Vuelle, ora cinque partite in cui restare artefici del proprio destino

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9 aprile 2018

Gioia Vuelle (Foto di Filippo Baioni)

Gioia Vuelle (Foto di Filippo Baioni)

PESARO – Non è successo niente. In fin dei conti, Pesaro ha vinto la più “semplice” o la meno complicata, fate voi, delle sei partite rimaste e il calendario proibitivo rimane sempre lì. Quello che la vedrà andare a Milano ed Avellino e ospitare Venezia, ovvero, la consapevolezza di dover affrontare tre, delle prime quattro della classifica. Capo d’Orlando invece, ha perso all’ultimo secondo contro Varese, la squadra più in forma della compagnia, che nel girone di ritorno ha vinto otto delle dieci partite disputate e il calendario dei siciliani rimane più abbordabile, a cominciare dalla trasferta di domenica prossima, contro una Brindisi virtualmente salva.

Non è successo niente dicevamo, ma alle 20 e 23 di ieri sera poteva succedere tutto, se quella tripla di McGee, pericolosamente libero, invece di finire sul ferro, fosse entrata nella retina, sancendo la vittoria di Pistoia e, praticamente la retrocessione della Vuelle, ma forse non era destino, nonostante la rivedibile decisione di coach Galli di non fare fallo, lasciando alla The Flexx, 22 secondi per costruirsi un comodo tiro, che gli dei del basket non hanno voluto accogliere, rimandando il discorso al supplementare, dove i toscani, sicuramente meno motivati dei pesaresi, hanno segnato appena tre punti, lasciando alla Vuelle il palcoscenico, calcato prima da Clarke, con otto punti consecutivi e poi da Monaldi, lucido nella gestione di un finale comunque concitato, dove il pallone pesava il doppio del normale e ad ogni azione si perdeva un po’ di lucidità.

Non è successo niente, ma se avete l’occasione, andate a rivedervi il canestro sulla sirena di Okoye a Capo d’Orlando, una conclusione dai cinque metri, in giravolta, con Stojanovic attaccato, che ha finito la sua corsa in fondo alla retina, proprio mentre si accendeva la luce rossa della fine del match, un tiro che se fosse finito sul ferro, avrebbe portato il match al supplementare, dove forse la Betaland avrebbe fatto valere il fattore campo, perché Capo d’Orlando è tutt’altra che rassegnata e l’arrivo di coach Mazzon ha rivitalizzato tutto l’ambiente.

Ma alla fine di una giornata così complicata è Pesaro ad avere in mano il servizio, dopo aver vinto, con merito, un match che nel primo quarto aveva forse illuso gli oltre 4000 dell’Adriatic Arena di poter evitare l’ennesimo finale punto a punto, pia illusione, dato che ormai è scritto sulla pietra, che questa versione della Vuelle, non è capace di vincere una partita con ampio margine ed arrivare a giocarsi i due punti negli ultimi giri d’orologio, rimane l’unica possibilità di muovere una classifica, che per una settimana, vedrà i ragazzi del presidente Costa lasciare l’ultimo posto a Capo d’Orlando, consapevoli però che nulla è stato fatto e che, allo stato attuale delle cose, si dovrà cercare di vincere almeno altre due partite, non sappiamo quali e non sappiamo neanche se siano in grado di farlo, dato che molti dei problemi di questa squadra non sono risolvibili in tempi brevi, ma alle 20 e 23 di ieri sera, la Vuelle poteva essere già spacciata ed aver salvato, metaforicamente, la pelle, può essere già considerato un successo e ci consente ancora di fare calcoli e tabelle, che non porteranno magari da nessuna parte, ma che ci permettono, per altri sette giorni, di tenere ancora accesa la fiammella della speranza.

 

I PIU’ …….

Taylor Braun: Per un paio di minuti, abbiamo focalizzato la nostra attenzione su Braun e Omogbo: il primo era sempre al posto giusto al momento giusto, sia in attacco, dove si faceva trovare libero sugli scarichi e si muoveva sempre sulle linee giuste di passaggio, sia in difesa, dove è andato in sofferenza contro i chili dei lunghi pistoiesi, ma almeno era sempre, dove doveva essere. Poi lo sguardo si spostava sul nigeriano, anche con una certa fatica, dato che non era mai dove doveva essere, sia in attacco, dove non è mai entrato in area, vagando per il parquet, creando più confusione che benefici, sia in difesa, dove molte volte non si capiva chi fosse l’avversario che stava marcando. Alla fine, abbiamo concluso che Braun è un giocatore di pallacanestro, mentre Omogbo forse un giorno lo diventerà, purtroppo lontano da Pesaro.

