La lingua di Sant’Hervé

Massimiliano Garavini e Maurizio Bruscolini

Prendiamo a prestito le parole del pesarese più illustre, Gioachino Rossini: «la calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar. Piano piano, terra terra, sottovoce, sibilando, va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar.»

Se non stessimo parlando di un’opera lirica vecchia di duecento anni, si potrebbe tranquillamente affermare che il Cigno di Pesaro, come lo definivano i contemporanei, amasse il motomondiale. Perché questo è ciò che fa venire in mente la vicenda – che assume contorni da tragicommedia – dell’affaire Tech3.

Cronaca di un divorzio annunciato; Hervé Poncharal, già durante lo scorso finale di campionato, aveva dato segni di cedimento. Prima coi si dice, poi con le dichiarazioni, poi con mezze ammissioni che sapevano di avvertimento. Il francese è stato uno dei primi a ventilare l’ipotesi, a mezzo stampa, che secondo lui Valentino Rossi avrebbe costituito un proprio team in MotoGP. E se fosse arrivato Rossi, non ci sarebbe certo potuta essere una Yamaha per due. Poncharal motivava in questo modo, qualche mese fa, l’esigenza di guardarsi attorno in attesa di sviluppi. Attenzione, l’uomo è prudente, scaltro, avvezzo al potere. Quello forte.

Resta il fatto che Poncharal in queste ultime ore stia diventando una sorta di epifania. In senso letterale: un’apparizione che spunta ovunque. Di nuovo Rossini: «tutti lo cercano, tutti lo vogliono». Non male per un manager che, a distanza di neppure una settimana dalla conferma del malese Hafizh Syahrin come seconda guida a fianco di Johann Zarco, ha appena annunciato la grande rottura. I media italiani si sono scatenati a seguito della diffusione del comunicato stampa che certificava, senza possibilità d’equivoco, che le strade di Yamaha e Tech3 – dopo vent’anni! – si sarebbero separate. C’era chi dava il manager transalpino accasato dalle parti di Noale, dove, giurano i maligni, forse un’altra storia d’amore si avvicina al capolinea. Ad esclusione di Honda e Ducati, che hanno già le squadre satellite sistemate, la girandola di speculazioni sul futuro di Tech3 è diventata lentamente un’”opera buffa”. Poncharal, è stato dato come sicuro, prossimo partner di KTM; e qualcuno dice pure di Kawasaki; ma anche di Suzuki, se è vero che una fonte molto seria, ci ha rivelato: «Hervé ha detto che continuerà a parlare giapponese».

A questo punto la domanda è d’obbligo: ma quante lingue parla Poncharal ? Risposta: una sola, la sua. Il sito svizzero speedweek.com, solitamente bene informato, riporta: «ovviamente, Pit Beirer, direttore Motorsport di KTM, non può confermare l’accordo con il team di Tech3. Sorride appena, in modo significativo: “Non parlo francese”. Un rilassato Hervé Poncharal ha risposto oggi con una risatina felice e quasi senza accento: «Ma io parlo tedesco…». Le ipotesi sono tutte sul tavolo, in attesa di una conferma ufficiale dell’interessato; anche se non si capisce bene quando dovrebbe arrivare, visto che l’inizio della stagione 2018 è alle porte. VR46, nella persona di Alberto Tebaldi, si è affrettata a smentire eventuali voci riguardanti un coinvolgimento nell’allestimento di una squadra impegnata in top class: o meglio, Tebaldi conferma l’interesse, ma sfuma sulla possibilità che quest’eventualità si realizzi. Perlomeno finché Valentino Rossi è in forza al team ufficiale della Casa dei tre diapason. È un fatto però che il #46 non abbia ancora firmato il contratto 2019, quindi ogni scenario resta aperto a sviluppi imprevisti. Insomma, tutti a cercare di capire quali saranno i prossimi avvistamenti di Hervé Poncharal; un po’ come nel coro de l’”Italiana in Algeri di Rossini”: «viva il grande Kaimakan…Colla forza dei leoni, coll’astuzia dei serpenti, generoso il ciel ti doni faccia franca e buoni denti».

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