SPECIALE CULTURA: Quarant’anni fa il ritrovamento del corpo dello statista Aldo Moro, ad opera delle famigerate Brigate rosse

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8 maggio 2018

Quaranta anni fa il ritrovamento del corpo dello statista Aldo Moro, ad opera delle famigerate Brigate rosse.

Perché e come nacque questo partito armato e sovversivo?

moroAlla fine del ’70, quando ormai la svolta armata è diventata concreta, tre erano i gruppi in azione: GAP (Gruppi di Azione Partigiana), fondati da Giangiacomo Feltrinelli, attivi sopratutto nel Nord tra Milano, Torino e Genova, il Gruppo XXII ottobre a Genova e le BR (Brigate Rosse). L’atto ufficiale di nascita delle BR viene comunemente individuato nel convegno che i membri del CPM (Collettivo Politico Metropolitano) tennero a Pecorile, in provincia di Reggio Emilia nell’agosto del ’70, dove il gruppo scelse Milano come luogo da cui far partire la rivoluzione e inserendosi, al contrario degli altri gruppi armati, nell’ottica della fabbrica. Fu infatti nelle fabbriche che vennero compiute le prime operazioni di quello che diventerà poi il più importante movimento guerrigliero d’Italia e queste vennero compiute dove il CPM era più forte, ossia alla SIT-Siemens e alla Pirelli.

La prima operazione che porta l’attenzione dell’opinione pubblica sulle BR è quella compiuta il 25 gennaio 1971 a Lainate, in cui vengono piazzate bombe incendiarie sotto agli autotreni, distruggendone completamente tre, stagione questa definita “propaganda armata”, volta a far conoscere il movimento alle masse per mezzo di azioni esemplari, ma senza spargimento di sangue. Il ’72 fu un anno intenso, e Milano rimase per delle ore sotto stato d’assedio a causa di una violentissima manifestazione di piazza e pochi giorni dopo, il 15 marzo, fu rinvenuto a Segrate il cadavere di Feltrinelli, morto probabilmente mentre cercava di piazzare degli esplosivi sui pali dell’alta tensione. Dopo la sua morte numerosi membri dei GAP confluirono nelle BR, che finalmente riuscirono ad attirare l’attenzione su di esse sequestrando Idalgo Macchiarini, lasciato ammanettato e malmenato in una strada di periferia. Dopo questi fatti partì la prima controffensiva dello Stato, che portò allo smantellamento quasi totale delle Brigate Rosse, con l’infiltrato Marco Pisetta e la scoperta di numerosi covi e arresto di gran parte dei principali dirigenti, a causa soprattutto della scarsa “impermeabilità” dell’organizzazione (Giorgio Galli).

brFu da questo momento che le Brigate Rosse si dotarono di un apparato clandestino, corredandosi di una struttura illegale, che poco dopo si evolverà nella divisione in colonne, scelta dettata dal bisogno incombente di rafforzare l’organizzazione, troppo vulnerabile alle infiltrazioni. Vennero dunque costituiti il primo esecutivo, composto da Curcio, Franceschini, Moretti e Morlacchi, un fronte logistico con il compito di organizzare le infrastrutture e un fronte di massa che doveva garantire il contatto dell’apparato clandestino con la società. In questo periodo poi le BR furono anche protagoniste di numerosi espropri e rapine, al fine di rimediare dei finanziamenti essenziali per il mantenimento dell’organizzazione. Sempre dal ’72, in autunno, le BR iniziarono ad intraprendere azioni di propaganda armata anche a Torino, inserendosi anche qui nel contesto di fabbrica: la maggior efficienza del nuovo apparato clandestino venne dimostrata con il rapimento di Ettore Amerio, dirigente Fiat, durante il quale le BR tennero in scacco le forza di polizia per otto giorni.

Dal 18 aprile 1974 le BR abbandonarono la propaganda armata in fabbrica per attaccare la magistratura, con l’obiettivo di “portare l’attacco al cuore dello Stato”, e lo fecero sequestrando il giudice Mario Sossi, chiamato “dottor Manette” per il suo impegno nel perseguire i militanti e per le dure condanne date ai membri del gruppo XXII ottobre. A complicare le cose, ci furono le rimanenze dei GAP che si intromisero nelle trattative e i brigatisti si trovarono dunque nella condizione di dover scegliere se giustiziare Sossi, oppure liberarlo senza avere ottenuto nulla, e dato che non erano ancora pronti a sporcarsi le mani scelsero di lasciare il giudice bendato in un giardino di Milano. Da questo momento la magistratura si impegnò seriamente nel dare la caccia ai brigatisti, arrestando numerosi militanti e scoprendo importanti basi e fu in questo momento difficile che le BR, senza volerlo, versarono il loro primo sangue uccidendo accidentalmente un poliziotto durante un imboscata.

