scorsa stagione (Foto FILIPPO BAIONI)

PESARO – Alla fine di questa travagliata stagione della Vuelle, quando ripenseremo a tutte le cose che non hanno funzionato, ci soffermeremo sugli errori principali commessi da questa dirigenza e con la memoria, si dovrà tornare indietro allo scorso giugno, quando la trattativa per il rinnovo di Clarke, si arenò praticamente, sul buyout da pagare alla squadra australiana, quella dove Rotnei ha giocato fino alla scorsa domenica, che di prassi, deve essere onorato dalla formazione che ne acquista i “diritti” e non dal giocatore. Ma eravamo appena rimasti senza sponsor e i due presidenti, non se la sentirono di spendere soldi extra. Così la trattativa sfumò per qualche decina di migliaia di dollari, con Clarke, che nonostante la volontà di rimanere in riva al Foglia, si adeguò alla situazione, prendendosi qualche mese di vacanza, per poi tornare in Australia ad ottobre, perché il loro campionato è composto da sole otto squadre e dura quattro mesi, torneo dove ha mostrato le solite qualità balistiche, quelle che lo avevano fatto entrare nel cuore dei tifosi, nonostante avesse giocato solo otto partite in maglia biancorossa.

Il mancato rinnovo di Clarke, ha sicuramente contribuito all’emorragia di abbonati – vi ricordiamo che ne abbiamo praticamente persi mille per strada – con i tifosi pesaresi che avrebbero gradito rivedere una faccia nota e simpatica alla ripresa delle ostilità, facendone magari l’oggetto principale della campagna abbonamenti, con la città riempita di cartelloni pubblicitari con il faccione da bravo ragazzo di campagna di Clarke, che spuntava da ogni angolo, fattore che avrebbe dato finalmente continuità con l’anno precedente, invece di passare l’estate a chiedersi chi fossero tutte quei nuovi giocatori, che Cioppi era riuscito a prendere dai vari college statunitensi.

A livello tecnico, sarebbe stata una Vuelle diversa, senza Dallas Moore e crediamo con una guardia diversa da Bertone, ma non è andata in questo modo e dal mancato rinnovo di Clarke, sono praticamente partiti tutti i problemi che ancora si devono risolvere in casa Vuelle. Così, con colpevole ritardo, sono ritornati sulle loro mosse, firmando Clarke fino a maggio – non di più, perché ricadere negli stessi errori sembra una costante da queste parti – con la speranza che il suo arrivo, risolvi magicamente la situazione, anche se a livello tattico è tutto da dimostrare, con lo spostamento di Moore nel ruolo di guardia che esporrà il reparto esterni biancorosso a grossi problemi difensivi, perché nessuno dei due è un mastino in questa fase del gioco, con la speranza che invece a livello offensivo le cose migliorino, inserendo un buon tiratore da tre, un discreto playmaker e sicuramente più esperienza e acume tattico rispetto agli ultimi mesi. L’arrivo di Clarke è stato voluto fortemente da coach Leka, che spera che Rotnei risolva i finali punto a punto che tanti problemi hanno creato finora, dove l’inesperienza del coach albanese è venuta fuori in tutta la sua gravità, anche se poi la Coppa Italia l’ha vinta un ragazzo di 32 anni, alla sua primissima esperienza da head coach.

A livello tecnico, le caratteristiche di Clarke sono ben note dalla scorsa stagione: i punti di forza rimangono il tiro da fuori, la capacità di selezionare le conclusioni, la precisione dalla lunetta ed un indiscussa leadership, i punti deboli rimangono la fase difensiva, un velocità non proprio da centometrista e il fatto di non essere un vero e proprio playmaker. La curiosità principale, dopo il suo arrivo, sarà la capacità di convivenza con Moore, abituato in queste 19 giornate ad essere il leader incontrastato della squadra e Dallas forse dovrà rinunciare a qualcuno degli oltre 15 tiri che si prende ogni partita, anche se dovrebbe avere un po’ più di spazio, specialmente sul perimetro, con le difese avversarie che non potranno sempre raddoppiarlo.

Ma chi lascerà la Vuelle per fare posto a Clarke? Le ipotesi sul piatto sono due: o, chiudendosi il naso, si privilegia la scelta tattica, ovvero tenere Little, l’unica ala piccola di ruolo di questa formazione, anche se Mario è tutto fuorché un campione, o si rischia il tutto per tutto con la permanenza di Bertone, che ha dimostrato di non poter giocare da numero tre, per mancanza di fisicità nel ruolo. Personalmente, saremmo propensi a tenerci Little, anche se l’ideale sarebbe tagliare anche lui, per prendere un’ala piccola in grado almeno di essere costante, ma dopo la conferenza stampa di ieri mattina, abbiamo finito di illuderci e siamo consapevoli che si andrà avanti così fino a maggio, con la speranza che gli dei del basket pongano ancora una volta la loro mano magica sulla Vuelle, salvandola per il rotto della cuffia, almeno sul campo, perché a livello societario le cose sono ancora più complicate.

Amadori e Costa non ne vogliono parlare fino a maggio, a noi invece piacerebbe che facessero chiarezza fin da oggi, perché se abbandoneranno la Vuelle, lo dovremmo sapere subito, in modo da mettere in moto un’eventuale piano B, qualora ci fosse, anche se all’orizzonte le nubi sono grigie come il cielo di Pesaro in questi giorni, in attesa che arrivi la buriana a sferzare con la sua aria gelida i cuori dei tifosi biancorossi, colpevoli solamente di aver espresso la loro opinione, e non certamente, l’unica causa di tutti i mali della Victoria Libertas.

 

 

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