Rotnei Clarke: Abbiamo sempre preferito, quei tipi di giocatori capaci di prendersi 15/20 tiri a partita, rispetto a quelli che faticano a prendersene 4 o 5 ogni domenica e sulla capacità di Rotnei di essere sempre protagonista non nutriamo dubbi, il problema sono le basse percentuali (33% da 2 e 29% da 3), dato che finora, ha fallito almeno tre o quattro triple comode di troppo ogni domenica, se Clarke riuscirà a far salire la sua percentuale almeno al 35%, saliranno anche le possibilità della Vuelle di salvarsi.

Palle perse e recuperate: Pistoia ne getta al vento ben 22, recuperandone appena 5, mentre Pesaro, per una volta, ha un saldo ampiamente positivo, con appena 10 palle perse e 18 recuperate, statistica dove brillano Braun (5) e Monaldi (4).

 

… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – PISTOIA

Non è successo niente. In fin dei conti, Pesaro ha vinto la più “semplice” o la meno complicata, fate voi, delle sei partite rimaste e il calendario proibitivo rimane sempre lì, quello che la vedrà andare a Milano ed Avellino e ospitare Venezia, ovvero, la consapevolezza di dover affrontare tre, delle prime quattro della classifica. Capo d’Orlando invece, ha perso all’ultimo secondo contro Varese, la squadra più in forma della compagnia, che nel girone di ritorno ha vinto otto delle dieci partite disputate e il calendario dei siciliani rimane più abbordabile, a cominciare dalla trasferta di domenica prossima, contro una Brindisi virtualmente salva. Non è successo niente dicevamo, ma alle 20 e 23 di ieri sera poteva succedere tutto, se quella tripla di McGee, pericolosamente libero, invece di finire sul ferro, fosse entrata nella retina, sancendo la vittoria di Pistoia e, praticamente la retrocessione della Vuelle, ma forse non era destino, nonostante la rivedibile decisione di coach Galli di non fare fallo, lasciando alla The Flexx, 22 secondi per costruirsi un comodo tiro, che gli dei del basket non hanno voluto accogliere, rimandando il discorso al supplementare, dove i toscani, sicuramente meno motivati dei pesaresi, hanno segnato appena tre punti, lasciando alla Vuelle il palcoscenico, calcato prima da Clarke, con otto punti consecutivi e poi da Monaldi, lucido nella gestione di un finale comunque concitato, dove il pallone pesava il doppio del normale e ad ogni azione si perdeva un po’ di lucidità. Non è successo niente, ma se avete l’occasione, andate a rivedervi il canestro sulla sirena di Okoye a Capo d’Orlando, una conclusione dai cinque metri, in giravolta, con Stojanovic attaccato, che ha finito la sua corsa in fondo alla retina, proprio mentre si accendeva la luce rossa della fine del match, un tiro che se fosse finito sul ferro, avrebbe portato il match al supplementare, dove forse la Betaland avrebbe fatto valere il fattore campo, perché Capo d’Orlando è tutt’altra che rassegnata e l’arrivo di coach Mazzon ha rivitalizzato tutto l’ambiente. Ma alla fine di una giornata così complicata è Pesaro ad avere in mano il servizio, dopo aver vinto, con merito, un match che nel primo quarto aveva forse illuso gli oltre 4000 dell’Adriatic Arena di poter evitare l’ennesimo finale punto a punto, pia illusione, dato che ormai è scritto sulla pietra, che questa versione della Vuelle, non è capace di vincere una partita con ampio margine ed arrivare a giocarsi i due punti negli ultimi giri d’orologio, rimane l’unica possibilità di muovere una classifica, che per una settimana, vedrà i ragazzi del presidente Costa lasciare l’ultimo posto a Capo d’Orlando, consapevoli però che nulla è stato fatto e che, allo stato attuale delle cose, si dovrà