Troppa Avellino per la Vuelle, Capo d’Orlando vince e la salvezza pesarese è tutta in salita

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16 aprile 2018

PESARO – Negare l’oggettiva difficoltà del calendario della Vuelle, non farebbe bene a nessuno e se consideriamo, che la prossima trasferta biancorossa, sarà a Milano, non si può prescindere da due dati essenziali: il primo è che per salvarsi, Pesaro deve fare affidamento su Capo d’Orlando, il secondo è che le uniche possibilità biancorosse di muovere la classifica, sono affidate, in buona parte, al match casalingo di domenica prossima contro Cantù, in piccola parte, a quello, sempre casalingo, contro Venezia, con l’Umana che potrebbe essere già matematicamente seconda, e il punto interrogativo dell’ultima giornata a Sassari, con il Banco di Sardegna che potrebbe essere sia già dentro, che fuori dai playoff, ma che soprattutto, potrebbe avere bisogno dei due punti per accedere matematicamente alla post season.

Ma che il finale di stagione, non fosse per niente facile, lo sapevamo da ottobre, il problema è non avervi posto rimedio prima, quando era chiaro che questo roster, difficilmente si sarebbe salvato con le proprie forze e che la crisi, sia tecnica che psicologica, che ha colpito Omogbo e Ceron, avrebbe costretto coach Galli ad una rotazione addirittura minore, rispetto a quella a disposizione di Leka, perché, sarà anche vero che è arrivato Braun, ma ormai la Vuelle non ha più un quintetto affidabile da schierare, dato che a salvarsi dal marasma, sono rimasti praticamente in tre: Clarke, Mika e Braun, con il rendimento di Bertone che sale, solo quando scende quello della squadra avversaria, Ancellotti che fa quello che può, con tuti i suoi limiti e poco altro, soprattutto se Monaldi è quello visto ieri pomeriggio ad Avellino, e se la crisi di Ceron è stata mitigata dall’arrivo di Braun, quella di Omogbo rimane il vero problema da risolvere, visto che il cambio del nigeriano, rimane il 19enne Serpilli.

Dato per appurato, che non arriverà nessun altro in queste ultime settimane, per risolvere il caso Omogbo, si dovrà sperare in qualcosa di imprevisto, ovvero che il nigeriano ritrovi la voglia di giocare, quella che sembra avere smarrito, forse perché non vede l’ora di cambiare aria e di andare a prendere qualche altro soldino, nei vari playoff che cominceranno a metà maggio in giro per l’Europa, dato che il 10 maggio, appena finito il nostro campionato, firmerà per qualche altra squadra, come aveva fatto Jarrod Jones l’anno scorso, con la piccola differenza che l’ungherese, prima di lasciare Pesaro, era stato uno degli artefici della salvezza, mentre Omogbo rischia di essere la principale causa della retrocessione. Dal punto di vista tecnico, abbiamo perso ogni speranza, che possa migliorare in queste ultime quattro giornate, ci rimane però l’illusione, forse vana, che Manny ritrovi la voglia di gettarsi oltre l’ostacolo, di tornare ad essere quel dominatore dell’area colorata ammirato nel girone d’andata e per farlo non dovrebbe neanche sforzarsi troppo, gli basterebbe semplicemente farsi trovare nei paraggi del canestro, da una parte all’altra del campo, ma con le sue sole forze non ci arriverà mai, gli serve un allenatore, o un vice, o un general manager, che lo prenda da una parte, gli parli apertamente e che gli chieda di onorare l’impegno preso lo scorso settembre, quando in fin dei conti, la Vuelle gli ha fatto firmare il suo primo contratto da professionista, facendogli guadagnare i primi dollari, che non saranno molti, ma che sono sempre arrivati puntuali, poi gli auguriamo una carriera lunga e redditizia, un futuro pieno di soddisfazioni, ma a Pesaro, adesso, serve un Omogbo concentrato e al suo meglio, altrimenti le possibilità di salvarsi saranno ridotte al lumicino, sperando in ogni caso che Avellino, domenica prossima, scenda a Capo d’Orlando, con la stessa voglia mostrata ieri e faccia valere la sua superiorità,, perché chi pescherà per primo il jolly, tra la Betaland e la Vuelle, avrà in mano una bella fetta di salvezza.

I PIU’ …..

Rotnei Clarke: Finora, Clarke si era fatto notare per lo più per le triple segnate, tra l’altro con percentuali bassine, ma era chiaro che non fosse arrivato al top della forma, con quel fisico da “trottolino amoroso”, più adatto al campionato australiano che a quello italiano. Adesso che ha perso quei chiletti di troppo, è tornato quello ammirato nel 2017, capace oltre che di segnare dai sette metri, anche di colpire in entrata, senza dimenticare gli 8 assist distribuiti, non sappiamo dove sarà la Vuelle il prossimo anno, ma rivedere Clarke in maglia biancorossa, ci farebbe sentire più tranquilli.

Eric Mika: La crisi di Omogbo, gli consente di prendersi un maggior numero di tiri e, soprattutto, l’arrivo di Clarke, gli permette di tramutare in canestri gli assist del compagno, ma Mika ci mette sempre molto del suo per farsi valere nelle lotte dentro l’area.