La fase della propaganda armata volse dunque al termine e si aprì quella della guerriglia vera e propria che fu l’apice e la fine delle brigate rosse. Nonostante la riorganizzazione, le BR si dimostrarono ancora profondamente vulnerabili alle infiltrazioni, come quella di Silvano Girotto, e che grazie alle sue informazioni si riuscì ad arrivare ai vertici più alti del gruppo, tanto che nell’inverno del 1974 tutto il gruppo storico delle BR era stato catturato, eccetto Mario Moretti e Mara Cagol (che rimase uccisa in uno scontro con le forze dell’ordine nel ’75). Per un breve periodo le BR passarono in secondo piano, aumentò difatti, in questo periodo il peso politico dei partiti di sinistra che ottennero ottimi risultati, prima alle amministrative e poi alle elezioni politiche, e con il PCI che balzò al 34,4% dei consensi. Fu in questo clima che cambiò, assieme al gruppo dirigente , l’organizzazione stessa del partito armato, tanto che si ritiene questa come una seconda fondazione: quella delle nuove Brigate Rosse. Prevalse dunque la linea più dura, quella da tempo voluta da Mario Moretti, dove le norme della clandestinità diventarono ferree ed avvenne la suddivisione in colonne, ognuna indipendente dall’altra, collocate a  Milano, Torino, Genova e nel Veneto.

Si inaugurò quindi la cosiddetta “strategia dell’annientamento”, volta a disarticolare gli apparati dello Stato con il terrore, e da questo momento le azioni contro quanti venivano considerati “servi dello Stato” divennero quasi sistematiche, tanto che il numero delle azioni crebbe vertiginosamente, con un numero crescente di sequestri, attentati, ferimenti e uccisioni di magistrati, poliziotti, dirigenti d’azienda, giornalisti e politici. Si scelse inoltre, di utilizzare l’arma dell’omicidio politico come strumento rivoluzionario, scelta che si concretizzò nell’assassinio del procuratore Coco, che aveva rivestito un ruolo chiave durante il sequestro Sossi l’8 giugno 1976. Il 27 maggio 1977 ebbe inizio a Torino il processo ai membri BR catturati,  e venne attuata in sede di tribunale la strategia del “processo guerriglia”, che consisteva nel rifiutare la giustizia borghese, di dichiararsi prigionieri politici, rifiutando di avvalersi di avvocati, anche quelli assegnati d’ufficio, e di utilizzare la vigilia del processo per fare propaganda.

mororepMa verso l’inizio del ’78 le nuove BR si resero conto che lo “stillicidio del terrore” non riusciva a portare a nessun risultato concreto, e fu per questo che si scelse di alzare ulteriormente il tiro rapendo l’onorevole Moro.

Aldo Romeo Luigi Moro noto come Aldo Moro, nasce nelle Puglie a Maglie, in provincia di Lecce,  e da docente universitario, diviene in poco tempo politicoaccademico e giurista italiano, nonché segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, diventa poi segretario nel 1959. Più volte ministro e ben cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra dal 1963 al 1968 e promosse, nel periodo 1974-76, la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista Italiano.

Questi i fatti: il 16 marzo 1978 mentre Moro era diretto alla Camera del Senato in vista delle votazioni per il governo Andreotti con la nuova maggioranza allargata al PCI, il convoglio che lo scortava venne bloccato in via Fani da un’auto che gli tagliò la strada. Tutto questo avvenne molto rapidamente dove gli uomini della scorta, cinque in totale, vennero uccisi quasi immediatamente, e l’onorevole Moro prelevato a forza e fatto salire su di un furgoncino, che si poté allontanare  indisturbato. Seguirono cinquantacinque giorni di sofferente attesa per tutto il  paese, scanditi dalle lettere dell’onorevole Moro puntualmente recapitate dalle BR, e durante le quali le trattative tra il gruppo armato e il Governo furono molto intense.

luttoIl 9 maggio 1978, purtroppo, il corpo di Aldo Moro venne rinvenuto chiuso nel bagagliaio di un autovettura parcheggiata in via Michelangelo Caetani, esattamente a metà strada tra le sedi del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana.Le Brigate Rosse pensavano che lo Stato avrebbe pagato qualsiasi prezzo per riavere indietro Moro vivo, ma ben presto si resero conto che ciò che era rimasto nelle loro mani era una persona per la quale nessuno, tranne la propria famiglia, era più disposto a corrispondere alcun sacrificio. E così furono costrette a sbarazzarsene. Ma le questioni aperte sul caso Moro sono ancora numerose, e quel che è certo che nonostante il notevole successo sul piano militare (che portò le BR all’attenzione internazionale), resta il fatto che le BR, ancora una volta, non trassero alcun beneficio politico da questa operazione, anzi per certi versi fu persino controproducente. Alcuni membri contrari all’uccisione di Moro, come Susanna Faranda e Valerio Morucci membri del comitato esecutivo lasciarono il gruppo, ed inoltre le BR non furono mai come in questo momento lontane dalla sinistra extraparlamentare, e dopo l’assassinio di Aldo Moro crebbe considerevolmente l’impegno delle forze dell’ordine guidate da Dalla Chiesa. Nel ’79 poi le BR persero l’appoggio della classe operaia a seguito dell’uccisione di Guido Rossa, sindacalista della CGIL, perché aveva denunciato un militante non clandestino che distribuiva dei volantini. Da questo momento l’unità del gruppo si incrinò definitivamente portando, tra l’81 e l’84, alla scissione di numerosi membri e alla creazione di un miriade di gruppi minori e diversamente orientati.

In conclusione, non abbiamo nuove risposte da proporre, o recenti tesi da discutere. Il nostro è stato solo un breve elenco delle principali notizie ed informazioni, che ancora oggi lasciano nell’ombra quel che è veramente successo in quei 55 giorni,  e le opere fuorvianti di coloro che volevano nascondere la verità si sono impastati in dubbi e questioni insolubili, originati per di più da teorie fantasiose di una mentalità complottista e di mera macchinazione.

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