Le speranze Vuelle ripartono dal cambio di mentalità nel secondo tempo con Capo d’Orlando

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12 marzo 2018

Esultano Ceron e Moore (Foto Filippo Baioni)

Esultano Ceron e Moore (Foto Filippo Baioni)

PESARO – Se il campionato finisse oggi, la Vuelle retrocederebbe in serie A2, con Capo d’Orlando che si salverebbe per la differenza canestri. Questo dice la classifica, che vede Pesaro appaiata ai siciliani con 10 punti e Brindisi, prossima avversaria dei biancorossi, a quota 12, ma all’intervallo del match di ieri sera, i 2481 tifosi presenti all’Adriatic Arena non stavano troppo a pensare ai punti in classifica, dato che la loro squadra era praticamente spacciata, dopo aver giocato un secondo quarto orribile, dimenticandosi di difendere, sparacchiando senza senso dalla linea dei tre punti, subendo canestri con irrisoria facilità e arrivando con due secondi di ritardo su ogni palla vagante. Cosa è successo allora nel secondo tempo?

Due cose principalmente: la prima è che Capo d’Orlando non è penultima per caso, perché anche per lei la difesa è sembrata spesso un optional, non è stata in grado di variare il suo gioco, continuando a cercare sempre lo stesso schema (palla in post basso a Stojanovic), è stata tradita dalla serataccia di Maynor e Atsur e ha sbagliato liberi fondamentali nel finale.

L’altro fattore determinante per la vittoria biancorossa è stato il cambio di mentalità, con la Vuelle che, nel secondo tempo, ha continuato a giocare un brutto basket, per carità, con il pallone che ristagnava per troppi secondi nelle mani degli esterni, ma almeno ha cominciato a difendere, recuperando palloni importanti, arrivando per prima sui palloni vaganti, lottando forte a rimbalzo e dando comunque l’impressione di crederci fino in fondo, anche se gli ultimi minuti del regolamentare sono stati un calvario, con le due contendenti che facevano a gara nel commettere più errori, fallendo una marea di liberi e di tiri aperti, con la Betaland che non ha saputo sfruttare la decisione di coach Leka di non commettere subito fallo nell’ultima azione, quando con 24 secondi da giocare, la logica diceva di commetterlo il prima possibile, confidando nella scarsa mira degli avversari dalla lunetta e per avere, tra le tue mani, l’ultimo pallone, ma Maynor, dopo aver palleggiato per 20 secondi e battuto facilmente Moore, ha graziato in entrata la Vuelle, alzando troppo la parabola del tiro, rimandando così il discorso al supplementare, dove ancora Maynor, ha fallito la tripla del possibile nuovo overtime.

Poi ci sono volute anche le individualità, da Moore, che dopo aver sbagliato tutto il possibile, ha segnato gli ultimi tre canestri, ad Omogbo, che sembra sempre sul punto di esplodere, ma che è stato a sua volta determinante nel concitato finale, anche se alla fine, il migliore è stato Eric Mika, un vero guerriero dell’area colorata, che sta cominciando a capire che in Italia si gioca molto più sporco che al college e che uno con le sue caratteristiche tecniche, deve restare il più possibile dentro l’area, ed infatti, rispetto alle prime uscite, non si mette più a tirare dalle media distanza e che un rimbalzo catturato è altrettanto importante di un canestro realizzato.

E’ stata una partita non adatta ai deboli di cuore, giocata di fronte a 2481 persone paganti, quelle che nonostante tutto, continuano a nutrire fiducia in questa squadra e che hanno tirato fuori altri soldi, per onorare il famigerato Vuelle Day, un vero flop stando all’incasso – 35.000 euro – che se fosse stato fatto un paio di mesi prima, avrebbe avuto ben altro esito, con i tifosi pesaresi che avrebbero risposto in maniera diversa, ad una vera richiesta d’aiuto da parte della società, ma almeno ce lo siamo levati di torno e per le prossime quattro partite casalinghe, torneranno anche gli spettatori del parterre, praticamente assenti ieri sera, il che fa presupporre che sia in gran parte occupato da tessere omaggio. Questi soldi andranno a bilancio e non serviranno per comprare nessun nuovo giocatore, anche se è chiaro a tutti che a questa squadra manchi un’ala piccola, con la speranza che la vittoria contro Capo d’Orlando non rimanga un caso isolato, ma sia il prologo di un momento positivo, dato che il mese di marzo sarà fondamentale per le sorti della Vuelle, che già da domenica prossima, può mettere un altro mattone fondamentale per la salvezza, andando ad espugnare Brindisi, che però sembra molto più attrezzata della Betaland e difficilmente lascerà la porta aperta agli uomini di coach Leka.

 

I PIU’ …..

La grinta di Bertone (Foto Filippo Baioni)

La grinta di Bertone (Foto Filippo Baioni)

Eric Mika: Tra gli americani, è quello che ci tiene di più, basta vedere come esultava a fine partita in mezzo agli ultras, sembra cominciare a capire, che in Italia si gioca molto più di clava che di fioretto e che per andare a prendere i rimbalzi, bisogna sporcarsi i gomiti, la tecnica rimane da quartieri alti, se riuscirà ad unirla alla tenacia per quaranta minuti, gli si apriranno molte porte dalle nostre parti, compresa quella dell’Eurolega.

Pablo Bertone: Sarà sempre l’uomo che si dovrà fare il mazzo in difesa, perché è chiaro che ogni ala piccola lo punterà e lo porterà in post basso, confidando nella differenza di chili e centimetri, ma Pablo è un lottatore, uno che non si tira indietro e prova a metterci tutto l’ardore che ha in corpo, in ogni caso sarà determinante per le sorti future di questa Vuelle.

