SPECIALE CULTURA: “Brick Lane”, l’ardito romanzo di Monica Ali

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15 maggio 2018

brick laneIl mondo arabo musulmano è da secoli un mondo ricco di poesia, di letteratura, di scienza e di spiritualità. Da qualche decennio sono molte le artiste dei paesi del Maghreb  (Marocco, Tunisia, Algeria) o del Mashreq (Siria, Libano, Giordania, Egitto) così come dei paesi musulmani non arabi e più ad oriente (come Turchia, Iran, Pakistan, Afghanistan, Bangladesh) che sono riuscite a far sentire la loro voce scritta, cantata, dipinta, fotografata un po’ ovunque nel mondo. Questo nuovo incontro e soprattutto quello letterario, è così riuscito a squarciare quel velo che a lungo non solo ha separato noi da loro ma ha anche permesso che si creassero malintesi, fantasie e leggende molto spesso puro frutto di fantasia e timore, o anche più semplicemente di ignoranza e paura dell’ignoto.

Una cosa da aggiungere è che non sempre, o non soltanto, queste scrittrici fanno riferimento al loro mondo islamico: molte di loro, vanno, giustamente, oltre quel mondo per raccontarci un universo femminile che è racchiuso nella simbologia islamica ma che ha poi anche altre valenze e altre necessità. La letteratura al femminile dei paesi arabi e islamici non si riduce solo ad una sorta di narrazione dell’“Islam al femminile”, bensì esattamente come accade con la letteratura “femminile” europea, americana, africana, si produce in una letteratura varia e “colorata” in cui allo spazio dell’harem si oppone lo spazio delle grandi metropoli (Londra, New York, Parigi) e dove all’ambiguità dei rapporti interpersonali all’interno della famiglia e del clan, si oppone poi la possibilità di mondi sociali diversi e culturalmente più intriganti.

Di recente mi è capitato tra le mani un libro, pubblicato qualche anno addietro, e incuriosito dalla copertina e dal nome di una famosa via londinese ho iniziato a leggerlo distrattamente. Non nascondo il fervore e lo slancio subitaneo verso questo romanzo che mi ha subito sedotto per la sua scorrevolezza, ma anche per il modo di raccontare una vicenda che prende in esame la grande esperienza degli immigrati, in particolare coloro che nel Regno Unito vivono una vita di totale isolamento. La scrittrice di origine bengalese Monica Ali, nata a Dacca, scrivendolo ha ricevuto numerosi premi letterari nel Regno Unito, perché tratta la questione dell’integrazione e dell’emarginazione, con riferimento alla comunità del Bangladesh a Londra, di cui l’autrice delinea il tema in tante dimensioni attraverso i suoi personaggi. La comunità bengalese a Londra è una delle comunità etniche più numerose e la strada Brick Lane (da cui prende il titolo l’opera), è uno dei simboli della massiccia presenza bengalese in questa metropoli, dove ognuno rincorre il sogno di vivere come un principe “Once there was prince who lived in far off land, seven seas and thirteen rivers away” (C’era una volta un principe che viveva lontano, sette mari e tredici fiumi di distanza).

Il mercato di Brick Lane

Il mercato di Brick Lane

Brick Lane è un romanzo che presenta una riflessione sui benefici e gli svantaggi del multiculturalismo e l’integrazione in occidente, soprattutto in Gran Bretagna dove c’è una lunga tradizione multietnica per il passato coloniale in Africa e in Asia, e dove da circa quarant’anni il multiculturalismo viene visto come il fiore all’occhiello della società britannica. Il termine multiculturalismo è entrato nell’uso comune verso la fine degli anni Ottanta e sta ad identificare una società dove più culture, anche molto differenti l’una dall’altra, convivono rispettandosi reciprocamente, e pur avendo interscambi, conservano ognuna le peculiarità del proprio gruppo. Le minoranze in particolare mantengono il loro diritto ad esistere, senza omologarsi o fondersi ad una cultura predominante perdendo quindi la propria identità.