Tiro da tre e tiri liberi: Per una volta, la Vuelle tira bene sia da tre (8 su 17), che dalla lunetta (11 su 13), ma per vincere ad Avellino, bisognerebbe anche difendere ogni tanto.

….. E I MENO DELLA SFIDA AVELLINO – PESARO

Marco Ceron: Si prende un tiro dai quattro metri che finisce sul primo ferro e una tripla che finisce sul secondo, tutto qui, e vi ricordiamo che il capitano rimane la nostra guardia titolare.

Falli commessi: Pesaro ne commette 12, come Avellino, ma se gli irpini non avevano bisogno di stringere le maglie in difesa, Pesaro, invece, avrebbe almeno dovuto provare a fermare l’azione avversaria con un fallo, ma per farlo, sarebbe stato utile almeno andargli vicino, invece di concedergli metri per tirare.

Difesa: Avellino ha segnato 84 punti in trenta minuti, calmandosi solo nell’ultimo quarto e se la potenza offensiva dei ragazzi di coach Sacripanti è innegabile, non si può neanche negare, che la difesa pesarese non è mai stata in grado di arginare una Sidigas, a cui non sembrava vero di poter tirare con tutto quello spazio a propria disposizione.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA

Clarke contro Avellino

Clarke contro Avellino

Guardando questa ventiseiesima giornata, a 360°, con gli occhi di Pesaro, peggio di così non poteva andare: ha perso Cremona, che detta così non dovrebbe preoccupare, ma essendo la Vanoli l’avversaria della Betaland all’ultima giornata, con questa sconfitta, potrebbe aver già compromesso la possibilità di arrivare alla post season, obiettivo invece ancora alla portata di Sassari, avversaria della Vuelle all’ultima giornata, dopo che il Banco di Sardegna ha vinto tranquillamente a Pistoia. Ha perso anche Cantù, contro la corazzata Milano, ma la Red October, prossima avversaria di Pesaro, ha dimostrato di essere una buonissima squadra, ancora in piena lotta per i playoff e scenderà in riva al Foglia, armata delle peggiori intenzioni per i tifosi biancorossi, che hanno visto anche Venezia blindare praticamente il secondo posto, dopo aver superato Brescia nello scontro diretto, con l’Umana, che ricordiamo deve giocare sia con la Vuelle che con la Betaland, ancora in grado di attaccare il primo posto dell’Armani, visto che all’ultima giornata ci sarà lo scontro diretto.

Ma soprattutto ieri sera, è successo quello che si temeva, ovvero che una Betaland più motivata di Brindisi, portasse la partita punto a punto, per giocarsi tutto nel finale, dove i pugliesi hanno pasticciato non poco, compresa la gestione delle ultime azioni, permettendo a Capo d’Orlando di vincere di un punto, per la cronaca e per la matematica, esiste ancora la teorica possibilità di un arrivo a 16 punti di tutte e tre le formazioni e, in quel caso, sarebbe Brindisi a retrocedere, in virtù dello 0 a 2 con i siciliani, ma perché ciò succeda, dovrebbero accadere due fatti imprevisti, ovvero che l’Happy Casa non vinca più un partita e che, soprattutto, Pesaro ne riesca a vincerne altre due.

Il problema è che Capo d’Orlando, in questo momento, è una squadra solida, con un pivot dominante come Justin Knox, un play con tanti punti nelle mani come Adam Smith ed un allenatore capace e preparato come Andrea Mazzon, tre nomi fatti non a caso, visto che sono gli ultimi arrivati in casa Betaland, a dimostrazione che, non dare nulla di scontato e sfruttare al massimo un regolamento che ti permette, nell’arco di una stagione, di tesserare fino a 16 giocatori, può risultare determinante e, se Pesaro non ha voluto intraprendere questa strada, deve assumersi le sue responsabilità, poi magari, quando si farà l’elenco di tutto quello che è andato storto durante l’anno, si farà un pensierino anche alla contrattura muscolare, che ha messo fuori causa Nic Moore, avvero il miglior giocatore di Brindisi, ieri sera nel terzo quarto, privando l’Happy Casa del suo punto di riferimento, ma è solo una goccia, in un mare di errori e sfighe capitate in una stagione, che dopo ieri sera, si è fatta maledettamente complicata.

DAGLI ALTRI PARQUET

Milano, non senza qualche patema, si aggiudica il derby contro Cantù, mantenendo due punti di vantaggio su Venezia, che consolida il suo secondo posto, vincendo lo scontro diretto con Brescia. Rimane salda al quinto posto Trento, brava ad espugnare il parquet della Vanoli Cremona, vittoria in trasferta ottenuta anche dalla Virtus Bologna, che passa a Torino, acuendo lo stato di crisi di una Fiat superata in classifica anche da Varese, che vincendo con Reggio Emilia, estromette di fatto la Grissin Bon dalla corsa playoff, obiettivo ancora alla portata invece, del Banco di Sardegna, dopo la vittoria ottenuta sul campo di una tranquilla Pistoia, mentre Brindisi, per essere tranquilla, dovrà aspettare ancora qualche giornata, dopo aver fallito l’occasione di salvarsi matematicamente, perdendo al fotofinish, in casa, con Capo d’Orlando.

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