Palle recuperate e perse: Pesaro riesce per una volta, ad avere un saldo positivo in queste voci statistiche, perdendo solo 7 palloni e recuperandone 11, contro i tre dei siciliani, svegliandosi soprattutto nella ripresa, dove i passaggi orizzontali dei siciliani sono stati spesso preda della difesa biancorossa.

 

….   E I MENO DELLA SFIDA PESARO – CAPO D’ORLANDO

Tiri liberi: 22 errori complessivi delle due squadre su 49 liberi tentati, per una percentuale largamente inferiore al 60%, con Mika e Stojanovic a finire dietro la lavagna, non avendo raggiunto neanche il 50%.

Tiro da tre: Percentuali praticamente identiche tra le due formazioni, che si sono affidate troppo alle triple, forzando diverse conclusioni e dimenticandosi magari di appoggiare maggiormente il gioco dentro l’area colorata.

Diego Monaldi: Vederlo giocare solo 4 minuti è un vero peccato, ma l’arrivo di Clarke lo ha relegato al ruolo di terzo playmaker e un quintetto con lui, Moore e Clarke è troppo rischioso da mettere sul parquet, almeno a livello difensivo, a coach Leka il compito di trovargli lo spazio che merita.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Ci sono partite che fanno da spartiacque in una stagione, quelle che possono farla girare dalla parte giusta, soprattutto a livello psicologico, perché a questo punto del campionato, non si possono inventare tante magate tecniche e si va avanti sfruttando i tuoi punti di forza, cercando di mascherare quelli deboli. Può essere stata quella di ieri sera, lo sliding door della Vuelle? Difficile dirlo, perché è chiaro che dal punto di vista tecnico, i ragazzi di coach Leka partono svantaggiati con chiunque, con un assetto sbilanciato e una conduzione tecnica che anche contro Capo d’Orlando ha mostrato tutti i suoi limiti, con i siciliani che, tra l’altro, da domenica prossima potranno contare sul centro Justin Knox, allungando così le rotazioni a disposizione di coach Di Carlo.

Possiamo comunque affermare, che la Vuelle non si sarebbe mai ripresa da una sconfitta con la Betaland e che, anche dal punto di vista psicologico, oltre che matematico, questi due punti sono fondamentali per poter provare a raggiungere quota 18, che a nove giornate dalla fine, dovrebbe rappresentare la quota salvezza, con la consapevolezza che potrebbe essere raggiunta sia dai siciliani, che dalla Vuelle, che al quel punto retrocederebbe per la famigerata differenza canestri.

Rotnei Clarke (Foto Filippo Baioni)

Rotnei Clarke (Foto Filippo Baioni)

Ma siamo vivi, come ha affermato nel post partita coach Leka, che nell’intervallo ha cercato di motivare i suoi giocatori, spronandoli a tirare fuori tutto quello che gli era rimasto in corpo, altrimenti le restanti nove giornate, sarebbero state un triste avvicinamento alla retrocessione, l’impressione è che questa Vuelle non giochi tranquilla e che abbia bisogno di un’altra vittoria per liberarsi dalla scimmia sulle spalle, quella che certamente pesa sulla schiena di Ceron ed Omogbo, i due più insicuri della squadra, quelli che avrebbero voglia di spaccare il mondo, ma finiscono spesso per fare danni, con il capitano che non riesce a trovare i suoi tiri e continua a forzare le conclusioni, mentre il nigeriano è in un momento di chiara confusione tecnica, diviso tra la voglia di tirare da tre 10 volte a partita e la necessità di essere più presente dentro l’area, soprattutto a rimbalzo.

Per Clarke, invece più che un problema psicologico, sembra un problema di adattamento alla nuova realtà, che non è la medesima che aveva lasciato dodici mesi fa, perché questa squadra è diversa rispetto alla precedente, ed è chiaro che il pallino in mano lo dovrà continuare ad avere Moore, mentre Rotnei dovrà cercare di convivere con Dallas e convincerlo a dividersi i ruoli, sfruttando ognuno il suo punto di forza. Dal punto di vista statistico, la partita contro la Betaland è stata esplicativa, con Rotnei che ogni volta che ha provato ad entrare in area è stato respinto dalla difesa siciliana e per produrre punti è dovuto ricorrere al più affidabile tiro da tre, mentre a Dallas le triple non sono mai entrate e i suoi 17 punti sono arrivati da sotto e dai liberi conquistati dopo aver subito fallo in entrata, così sembra chiaro che i due dovranno dividersi i compiti e che dovranno cercarsi di passare il pallone con il giusto timing, per rendere al meglio.

Mancano nove giornate alla fine del campionato, che non saranno nove finali, perché almeno tre partite sono assolutamente fuori dalla nostra portata e siamo della teoria, che per considerarle delle finali, si dovrebbe aver vinto prima i quarti e le semifinali, ma è chiaro che si dovranno cercare queste famigerate quattro vittorie nei prossimi turni, tornando a vincere in trasferta, cominciando magari dalla prossima.

 

DAGLI ALTRI PARQUET

Si consolida la coppia al comando, dopo le importanti vittorie in trasferta, conquistate da Venezia a Torino e da Milano a Bologna, ad inseguire le capolista c’è sempre Avellino, che si sbarazza senza troppi problemi di Brindisi, mentre Brescia dovrà aspettare il 4 aprile per giocare la sua partita contro Reggio Emilia, dato che la Grissin Bon mercoledì giocherà gara 3 dei quarti di finale di Eurocup, contro lo Zenit. Sassari vince lo scontro diretto contro Cremona, ribaltando anche la differenza canestri, salendo così al sesto posto, in compagnia di Cantù, che rifila un ventello a Pistoia nel posticipo, e di Trento, brava a superare, sabato sera, una coriacea Varese.

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