La trama del romanzo narra la storia di migranti segnata da discriminazioni e razzismi di vario tipo, da esclusioni e dalla lotta per contrastarle e guadagnarsi voce e visibilità all’interno della società britannica, dando vita alla versione nazionale della questione multiculturale nella sua forma contemporanea, postcoloniale e postmoderna.

bifewLa protagonista Nazneen , (personaggio fortemente sviluppato), nata nel fango di un villaggio in Bangladesh, ci porta a conoscere il mondo della comunità bengalese immigrata nell’East End londinese, facendoci scoprire una realtà ben diversa da quella occidentale: giovani donne portate via da un villaggio in Bangladesh un giorno, che si ritrovano in quello appresso a Londra e per di più sposate con uomini sconosciuti, immigrati prima di loro e magari più anziani, come Chanu (il marito), che abitano lì da anni. Monica Ali è in grado di rappresentare la protagonista in una varietà di ambienti: mentre guarda fuori dalla finestra del suo appartamento in un edilizia popolare di Tower Hamlets, fintanto che cura il figlio molto malato in un ospedale di Londra o cercando di cambiare una mentalità intorno a lei, sia dei razzisti che dei giovani militanti musulmani.

La vita di Nazneen nel suo appartamento con il marito e i figli adolescenti, lasciarsi trascinare in una storia d’amore con un uomo più giovane (Karim), affascinante attivista impegnato nella difesa delle comunità musulmane e che rappresenta tutto ciò che il marito non è mai stato, fino alla ricerca di sua figlia ribelle, in fuga di notte per le strade caotiche di East London. Si può osservare la protagonista crescere fino a diventare una donna capace di agire in base alle circostanze ed il marito Chanu, visto dal suo punto di vista, è colui  da cui impara a regolare ma anche a sviluppare un certo affetto. Chanu è un uomo tradizionalista che si renderà conto, nonostante abbia vissuto 16 anni a Londra, che quel mondo non fa per lui e che in realtà non è mai riuscito ad integrarsi nella comunità per raggiungere le sue ambizioni, ma offrendo la possibilità alla moglie Nazneen di imparare e apprezzare i vari rapporti di classe e di genere londinesi, nonché di comprendere anche la storia del Bangladesh attraverso i suoi dialoghi. Da quel momento niente per Nazneen sarà più lo stesso.

Sono da apprezzare le storie dell’infanzia di Nazneen nel villaggio del Bangladesh, storie che Monica Ali ha precisato nelle interviste e che provenivano da ricordi di suo padre della vita nelle zone rurali del Bengala e che, oltre a questo richiamo al passato, l’autrice mantiene in vita anche come connessione con il mondo contemporaneo del Bangladesh, che si presenta scandalosa, piena di sventure ma anche messaggera di sogni, di desideri e aspirazioni che qualunque essere umano nella propria vita cerca almeno una volta. Per quanto concerne invece la lingua d’origine, che resta uno dei pilastri fondamentali della cultura e delle tradizioni proprie, essa può inizialmente generare una sorta di handicap ai nuovi immigrati, come si è visto con Nazneen, ma che non deve assolutamente generare alcuno “spauracchio” in quanto, come la protagonista, alla fine si rende libera da tutte le contraddizioni recepite e riuscirà ad imparare anche l’inglese, seppure Chanu non sarà più lì con loro.

Una lezione che ci viene però impartita dalla scrittrice è quella sugli aspetti della lingua e sul suo apprendimento, dove si tende a non conferire la giusta importanza al portato culturale delle lingue d’origine, dimenticando che lingua e cultura sono in stretta connessione. E’ la lingua a determinare un’appartenenza (pensiamo al fatto che i popoli colonizzatori, per prima cosa, impongono la loro lingua, spesso cancellando quella d’origine), a esprimere una differenza. Di conseguenza, come dice Normanna Albertini, parlare una lingua “diversa” in terra straniera è già sintomo di “estraneità” e può generare i primi pregiudizi, e il bisogno di imparare la nuova lingua per assicurarsi la sopravvivenza va di pari passo con la sensazione di sradicamento e, contemporaneamente, con la necessità di non abbandonare la propria cultura e la propria lingua nella nuova terra. Peraltro, è stato girato pure un film su Brick Lane la cui storia è leggermente diversa da quanto descritto nel libro, sebbene più intensa e vigorosa, che invece vede predominare tanta India ed umanità. La sensibilità e il garbo con cui è narrata, come le frasi armoniose, i ricordi e le descrizioni sono un grande sussulto nelle memorie passate e presenti della protagonista, e ci si affeziona a lei così dolce e docile, sottomessa ad un destino predestinato.

 

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