Il PCI di Pesaro-Urbino piange la scomparsa del Prof. Domenico Losurdo

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4 luglio 2018

12508816_1513359165626827_8920136814628260408_nURBINO – Giovedì 28 giugno, intorno alle 9 di mattina, si è spento Domenico Losurdo. Filosofo italiano tra i più tradotti al mondo, si era formato ad Urbino alla scuola di Arturo Massolo e di Pasquale Salvucci, intellettuali che, assieme a Livio Sichirollo, risulteranno preziosi per la fondazione di quell’hegelomarxismo di cui egli diverrà ben presto un illustre rappresentante, raggiungendo con gli anni una notorietà di livello internazionale.

Dopo essersi distinto nel mondo accademico come uno dei massimi esperti di Hegel, ad una fase più “monografica”, dedicata all’interpretazione di autori come Kant, Nietzsche, Heidegger, Spaventa e Gramsci, ne è seguita una più “tematica”, in cui ha affrontato problematiche relative alla “democrazia”, al “liberalismo”, alla “non-violenza”, alla “pace”, nelle loro articolazioni e nelle loro dialettiche interne.

L’originalità delle sue ricerche, delle sue analisi e del suo pensiero ha fornito al marxismo un rinnovamento teorico fino ad oggi mai conosciuto dal 1948 (anno in cui Giulio Einaudi cominciò a pubblicare, sotto la supervisione di Togliatti, i “Quaderni del carcere” di Gramsci).

Oltre all’aspetto culturale, tuttavia, non va dimenticata la sua dimensione politica. Già profondamente attivo sulla scena pubblica fin dai primi anni ’90, quando sulle colonne di Liberazione venne coinvolto in una polemica con Norberto Bobbio a proposito della prima Guerra del Golfo (che gli valse la solidarietà di Franco Fortini), negli ultimi anni della sua vita Losurdo si era iscritto prima al Partito dei Comunisti Italiani e poi al nuovo PCI (di cui Egli è stato uno dei fondatori nel 2016), senza mai stancarsi di denunciare le minacce di guerra mondiale in grado, più di ogni altra cosa, di spegnere sul nascere quell’inclinazione multipolare che lo scenario geopolitico si stava accingendo ad assumere e difendendo quindi  quei paesi che si opponevano al “Project for the new american century”, primi fra tutti la Cina, il cui marxismo e la cui acutezza dirigenziale egli aveva sempre osservato con il massimo interesse.

Con Losurdo se ne va un’importante pagina della cultura del nostro Paese e del mondo. I paesi e i popoli assoggettati nel loro complesso, faranno tesoro dei suoi scritti e delle sue esortazioni nel corso della lotta emancipatrice (egli direbbe “di classe” – per citare un altro suo rilevantissimo volume) contro le tendenze imperialiste che infiammano il pianeta e il dispotismo nei rapporti internazionali che la nazione più potente del globo – ormai da diversi decenni e in maniera via via sempre più feroce – esercita a proprio esclusivo ed unilaterale vantaggio.

 

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