Se l’edilizia diventa un pericolo per le spiagge

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19 luglio 2018

work in progressIl turismo balneare è di vitale importanza per l’economia nazionale.

Il belpaese offre ai visitatori provenienti da tutto il mondo alcuni dei luoghi più incantevoli che si affacciano sul Mediterraneo. Basta considerare che nell’estate del 2017 sono stati ben 90 milioni i turisti che hanno visitato le nostre coste, a riprova di quanta importanza debba essere attribuita alla salvaguardia del bagnasciuga. Salvaguardia che va messa in primo piano, visto l’incombere di una minaccia che parte da settori non sospetti, eppure in grado di alterare irrimediabilmente la geografia delle nostre spiagge.

Come è risaputo la sabbia marina è fondamentale nella produzione del calcestruzzo. Per questo il settore edile necessita una continua estrazione di questo materiale, portando però le spiagge a ridurre la loro estensione nel corso dei decenni. Purtroppo, non è possibile utilizzare la sabbia proveniente dal deserto, data la sua struttura troppo tondeggiante che rende impossibile l’aggregarsi con il cemento.

Se si considera l’uso del cemento come indice indiretto per tracciare l’impiego di sabbia marina, si può affermare che il ritmo delle estrazioni è considerevolmente aumentato nell’ultimo decennio. Un caso esemplare: nell’ultimo biennio la Cina ha impiegato più cemento di quanto abbiano fatto gli Stati Uniti nel XX secolo.

Questa situazione, che sembra già abbastanza allarmante, viene aggravata dalla fitta rete che la criminalità organizzata ha teso sul business della sabbia in diversi angoli del globo. In India, ad esempio, c’è uno sfruttamento di manodopera illegale cui viene richiesta una immersione fino a 15 metri senza attrezzatura per poter pescare questo materiale dai fondali marini.

Sono molti i progetti nati per cercare di ridurre l’impatto ambientale del calcestruzzo, proponendo materiali alternativi alla sabbia marina. Le opzioni presentate sono molte (tra queste anche argilla e vetro), ma al momento non si è ancora arrivati ad uno standard unico che riesca a portarci fuori da questa impasse. I risultati e l’impegno mostrato a sostegno della causa fanno però ben sperare.

Sicuramente la crescente richiesta di abitazioni (altra emergenza alla quale la politica deve rispondere e derivante anche dal continuo spostamento dalle periferie verso i centri urbani) non aiuta certo a trovare una soluzione di facile impiego. Abbiamo, purtroppo, bisogno di sabbia per continuare ad edificare.

Per questo motivo è importante che la via d’uscita venga trovata in tempi brevi, affinché possiamo lasciare le coste intatte per le generazioni a venire.

Fonti e dati: TradeMachines

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