cercare di vincere almeno altre due partite, non sappiamo quali e non sappiamo neanche se siano in grado di farlo, dato che molti dei problemi di questa squadra non sono risolvibili in tempi brevi, ma alle 20 e 23 di ieri sera, la Vuelle poteva essere già spacciata ed aver salvato, metaforicamente, la pelle, può essere già considerato un successo e ci consente ancora di fare calcoli e tabelle, che non porteranno magari da nessuna parte, ma che ci permettono, per altri sette giorni, di tenere ancora accesa la fiammella della speranza. I PIU’ ……. Taylor Braun: Per un paio di minuti, abbiamo focalizzato la nostra attenzione su Braun e Omogbo: il primo era sempre al posto giusto al momento giusto, sia in attacco, dove si faceva trovare libero sugli scarichi e si muoveva sempre sulle linee giuste di passaggio, sia in difesa, dove è andato in sofferenza contro i chili dei lunghi pistoiesi, ma almeno era sempre, dove doveva essere. Poi lo sguardo si spostava sul nigeriano, anche con una certa fatica, dato che non era mai dove doveva essere, sia in attacco, dove non è mai entrato in area, vagando per il parquet, creando più confusione che benefici, sia in difesa, dove molte volte non si capiva chi fosse l’avversario che stava marcando. Alla fine, abbiamo concluso che Braun è un giocatore di pallacanestro, mentre Omogbo forse un giorno lo diventerà, purtroppo lontano da Pesaro. Rotnei Clarke: Abbiamo sempre preferito, quei tipi di giocatori capaci di prendersi 15/20 tiri a partita, rispetto a quelli che faticano a prendersene 4 o 5 ogni domenica e sulla capacità di Rotnei di essere sempre protagonista non nutriamo dubbi, il problema sono le basse percentuali (33% da 2 e 29% da 3), dato che finora, ha fallito almeno tre o quattro triple comode di troppo ogni domenica, se Clarke riuscirà a far salire la sua percentuale almeno al 35%, saliranno anche le possibilità della Vuelle di salvarsi. Palle perse e recuperate: Pistoia ne getta al vento ben 22, recuperandone appena 5, mentre Pesaro, per una volta, ha un saldo ampiamente positivo, con appena 10 palle perse e 18 recuperate, statistica dove brillano Braun (5) e Monaldi (4). …  E I MENO DELLA SFIDA PESARO – PISTOIA Tiro da tre: 8 su 33, con Bertone a sbagliarne cinque, Omogbo un paio e Clarke a segnarne solo 3 delle 12 tentate, anche se poi alla fine, la differenza, in positivo, le hanno fatte le due segnate da Braun alla fine dei regolamentari e le due segnate da Rotnei nel finale infuocato. Emanuel Omogbo: Credevamo di averle viste quasi tutte su un campo di pallacanestro, invece no, ci mancava ancora un giocatore che, fuori dal campo di un mezzo metro buono, senza sapere il perché, chiamasse ugualmente palla, col pericolo reale, che Braun cascasse nel tranello, un esempio dello stato confusionale in cui sta giocando il nigeriano da un mese a questa parte. Terzo quarto: Dopo un primo tempo giocato anche bene, la Vuelle esce dagli spogliatoi completamente fuori ritmo, forse distratta dall’aver appreso della sconfitta di Capo d’Orlando, ma segnare appena due punti in sette minuti, non è comunque giustificabile. IL MOMENTO DELLA SQUADRA Little, Kuksiks, Braun, qual è l’intruso? Vi diamo dei suggerimenti: il primo era un giocatore modesto, con poca voglia di sporcarsi le ginocchia, con nessuna dote particolare - anche se ce l’avevano venduto come un tiratore - e una generale sensazione che, per lui, Pesaro fosse solo l’ennesima città dove svernare in attesa del prossimo ingaggio. Il secondo era un buon tiratore, anche se purtroppo nelle sue cinque partite disputate in maglia biancorossa, non è mai riuscito ad essere