“Schegge di memoria”: all’Ipsia Benelli Giovanni Ricci e Giampaolo Mattei, vittime della strage di via Fani e del rogo di Primavalle

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21 aprile 2018

PESARO – La memoria fa tappa al Benelli. Memoria di un passato che grazie al cielo non c’è più ma che rimarrà impresso nel cuore e nella mente di chi ha vissuto quei controversi anni Settanta. Ieri mattina, nell’auditorium dell’università dell’Età libera, si è parlato della strage di via Fani e del rogo di Primavalle. Due atti terroristici che hanno segnato la storia di ciascuno di noi, raccontati in prima persona da chi – suo malgrado – ha dovuto farci i conti per tutta la vita.

LA TESTIMONIANZA DI GIOVANNI RICCI

L’Ipsia Benelli, l’istituto professionale di Stato per l’Industria e l’artigianato della dirigente Anna Maria Marinai, ha invitato Giovanni Ricci, figlio dell’appuntato dei carabinieri Domenico, membro della scorta di Aldo Moro che le Brigate Rosse freddarono con sette colpi la mattina del 16 marzo 1978. “Avevo 11 anni e ho visto mio padre morto alla televisione e in una foto dell’edizione straordinaria di Repubblica – ha raccontato Giovanni Ricci ai ragazzi del Benelli, coinvolti nel progetto “Schegge di memoria” coordinato degli insegnanti Anna Maria Scatigno e Adriano Bocchicchio assieme alla prima A OD, coinvolgendo anche le classi quarte A MAT, quarta A PIA e tutte le quinte – Ma, più che parlare della morte di mio padre, voglio raccontare la sua vita. L’esistenza di un uomo che era nato nelle Marche che, per sfuggire alle fatiche di una vita di campagna, aveva abbracciato le fatiche di una vita di città”.

Una vita fatta da angelo custode del presidente della Democrazia cristiana, uno dei padri costituenti, assieme ad altri quattro membri di una scorta uccisi dalla follia di chi voleva cambiare tutto con una lotta armata di stampo militare. “Si parla sempre della scorta di Aldo Moro, ma dietro quella dicitura ci sono cinque uomini con le loro mogli e i loro figli, le loro fidanzate e i loro amici – ha continuato – Persone in carne e ossa che vanno ricordate per nome e cognome: oltre a mio padre, Domenico Ricci, sono stati uccisi in via Fani Oreste Leonardi e Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Proprio per ricordare loro, ma anche tutte le vittime del terrorismo che sono eroi fuori dall’Olimpo, da anni vado in giro per le scuole a parlare alle giovani generazioni”.

La preside del Benelli, la dottoressa Anna Maria Marinai, ha pronunciato la parola perdono. Giovanni Ricci ha perdonato gli assassini di suo padre? “Più che perdono, parlerei di riconciliazione. E io mi sono riconciliato col passato nel 2012, dopo aver incontrato i tre terroristi che – almeno loro – si sono dissociati dalla lotta armata”.

LE PAROLE DI GIAMPAOLO MATTEI

Da qualche tempo, assieme a Giovanni Ricci, gira per l’Italia Giampaolo Mattei, che cinque anni prima – precisamente la notte del 16 aprile 1973 – perse i fratelli Virgilio (22 anni) e Stefano (10) per un attentato incendiario nella casa di Primavalle dove viveva con il padre Mario, che aveva deciso di aprire in un quartiere popolare romano una sezione del Msi, il Movimento sociale italiano. “Da 5 anni, assieme all’amico Giovanni, racconto la storia di un attentato materializzatosi in una casa popolare di 40 metri quadrati – ha detto Giampaolo – Quella notte, con un rogo appiccato da 3 litri di benzina, ho perso due fratelli, ma quello che più ci ha fatto male è stata la campagna denigratoria sviluppatasi di lì a poco nei confronti della mia famiglia. Se ho mai pensato di vendicarmi? Tante volte. Anche perché io sono diverso da Giovanni (risatina d’ordinanza, ndr), ma mi sono sempre tornate a mente le parole di mia madre che mi ha dato una certa educazione familiare, di rispetto per la vita e per le istituzioni”.

Complimenti al Benelli per una mattinata sicuramente riuscita. Una mattinata dedicata alla memoria, con tanto di esibizione di ballerini – Martina Palazzi della terza D OB, Cosmin Burca della seconda C OB ed Elisa Tasselli della prima B OB – e della cantante Besma Sabik, studentessa della terza OD.

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