Elio Giuliani, una vita nella Sala Stampa della Victoria Libertas: “31 anni di amicizie in una società unica per serietà”

PESARO – Una vita in Sala Stampa. Elio Giuliani, responsabile della comunicazione della Victoria Libertas, non ha dimenticato il primo comunicato, poco meno di 31 anni fa.

 “Lo scrissi il 2 settembre 1987 per ufficializzare il trasferimento di Leonardo Sonaglia che lasciava l’allora Scavolini e passava alla Neutro Roberts Firenze”.

L’ultimo, stamattina, sul grave infortunio di Dallas Moore, che dovrebbe avere concluso la stagione.

 “E’ l’ennesima nota sfortunata di una stagione difficile”.

Lunedì scorso, Elio e il dottor Piero Benelli, medico sociale anch’egli al trentennale nella VL, hanno riunito i campioni di una volta, organizzando un pranzo da Alceo.

“Cinque anni fa, festeggiando i miei primi 25 anni, invitai tutta la famiglia Scavolini. Per il trentennale, approfittando della coincidenza, io e Piero abbiamo deciso di organizzare un’unica festa per celebrare una parte di vita insieme con quella che, per quanto mi riguarda, è la mia seconda famiglia. Inizialmente l’idea, abbastanza complicata, era di invitare anche tutti i capitani. Così abbiamo invitato le squadre scudettate e due rappresentanti del passato, Bertini e Riminucci. Ci dispiace per chi è rimasto fuori. Proveremo a rifarci per il… sessantennale”.

Come nacque il suo rapporto con la Vuelle?

“Grazie a Sergio Scariolo. La società aveva bisogno di un addetto stampa, Sergio mi chiamò per presentarmi Valter Scavolini e da lì è nata questa bellissima avventura”.

Come funzionava, allora?

“Andavo in sede, a Baia Flaminia, redigevo i comunicati con la macchina da scrivere, li mettevo in busta, prendevo la bicicletta e andavo a portarli alle redazioni dei giornali… Più o meno come oggi, ah ah”.

Quello in corso è il trentunesimo anno di collaborazione con la società sportiva che ha dato fama e gloria alla città. Una lunga storia.

“Ho collaborato con 17 allenatori…”.

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I rapporti tra la Vuelle e i suoi allenatori sono meno longevi che con il responsabile della Comunicazione.

“Ah ah, direi di sì… Inoltre ho lavorato con 6 presidenti e 4 general manager. La curiosità è che ho seguito tutta la carriera di Ario Costa: giocatore, general manager e presidente”.

Lei è testimone della storia del basket pesarese.

“Ho festeggiato due scudetti, una Coppa Italia, la partecipazione ai due McDonald’s Open; trepidato per l’acquisto dei diritti di serie A1; sofferto per le retrocessioni e pianto per il fallimento della società”.

Impossibile, in trent’anni, estrapolare ricordi particolari, però siamo convinti che qualcosa sia rimasta più impressa di altre.

“Come potrei non ricordare Elvino e Valter Scavolini in Viale Trieste per la maxi tavolata celebrativa del primo scudetto: non si limitarono a organizzarla, s’impegnarono anche nella preparazione e nella cura dei minimi dettagli”. Lo scudetto 1988 sarà ricordato nella cerimonia annuale della consegna dei riconoscimenti del Circolo della Stampa, in programma il prossimo 15 maggio (Auditorium di Palazzo Montani Antaldi, ore 17,30).

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Il momento più difficile?

“Si potrebbe pensare alla monetina di Meneghin o al caso McCloud-Coldebella. No, il momento più indigesto è la sconfitta con i Knicks nel McDonald’s Open (Barcelona 1990). Avessimo vinto, la Vuelle sarebbe entrata nella storia del basket mondiale…”. Posso confermare che quella sera, in una discoteca di Barcelona, Stu Jackson, allenatore dei New York Knicks, disse che se avesse perso non sarebbe potuto tornare a casa. La Scavolini sarebbe stata la prima a battere una squadra Nba.