determinante, come poteva accadere ad esempio, proprio a Pistoia, quando sbagliò una tripla nel finale, che avrebbe potuto dare la vittoria alla Vuelle. Il terzo è un onesto giocatore di basket, e perciò è lui l’intruso, visto che i due suoi predecessori nel ruolo lo erano fino ad un certo punto e in questa Vuelle, non è facile trovare un quintetto che funzioni in ogni occasione. L’arrivo di Braun invece, dà a coach Galli delle valide alternative, dato che lo abbiamo visto occupare indistintamente almeno tre ruoli, spaziando dalla guardia all’ala grande, anche se rimane un’ala piccola naturale per i campionati europei, con la necessaria potenza fisica e la necessaria intelligenza tattica, per non dover soffrire più di tanto e prendersi i suoi tiri, anche se naturalmente, col passare delle giornate, gli avversari cominceranno a conoscerlo e non sarà sempre così semplice arrivare al tiro. Rimane la consapevolezza, che il ruolo di ala piccola è rimasto praticamente scoperto dalla fuga settembrina di Zak Irvin e il negarlo, o pensare che il problema si potesse risolvere con Little e Kuksiks, andrebbe ad aggiungersi alla lunga lista di errori commessi da questa società, che, con il consueto colpevole ritardo, alla fine ha compiuto due, delle tre mosse indispensabili – cambio del coach ed ingaggio dell’ala piccola -  per provare a salvarsi, la terza sarebbe stata quella del taglio di Omogbo, ma naturalmente non si farà in questo mese esatto che ci separa dalla fine del campionato, anche perché questa mossa si sarebbe dovuta effettuare molto prima, diciamo a gennaio, quando Omogbo aveva mercato e da un suo eventuale buyout si sarebbe incassato un bel gruzzoletto, da spendere subito per rinforzare il roster. Si andrà dunque avanti così per le ultime cinque partite, sperando che Clarke migliori leggermente le sue percentuali e che Braun si confermi il bel giocatore visto ieri sera, quel secondo violino indispensabile, per togliere un po’ di pressione a Rotnei che, in ogni caso, rimane l’ago della bilancia di questa Vuelle, l’uomo che può e deve fare la differenza nelle partite che conteranno veramente, che non sarà purtroppo la prossima, dato che dalla trasferta di Avellino, non si possono nutrire troppe speranze di muovere la classifica, in settimana di dovrà continuare a lavorare sull’inserimento di Braun e sui particolari, come le azioni dopo l’uscita dal timeout, che, non senza un pizzico di malizia, coach Galli ha definito un passo in avanti rispetto al passato, conterà tutto per salvarsi, dalle motivazioni altrui, alla capacità di Capo d’Orlando, di risollevarsi dopo una 14 sconfitte consecutive in campionato, Pesaro comunque è ancora lì e non era così scontato. DAGLI ALTRI PARQUET Cominciano a fare la voce grossa le big, in una venticinquesima giornata dove le prime cinque in classifica hanno tutte vinto, a cominciare da Milano, all’ottavo successo consecutivo, che supera una Torino arrivata invece alla quinta sconfitta consecutiva, bene anche Venezia che sbanca nel finale Reggio Emilia, con Brescia che consolida il suo terzo posto, dopo l’importante successo colto a Sassari, mentre Avellino non ha avuto nessun problema a superare Cremona. Si conferma una delle squadre più in forma Trento, che spazza via Brindisi nel posticipo, anche se il successo più importante lo coglie Cantù, che passa a Bologna e potrà sfruttare il 2 a 0 sulla Virtus in caso di arrivo a pari punti, in una lotta per i playoff in cui si è ufficialmente iscritta anche Varese, dopo il successo al fotofinish conquistato a Capo d’Orlando. Esultanza Vuelle contro Pistoia (Foto Filippo Baioni)


