Ricci chiama a raccolta gli architetti per gettare lo sguardo sulla Pesaro del 2030

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14 aprile 2018

architettiPESARO – Gli architetti dell’ordine provinciale confluiscono prima di sera nella sala del consiglio comunale. Sul tavolo il piano strategico ‘Pesaro 2030′, che Matteo Ricci, davanti al presidente Alessandro Ceccarelli e ai professionisti, definisce «la cornice per ampliare l’orizzonte». Perché «ci sono cose che non terminano con il mandato e vanno pensate adesso. Il confronto è aperto: gli architetti possono dare un contributo importante». Così il sindaco, dopo il riepilogo su turismo, servizi, investimenti e arredo urbano, parte dal recupero dei contenitori: «Trasformeranno la città». Nell’elenco «la nuova questura all’ex Intendenza di Finanza, su cui abbiamo ottenuto sei milioni e 200mila euro dal Demanio». Ma anche l’ex tribunale: «Nelle prossime settimane contiamo di dare finalmente inizio ai lavori. Abbiamo fretta di farli, anche perché alla fine l’Inail ci comprerà la struttura per oltre cinque milioni. Li utilizzeremo in gran parte per il San Domenico, dove nascerà il polo del food. Con la Fondazione Carisp, che ha già un progetto preliminare, c’è un accordo: loro mettono i fondi per l’esecutivo, noi acquistiamo anche la parte della Fondazione».

RECUPERI – Sull’ex Bramante: «Venduto a Cassa depositi e prestiti, che in questi giorni ha ricevuto alcune offerte. La destinazione è residenziale, commerciale, uffici: in base al compratore si svilupperà nel dettaglio il piano di recupero insieme al Comune. Un’operazione che ci consente di ripensare anche largo Aldo Moro». Nella lista il sindaco include «riqualificazione del vecchio palas», Villa Marina («ora inserita dall’Inps nell’accordo con Invimit per trasformarla in residenze e luoghi di vacanza per anziani») ed ex carcere minorile. Dove «la parte vecchia rientrerà nell’ampliamento del Centro per l’Impiego. Stiamo ragionando con la Regione sulla permuta». Ancora: «Su via delle Vetreria c’è una trattativa in corso con Erap per l’acquisizione». Il sindaco ci mette casello e opere di Autostrade, «lavori cantierabili nei prossimi mesi, che cambieranno la città». Ma in parallelo, «giocheremo la partita dell’arretramento della ferrovia. Se vogliamo farlo, è questo il momento. Con il potenziamento della Bologna-Bari sulla media velocità si è aperta una finestra». Per cui, «martedì saremo a Roma con Ferrovie dello Stato e ministero: abbiamo aperto un tavolo sulla questione». L’attuale sedime ferroviario «non diventerà, in ogni caso, zona di costruzione ma sarà una circonvallazione verde. Percorso da mezzi pubblici elettrici e bici. Un pezzo della ciclovia adriatica: l’idea è questa». Un nodo complesso, ma per Ricci «affascinante». Precisa: «Se riusciremo nell’intento, si apriranno nuove prospettive. Dove sposteremo la stazione? Come ci approcciamo rispetto al porto di Ancona? Se vogliamo che il ferro sia mezzo di trasporto anche per le merci, verrà fuori una stazione diversa rispetto a quella attuale. Che non può essere però troppo fuori, perché si perderebbe il carattere dell’intermodalità sui passeggeri. Insomma: è un punto che andrebbe affrontato».

architetti dueFLESSIBILIZZARE – Sulle scelte urbanistiche: «Il piano regolatore è sovradimensionato. Alcune aree vanno flessibilizzate, in base all’andamento del mercato. Penso a via Toscana, via Fermo e Fiera. Alcune aree artigianali possono diventare anche altro». Inciso: «La Provincia deve individuare nel Ptc aree commerciali. Una c’è già, alla Torraccia. L’altra potrebbe essere via Toscana, lungo l’interquartieri. Senza inventarci nuove volumetrie». Resta l’area dell’attuale ospedale: «Il nuovo nosocomio, che si farà a Muraglia, ci spinge a ripensarla. Tanto più con la riqualificazione di via dell’Acquedotto, che avverrà nel giro di due anni». Per cui il sindaco pensa alla parte più recente, per «raggruppare tutti gli ambulatori sparsi in città. Come casa della salute». Mentre sul resto propone «un concorso di idee». Con gli architetti, dunque, «c’è voglia di ragionare sul futuro, oltre la logica del quotidiano». Dal lato dell’Ordine si propone «un osservatorio costante» su Pesaro 2030, «da cui nasceranno laboratori e gruppi di lavoro tematici».

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