I ricordi positivi?

“Ce ne sono tantissimi. Scontato dire scudetti e Coppa Italia. Io preferisco i rapporti umani e le amicizie nate in questi anni, ma anche l’orgoglio di avere lavorato e continuare a lavorare in una società che a livello internazionale è conosciuta, sì per le vittorie, sempre poche rispetto a quelle che avrebbe meritato, soprattutto per la serietà. Ancora oggi, quando oltre Atlantico chiedono informazioni sulla Victoria Libertas, la risposta è una sola: una società seria”.

Rapporti umani, amicizie, momenti bellissimi e indimenticabili. Ma anche delusione per il comportamento di qualcuno.

“Un personaggio che non ho mai digerito è Todd Day. L’ho visto lanciare un pallone con cattiveria contro un ragazzino che non gli aveva passato la palla. E’ accaduto nella palestra di Baia Flaminia, davanti agli occhi di Valter Scavolini. E’ il ricordo peggiore. Ovvio che i ricordi belli siano tantissimi. Nel mio cuore ci sono il gruppo storico, quello degli scudetti, e, anche se allora non ero l’addetto stampa, Mike Sylvester; vivemmo insieme la tragedia del figlio”.

Ci può raccontare come si passa dal vivere quegli anni irripetibili ai momenti difficili come l’attuale, segnato anche dalla sfortuna che ha bloccato Dallas Moore?

“E’ cambiato il mondo, è cambiata la pallacanestro, quindi è cambiata anche la Vuelle. Siamo passati dal vecchio al nuovo palazzo dello sport, dal tifo che era il sesto uomo alla situazione odierna; non credo solo per l’impianto”.

Vi siete fatti coraggio con il pranzo degli scudetti: lunedì da Alceo c’era la storia, anzi la gloria, del basket pesarese.

“E’ stata una bellissima festa. Devo ringraziare tutti, anche perché nessuno del nucleo storico è voluto mancare”.

Immaginiamo le emozioni.

“Tante, ma non attenuano la tristezza di oggi. E’ un peccato – mi si consenta un pensiero del tutto personale – che qualcuno (lo definisco un losco figuro), in concorso con altri, voglia la fine della Vuelle, cancellarne la storia. Sono sicuro, però, che non ci riuscirà perché le radici del basket in questa città non si possono sradicare”.

Leggendo le invocazioni di chi vorrebbe azzerare l’attuale società, viene da chiedersi chi avrebbe la voglia, soprattutto la forza, di sostituirla?

“Secondo me, nessuno! Si badi bene a una cifra: il 40 per 100 dei consorziati che fanno vivere la Victoria Libertas arriva da fuori regione. Ciò grazie ad amicizie personali e di lavoro soprattutto di Luciano Amadori, presidente del Consorzio, e di Ario Costa. Purtroppo è un momento difficile, non solo per la pallacanestro. Le persone che dedicano tempo, impegno e denaro e negli ultimi anni hanno fatto veri e propri miracoli per salvare la Vuelle, non vengono ringraziate e finiscono addirittura sotto accusa. Che Pesaro sia ancora in A1 mi sembra un miracolo”.

A proposito di miracoli: stavate per fare quello di riportare a Pesaro Joe Pace.

“Ci abbiamo provato, spedendogli anche i soldi per il viaggio, ma non ci siamo riusciti”.

In 31 anni non sono mancati i problemi con gli arbitri. Come vanno i suoi rapporti con i tre fischietti?

“Lo confesso: è un problema che non riesco a superare, è più forte di me. Quando ne vedo uno che non arbitra bene, mi si chiude la vena. Insomma, divento una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Con alcuni di loro ho anche un buon rapporto, tanto che quasi mi perdonano. E in 31 anni sono stato squalificato una sola volta. Si giocava a Imola e fu Pallonetto a farmi punire per gli improperi al suo collega Colucci”.

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