Rof: Aya Wakizono, Rosina è giapponese, ma innamorata dell’Italia

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9 agosto 2018

Aya Wakizono durante le prove de Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

Aya Wakizono durante le prove de Il barbiere di Siviglia (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Per lei, è meglio la nebbia del Sol… Levante. Aya Wakizono, una giapponese innamorata dell’Italia, di un italiano e della musica di Gioachino Rossini. Una relazione incominciata anni fa che si fortifica ogni giorno di più. Anche con Pesaro.

Quattro anni fa, intervistata da pu24.it dopo l’eccellente concerto finale dell’Accademia Rossiniana e l’applaudita interpretazione della Marchesa Melibea nel Viaggio a Reims, il soprano giapponese non ebbe dubbi nel raccontare un sogno e annunciare un proposito: le sarebbe piaciuto tornare a Pesaro, al Rof.

Oggi è di nuovo qui, come già l’anno scorso, fra le protagoniste del Rossini Opera Festival che s’accinge a vivere l’edizione numero 39. Aya sarà Rosina nel Barbiere curato da Pier Luigi Pizzi, un santone della lirica nella storia del Rof.

Lei voleva il Rof, il Rof vuole lei.
“Il mio sogno si è avverato. Negli ultimi quattro anni sono successe così tante cose che mi hanno cambiato la vita. Nel 2014 ho partecipato all’Accademia Rossiniana e in seguito quella della Scala. Due esperienze che hanno dato una svolta alla mia carriera: sono arrivate tante opportunità di lavoro. Inoltre, ho fatto incontri e conosciuto persone che hanno contribuito a cambiare la mia vita. Oggi, il mio modo di vivere è diverso. Oggi mi sento più italiana che giapponese…

È diventata così italiana che… si è presentata in ritardo, sia pure di qualche minuto, all’appuntamento con l’intervista.
Ah ah ah!”.

Ma è impossibile non perdonarla. Il suo entusiasmo per il nostro Paese è contagioso. Perché?
Sono innamorata della vostro paese, della vostra lingua, della cultura italiana, soprattutto della lirica e…”

Dica pure…
Ho un fidanzato italiano. Siamo insieme da tre anni. Ettore mi aiuta tantissimo, in mille modi, a incominciare dal miglioramento del mio italiano…”.

Anche Ettore fa parte del mondo della musica?
“Sì, ma non canta: suona il clarinetto. Parliamo della musica, ma fortunatamente la viviamo in campi diversi. In una coppia, un cantante basta e avanza. Ettore ha frequentato l’Accademia della Scala, ma per la musica contemporanea. Così abbiamo trovato il giusto equilibrio”.

Ettore è una presenza importante al fianco di Aya, che spende belle parole anche per la famiglia del fidanzato.
La sua famiglia mi ha accolto con affetto. Voi italiani sapete cosa fare per vivere bene. Vi divertite e ogni vostro momento, compreso quando mangiate, è una lezione di vita”.

Al contrario, noi siamo incantati dallo stile di vita del suo Paese. Aya, ha saputo cosa è successo in Russia, durante i mondiali di calcio?
Io non seguo lo sport, e neppure Ettore lo segue…”.

Quindi non le è arrivata la notizia della nazionale giapponese che, dopo una dolorosa eliminazione, ha pulito alla perfezione lo spogliatoio, lasciandolo in condizioni migliori di come l’aveva trovato. E ha salutato scrivendo su un foglio spasiba, grazie in russo.
“Fa parte della nostra cultura”.

Che è lontana anni luce dalla nostra. Proprio per questo, come fa lei a trovarsi bene nel caos perenne della vita quotidiana in Italia?
Ogni paese ha i suoi problemi, i suoi pregi e i suoi difetti. Non per questo uno è meglio di un altro. Italiani e giapponesi sono così diversi che si attraggono”.

In Giappone, lei è ormai una stella. L’anno scorso, recensendo La pietra del paragone proposta dal 38° Rof, un quotidiano, che ogni giorno vende da solo più copie di tutti i giornali italiani, le ha dedicato due pagine.
Merito di giornalisti che mi vogliono bene e mi sostengono. Non so se sono una stella, ma ringrazio La pietra del paragone ha fatto sì che il pubblico giapponese mi dedicasse grande attenzione”.

