Volley A1: Conegliano tricolore ha Pesaro nel cuore

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29 aprile 2018

La premiazione dell'Imoco campione d'Italia (Foto Rubin/LVF)

La premiazione dell’Imoco campione d’Italia (Foto Rubin/LVF)

Imoco Conegliano campione d’Italia di pallavolo femminile. Il secondo scudetto veneto racconta tante bellissime storie, a incominciare da quella di Daniele Santarelli, allenatore delle pantere e marito di Monica De Gennaro, il migliore libero al mondo.

E’ stata una grande finale, che l’Imoco ha fatto sua con una rimonta incredibile, partendo dal 20-24 nel primo set di gara 2, quando Novara conduceva 20-24. Una vittoria che ha cancellato le sfighe degli infortuni che hanno tormentato la stagione delle venete. Ultimo quello di Raphaela Folie in gara 3, con la centrale bolzanina appena tornata in campo dopo una lunga assenza.

Conegliano tricolore ha Pesaro nel cuore.

Con Daniele Santarelli e Monica De Gennaro, che non è raro incontrare in città, ci sono anche Elia Laise, oggi l’uomo delle statistiche delle campionesse italiane, come lo era ieri delle tricolori targate Scavolini. Nello staff di Daniele Santarelli anche Valerio Lionetti, nella stagione 2012/13 vice di Andrea Pistola nella Kgs Pesaro.

Fra le giocatrici, Elisa Cella, che con è un’ex pesarese, ma trascorre le vacanze a Marotta e qualche stagione addietro s’allenò con il Volley Pesaro che preparava i playoff per la promozione in A2.

A proposito di Marotta, intervistato stasera pochi minuti dopo la vittoria dello scudetto, Daniele Santarelli ha ringraziato Davide Mazzanti, oggi allenatore della Nazionale, del quale è stato vice a Conegliano prima di assumere l’incarico che lo ha portato allo scudetto e alla prossima Finale di Champions League (Bucarest, 5-6 maggio, semifinale con la VakifBank allenata da Giovanni Guidetti).

Complimenti all’Imoco, ma anche alla finalista Igor Gorgonzola Novara, agli staff tecnici e alle giocatrici, assai meno ai dirigenti della Fipav e della Lega Pallavolo Serie A Femminile. Avremo occasione di parlare delle loro scelte che confermano un’impressione maturata negli anni: non è lo sport che ha bisogno di certi dirigenti, ma certi dirigenti dello sport.

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