La Vuelle torna da Brindisi col solito problema: la mancanza di continuità

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19 marzo 2018

PESARO – Allora, anche Brindisi è uscita dalla lotta salvezza, avendo 4 punti in più della Vuelle ed essendo riuscita anche a ribaltare la differenza canestri, ma, d’altra parte, l’Happy Casa ci è sembrata una squadra solida, con tanti buoni giocatori, che addirittura potrebbe ancora fare un pensierino ai playoff, avendo un calendario abbastanza semplice da qui alla fine del campionato. Così, a otto giornate dal termine della stagione, rimangono praticamente solo tre squadre in lizza per evitare l’ultimo posto: Pesaro, naturalmente, che continua ad essere ultima e che è attesa da un calendario proibitivo nel finale, Capo d’Orlando, che anche ieri, ha perso abbastanza nettamente in casa contro Sassari e Pistoia, la più tranquilla, con i suoi 14 punti e il 2 a 0 con i siciliani, ma che deve ancora passare per Pesaro, dopo aver vinto di tre all’andata.

Tutto qui e non c’è tanto da stare allegri, soprattutto perché anche a Brindisi abbiamo assistito a diversi minuti di brutto basket da parte della Vuelle, anzi più che brutto, quasi inesistente, perché non si può chiamare difesa quella vista nel secondo quarto, quando dei semplici pick and roll hanno permesso ai brindisini di arrivare al ferro completamente indisturbati o quando la zona due-tre schierata da Leka, lasciava almeno tre metri ai tiratori pugliesi, con la coppia Moore-Clarke che vagava sulla linea dei 6.75, alla completa mercé degli eventi, ma se la difesa ha fatto acqua da tutte le parti, non è che le cose in attacco siano andate meglio, con tante, troppe azioni passate a palleggiare per venti secondi, finite con tiri improvvisati allo scadere dei 24, ma si sono viste anche le solite rimesse consegnate direttamente nelle mani degli avversari, passaggi sbagliati di un paio di metri, linee di fondo e laterali calpestate senza un vero perché e tagliafuori eseguiti male o non eseguiti per niente.

Poi, per motivi che rimangono misteriosi, improvvisamente le cose si fanno più semplici, ogni tanto Mika ed Omogbo si ricordano di fare quel passo in più per chiudere la via del canestro agli avversari, ogni tanto si vede Clarke passare la palla a Moore o viceversa, ogni tanto Omogbo salta col giusto tempismo e cattura quei rimbalzi che gli altri non sono in grado di prendere, ogni tanto, un lungo esegue un blocco per liberare il compagno al tiro senza commettere fallo, ogni tanto Ancellotti si ricorda di essere alto 211 cm e che gli basta alzare le braccia per combinare qualcosa di positivo.

Il problema è sempre la mancanza di continuità, quella che non ti consente di giocare un quarto uguale al precedente e che per essere risolto, avrebbe bisogno di una conduzione tecnica diversa da quella attuale, dato che coach Leka sembra sempre in balia degli eventi, incapace di dare una svolta al match, sperando che a turno, le triple di Clarke o gli uno contro uno di Moore, gli risolvano magicamente i problemi, mentre in difesa le cose vanno talmente male, che a fare notizia è un raddoppio ben eseguito e non il solito canestro facile concesso agli avversari, essere arrivati a metà marzo e vedere ancora i nostri esterni passare dalla parte sbagliata del pick and roll, non può essere solo frutto della poca volontà dei vari Ceron e Moore, ma un problema tecnico che non si è mai riuscito a risolvere in questi sei mesi, mettiamoci anche la sensazione, che più passa il tempo e più cresce la confusione in panchina e insistiamo sul fatto, che sia arrivato il momento, di esonerare Spiro Leka e promuovere la coppia Galli-Calbini a capo allenatore, a meno che Stefano Cioppi non voglia prendersi la responsabilità di condurre la squadra che ha costruito in questi mesi, magari le cose andranno anche peggio, ma almeno ci sarà un uomo in meno da consultare in quei timeout che ormai sono un marchio di fabbrica, quelli in cui i tre coach passano la maggior parte del tempo a parlare tra di loro e per dialogare con i giocatori, non rimangono altro che pochi secondi, finendo per creare più confusione che benefici, basta vedere che tipo di azioni vengono eseguite immediatamente dopo.

I PIU’ …..

Andrea Ancellotti: Da fermo non salta il classico foglio di giornale, ma se prende la rincorsa, può segnare con spettacolari tap-in come quelli visti ieri sera e a rimbalzo, i suoi centimetri possono fare sempre la differenza.

Tiri Liberi: 20 su 24, solo 4 errori, per una percentuale dell’83%, da ripetere possibilmente anche nelle prossime partite.

Emanuel Omogbo: Non segna mai un canestro uguale a quello precedente, ad ulteriore dimostrazione dell’imprevedibilità di questo giocatore, che non sembrava in grande serata, ma che alla fine è stato quello più produttivo della Vuelle.

… E I MENO DELLA SFIDA BRINDISI – PESARO

Assist: Solo 8 quelli distribuiti dalla Vuelle, contro i 19 di Brindisi, a dimostrazione che i vari Clarke e Moore non sono dei veri playmaker e che il pallone in casa biancorossa continua a girare poco e male.