Lo si è notato dalla consistente presenza di suoi connazionali nella platea dell’Adriatic Arena.
Mi sento molto onorata dal loro sostegno, ma anche la responsabilità di collegare due culture. Vorrei essere un ponte tra due paesi molto importanti per me”.

Lei è stata Rosina in un Barbiere allestito a Tokyo: come è andato?
“E’ stato divertente, ma personalmente vorrei fare meglio. Se riguardo le mie passate interpretazioni, non sono mai soddisfatta. So che posso dare di più, convinta che si deve migliorare sempre”.

Pier Luigi Pizzi, che ha curato la regia de La pietra e cura quella del Barbiere, durante la presentazione del Rof ha dichiarato di essere molto soddisfatto del lavoro del cast.
Il maestro sta allestendo uno spettacolo bellissimo. Abbiamo trovato una chimica speciale. Merito di Pizzi e del direttore Yves Abel e dei cantanti più esperti che ci insegnano tanto. Basta guardare Michele Pertusi (Basilio) e Pietro Spagnoli (Bartolo) cantare e recitare è una lezione. E non sono mancati i loro preziosi consigli. Così Maxim Mironov, Davide Luciano e William Corrò con i quali ho fatto La pietra del paragone. Il rapporto con i miei colleghi mi regala un’energia davvero speciale”.

Cosa si prova a lavorare con un regista che è la storia del Rof. Credo che i cantanti si sentano fortunati a lavorare con lui.
Certamente!”. Bisognerebbe ascoltare il tono della voce che sprigiona entusiasmo. La scrittura non riesce a rendere merito alle parole che Aya dedica al regista.

“E’ la terza volta che lavoro con lui. La prima fu per Francesca da Rimini di Mercadante, a Martina Franca in prima esecuzione mondiale moderna. L’anno scorso la Pietra al Rof. Adesso il Barbiere. E ho scoperto che prossimamente lavoreremo insieme, ma non aggiungo di più. Lavorare con lui, con la storia della lirica… Maestro!!!”. Sorpresa: Pizzi entra in sala stampa mentre Aya parla di lui.

“E’ un onore e un grande piacere essere nel cast del Barbiere che ha la sua regia. Usa poche parole. A insegnare basta il suo sguardo. Ogni giorno di lavoro è una bellissima lezione. La regia di Pizzi trasmette emozioni”.

Anche il direttore Abel ha espresso entusiasmo per il lavoro fatto quando mancano pochi giorni alla prima (lunedì 13).
Le sue parole mi regalano una gioia. Il suo sguardo, molto forte, trasmette le idee, le scelte. I gesti sono molto chiari. Durante le prove ho ricevuto attenzione e consigli, giusti. Umanamente, di lui apprezzo la calma. È una bellissima persona”.

Che Rosina vedremo sul palcoscenico dell’Adriatic Arena?
Una giovane che sa cosa vuole dalla vita. Determinata, volitiva, vivace, allegra, ricca d’energia positiva. Ma anche piccante, maliziosa, sensuale. Una Rosina affascinante, solare, spagnola. Chi l’incontra s’innamora di lei”.

Si sente che è un ruolo che le piace molto.
Sì. Ogni volta che l’interpreto, mi aiuta, infondendo positività. Se attraverso un periodo difficile, Rosina mi cura”.

Quattro anni fa risiedeva a Parma, oggi a Milano. Come si trova a Pesaro?
Come quattro anni fa, mi piace moltissimo, anche per il mare. Adoro il mare. Mi basta anche guardarlo. E’ una cura, come Rosina: ne ricavo energia positiva. Vado in spiaggia quasi ogni giorno, anche solo per vedere il mare”.

Purtroppo, a Pesaro, al Rof, manca una persona speciale.
Il maestro Alberto Zedda è tra le persone più importanti della mia vita. Me l’ha cambiata. Non solo per la fiducia che ha riposto in me e per le conseguenze positive per la mia carriera. Ho bene impresso il suo modo di vivere, la sua dedizione per la musica e per Rossini. Una passione infinita, la sua, accompagnata dal sorriso con cui incontrava tutti, con cui si metteva a disposizione degli altri. Per il maestro non c’erano bianchi o gialli o neri, giovani o vecchi. Per lui eravamo tutti uguali e abbracciava tutto il mondo con il suo immenso amore per la musica”.

Non basta riportare la parole di Aya. Bisognerebbe ascoltarle. Parole che sgorgano dal cuore della giapponese d’Italia. Arigatò gosaimas.

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