Esultanza Vuelle contro Pistoia (Foto Filippo Baioni)

Tiro da tre: 8 su 33, con Bertone a sbagliarne cinque, Omogbo un paio e Clarke a segnarne solo 3 delle 12 tentate, anche se poi alla fine, la differenza, in positivo, le hanno fatte le due segnate da Braun alla fine dei regolamentari e le due segnate da Rotnei nel finale infuocato.

Emanuel Omogbo: Credevamo di averle viste quasi tutte su un campo di pallacanestro, invece no, ci mancava ancora un giocatore che, fuori dal campo di un mezzo metro buono, senza sapere il perché, chiamasse ugualmente palla, col pericolo reale, che Braun cascasse nel tranello, un esempio dello stato confusionale in cui sta giocando il nigeriano da un mese a questa parte.

Terzo quarto: Dopo un primo tempo giocato anche bene, la Vuelle esce dagli spogliatoi completamente fuori ritmo, forse distratta dall’aver appreso della sconfitta di Capo d’Orlando, ma segnare appena due punti in sette minuti, non è comunque giustificabile.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Little, Kuksiks, Braun, qual è l’intruso? Vi diamo dei suggerimenti: il primo era un giocatore modesto, con poca voglia di sporcarsi le ginocchia, con nessuna dote particolare – anche se ce l’avevano venduto come un tiratore – e una generale sensazione che, per lui, Pesaro fosse solo l’ennesima città dove svernare in attesa del prossimo ingaggio. Il secondo era un buon tiratore, anche se purtroppo nelle sue cinque partite disputate in maglia biancorossa, non è mai riuscito ad essere determinante, come poteva accadere ad esempio, proprio a Pistoia, quando sbagliò una tripla nel finale, che avrebbe potuto dare la vittoria alla Vuelle. Il terzo è un onesto giocatore di basket, e perciò è lui l’intruso, visto che i due suoi predecessori nel ruolo lo erano fino ad un certo punto e in questa Vuelle, non è facile trovare un quintetto che funzioni in ogni occasione. L’arrivo di Braun invece, dà a coach Galli delle valide alternative, dato che lo abbiamo visto occupare indistintamente almeno tre ruoli, spaziando dalla guardia all’ala grande, anche se rimane un’ala piccola naturale per i campionati europei, con la necessaria potenza fisica e la necessaria intelligenza tattica, per non dover soffrire più di tanto e prendersi i suoi tiri, anche se naturalmente, col passare delle giornate, gli avversari cominceranno a conoscerlo e non sarà sempre così semplice arrivare al tiro.

Taylor Braun (Foto Filippo Baioni)

Taylor Braun (Foto Filippo Baioni)

Rimane la consapevolezza, che il ruolo di ala piccola è rimasto praticamente scoperto dalla fuga settembrina di Zak Irvin e il negarlo, o pensare che il problema si potesse risolvere con Little e Kuksiks, andrebbe ad aggiungersi alla lunga lista di errori commessi da questa società, che, con il consueto colpevole ritardo, alla fine ha compiuto due, delle tre mosse indispensabili – cambio del coach ed ingaggio dell’ala piccola – per provare a salvarsi, la terza sarebbe stata quella del taglio di Omogbo, ma naturalmente non si farà in questo mese esatto che ci separa dalla fine del campionato, anche perché questa mossa si sarebbe dovuta effettuare molto prima, diciamo a gennaio, quando Omogbo aveva mercato e da un suo eventuale buyout si sarebbe incassato un bel gruzzoletto, da spendere subito per rinforzare il roster.

Si andrà dunque avanti così per le ultime cinque partite, sperando che Clarke migliori leggermente le sue percentuali e che Braun si confermi il bel giocatore visto ieri sera, quel secondo violino indispensabile, per togliere un po’ di pressione a Rotnei che, in ogni caso, rimane l’ago della bilancia di questa Vuelle, l’uomo che può e deve fare la differenza nelle partite che conteranno veramente, che non sarà purtroppo la prossima, dato che dalla trasferta di Avellino, non si possono nutrire troppe speranze di muovere la classifica, in settimana di dovrà continuare a lavorare sull’inserimento di Braun e sui particolari, come le azioni dopo l’uscita dal timeout, che, non senza un pizzico di malizia, coach Galli ha definito un passo in avanti rispetto al passato, conterà tutto per salvarsi, dalle motivazioni altrui, alla capacità di Capo d’Orlando, di risollevarsi dopo una 14 sconfitte consecutive in campionato, Pesaro comunque è ancora lì e non era così scontato.

DAGLI ALTRI PARQUET

Cominciano a fare la voce grossa le big, in una venticinquesima giornata dove le prime cinque in classifica hanno tutte vinto, a cominciare da Milano, all’ottavo successo consecutivo, che supera una Torino arrivata invece alla quinta sconfitta consecutiva, bene anche Venezia che sbanca nel finale Reggio Emilia, con Brescia che consolida il suo terzo posto, dopo l’importante successo colto a Sassari, mentre Avellino non ha avuto nessun problema a superare Cremona. Si conferma una delle squadre più in forma Trento, che spazza via Brindisi nel posticipo, anche se il successo più importante lo coglie Cantù, che passa a Bologna e potrà sfruttare il 2 a 0 sulla Virtus in caso di arrivo a pari punti, in una lotta per i playoff in cui si è ufficialmente iscritta anche Varese, dopo il successo al fotofinish conquistato a Capo d’Orlando.

 

 

 

 

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