Marco Ceron: Parte in quintetto e fa subito danni, parte dalla panchina e non trova mai il ritmo, il nostro capitano è un giocatore in piena crisi e dovrà trovare il modo di uscirne coi propri mezzi, senza lasciarsi abbattere dalle critiche.

Spiro Leka: Ogni volta, dichiara che si deve partire dalla difesa per sperare di arrivare alla vittoria, ma non è che in attacco le cose vadano così bene e, se non riesci a far difendere i tuoi giocatori, gli devi dare almeno i mezzi tecnici per fare più canestri possibili, altrimenti i conti non potranno mai tornare

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Dallas Moore (Foto Filippo Baioni)

Dallas Moore (Foto Filippo Baioni)

Rimangono due, disperate mosse, per cercare di raggiungere la salvezza, della prima ne abbiamo già parlato, ovvero quello di esonerare un allenatore che ancora non riesce a spiegare, perché i suoi uomini iniziano la partita in modo soft e pensa, che come per miracolo, tutti i problemi si risolvano lavorando bene in settimana. La seconda mossa è quella più logica dal punto di vista tattico, perché tutte le squadre che prepareranno i prossimi match contro Pesaro, avranno come prima opzione quella di attaccare Bertone, che si troverà davanti sempre un giocatore più alto e più grosso di lui e, come seconda opzione, quella di attaccare Moore e Clarke, alla prese con gli stessi problemi.

Nei giorni scorsi, era circolata la voce di una possibile cessione di Moore ad una squadra turca in corsa per i playoff e con il ricavato dal piccolo buyout e dal risparmio degli ultimi tre stipendi, la Vuelle avrebbe avuto i soldi, senza tirarne fuori di tasca propria, per l’acquisto di un’ala piccola comunitaria, ma i turchi hanno ingaggiato un altro giocatore in quel ruolo e la trattativa con un’altra squadra dell’est Europa è in fase di stallo, così, se si non vuole lasciare nulla d’intentato, si dovrà tirare fuori qualche soldino, diciamo 40-45 mila euro, per firmare l’ala piccola già individuata, rinunciando a Pablo Bertone, che rimarrebbe come polizza assicurativa in caso di infortunio ad uno straniero, ma, come sempre in casa Vuelle, ci si deve scontrare con la cronica mancanza di liquidità, anche se a noi pare, che più che i soldi, manchi la volontà di compiere la mossa, visto che anche Capo d’Orlando, non ci sembra navigare nell’oro, basta dare un’occhiata ai suoi incassi al botteghino – cinque volte inferiori a quelli di Pesaro – ma in Sicilia non lasciano nulla d’intentato e dopo aver ingaggiato Justin Knox.- doppia doppia al debutto – in settimana si metteranno alla ricerca di un sostituto per Eric Maynor, che non ha mai reso come da aspettative.

Quello che è certo, è che continuare con questo assetto, pone la Vuelle in grosse difficoltà, perché vedere Clarke schierato da ala piccola, non può non essere un problema, così come cresce la sensazione, che Moore non sia troppo contento di non avere il pallone sempre tra le mani e che la sua convivenza con Clarke sia ben lontana dall’essere risolta, domenica sera arriverà Trento all’Adriatic Arena, squadra molto più forte e profonda della Vuelle, mentre sabato sera, Capo d’Orlando ospiterà una Germani Brescia, in leggera crisi, dopo l’ottimo girone d’andata, con i siciliani che potrebbero fare debuttare il nuovo play, mentre la Vuelle rischia di essere sempre la solita, quella che gioca a sprazzi e che manda in confusione il suo allenatore e i suoi tifosi, che torneranno al palazzo – soprattutto quelli che entrano con le tessere omaggio – dopo il mezzo fallimento del Vuelle day, con la speranza, che per una sera, si assista alla versione hard della squadra, perché quella soft la conosciamo fin troppo bene.

DAGLI ALTRI PARQUET

Prende corpo la fuga delle due capolista, che salgono a 4 punti di vantaggio sulle inseguitrici, dopo la sconfitta, più netta di quello che dice il punteggio, subita da Avellino a Varese e la vittoria ottenuta dalla Virtus Bologna a Brescia. Milano così mantiene il primato, dopo aver vinto con qualche affanno sabato pomeriggio contro Trento, mentre Venezia non ha avuto nessun problema a superare Cantù ed è sempre l’Umana la prima della classe, essendo in vantaggio nello scontro diretto con l’Armani. Sassari si mantiene in zona playoff, dopo aver rifilato 103 punti a Capo d’Orlando, stesso risultato ottenuto da Cremona, grazie ai due punti conquistati nel posticipo ai danni di Torino, prime otto posizioni anche nel mirino di Reggio Emilia, brava a superare in rimonta Pistoia.

 

Un commento to “La Vuelle torna da Brindisi col solito problema: la mancanza di continuità”

  1. Hannibal Smith scrive:

    GAME OVER…mi sembra ci sia ben poco purtroppo da sperare. A Pesaro non c’é piú la volonta di avere una squadra di basket in serie A..e se non c’é la volontá, meno sono i soldi!!!

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