Musica, voci ed emozioni a Un pensiero per Alberto Zedda, l’opera che Simonetta Fabbri ha dedicato al maestro

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13 agosto 2018

La famiglia di Alberto Zedda (Foto Amati Bacciardi)

La famiglia di Alberto Zedda (Foto Amati Bacciardi)

PESARO – Tante belle voci all’ombra dei cipressi. Musicisti arrivati nel cimitero centrale per abbracciare, una volta di più, l’uomo, prima ancora che il collega. Alberto Zedda manca maledettamente a tutto al popolo del Rof, eppure è così vicino a chi lo ha conosciuto, a chi ha potuto contare sui suoi insegnamenti, sui suoi burberi rimproveri che nascondevano uno straordinario affetto per i giovani artisti che partecipavano all’Accademia Rossiniana, al Festival.

Abbiamo provato a immaginare come avrebbe reagito davanti alla piccola folla, ai tanti giovani arrivati, fiori in mano, all’albergo del Giglio d’Oro che ospita per l’eternità. Magari avrebbe girato i tacchi, allontanandosi per non essere visto, perché era un uomo dell’essere, non dell’apparire.

Il viaggio di Alberto Zedda non avrà mai fine. La sua vita e la sua storia sono nel ricordo dei familiari, nelle opere critiche firmate, nelle musiche recuperate, nelle voci di cantanti “nati” a Pesaro con lui, .

Il bel ricordo di Palacio: “Rigoroso, umile, grande”

Allievi del maestro scomparso (Foto Amati Bacciardi)

Allievi del maestro scomparso (Foto Amati Bacciardi)

Il maestro Ernesto Palacio, che ne ha preso il posto alla direzione artistica del Rof e alla guida dell’Accademia Rossiniana, ha raccontato un episodio che descrive la straordinaria quotidianità di Alberto Zedda, la sua umiltà.

“Durante la mia carriera, uno dei miei ultimi lavori l’ho fatto sotto la direzione di Alberto. Un rapporto che è proseguito quando rappresentavo tanti artisti. Lasciata la direzione artistica del Rof, a me affidata, aveva mantenuto quella dell’Accademia Rossiniana. Un giorno è venuto al Teatro Rossini e mi ha chiesto se poteva assistere a una prova. Sono rimasto allibito, avendo conferma del suo rigore, della sua umiltà, della sua grandezza. Oggi che ne ho preso il posto anche all’Accademia, vi assicuro che mi manca, molto. Davanti ai problemi, mi pongo come se fossi lui, chiedendomi come avrebbe reagito, cosa avrebbe deciso. I suoi commenti alle audizioni sono veri e propri trattati. Incredibile quello su una che cantava cruda sorte: “Cruda sorte, e cruda cantante!”. O davanti a una Rosina interpretata con troppa seriosità: “Ecco Rosina che va al funerale di sua madre!”. Questa la grandezza di Alberto Zedda, al quale cerco di ispirarmi”.

L’omaggio di Anduaga, Yarovaya, Alaimo e Sánchez-Vieco

Xabier Anduaga esegue un brano dedicato a Zedda (Foto Amati Bacciardi)

Xabier Anduaga esegue un brano dedicato a Zedda (Foto Amati Bacciardi)

Il sovrintendente del Rof ha scelto tre ex cantanti dell’Accademia Rossiniana che hanno avuto una lunga relazione con Alberto Zedda: Xabier Anduaga, Victoria Yarovaya e Nicola Alaimo. Accompagnati dalle note del pianoforte suonato da Rubén Sanchez-Vieco, hanno salutato il maestro amico con tre suggestive interpretazioni.

L'intervento di Ernesto Palacio; al suo fianco l'assessore Vimini (Amati Bacciardi)

L’intervento di Ernesto Palacio; al suo fianco l’assessore Vimini (Amati Bacciardi)

Era stato l’assessore Vimini, che è anche presidente del Rof, ad aprire il momento.

“Una presenza che testimonia, una volta di più, l’affetto che questa città e il Rof tributano ad Alberto Zedda. Non solo l’affetto per Alberto, anche la gratitudine a Cristina per avere scelto Pesaro per ospitare questo monumento. È un onore e un privilegio ospitarlo nel cimitero storico,a pochi metri da quelli a Mario Del Monaco e Riz Ortolani. Ringrazio Simonetta Fabbri per il lavoro organizzativo e ancor più per la sua opera, un bellissimo lavoro realizzato per ricordare la figura del Maestro”.

Simonetta Fabbri ha vissuto l’impegno come “un onore. L’opera è nata appena Alberto ci ha lasciati. Conoscevo da poco lui e Cristina, ma ho sentito l’esigenza di fare qualcosa per fissare la sua personalità. Volevo realizzare qualcosa che fissasse la sua straordinaria energia. Ho pensato a un vulcano. Poi mi sono venuti in mente i memoriali funebri degli egizi o dei maya. E con grande sorpresa ho scoperto che erano una sua grande passione. Trovare il materiale è stato facile: la casa di Alberto e Cristina è piena di oggetti di vetro, materiale che lui amava molto. Unendo vetro e piramidi è uscito questo oggetto, a gradini, senza punta, come a Chichén Itza, trasparente, discreto come sa essere il vetro e come era Alberto. Ringrazio Cristina per avermi permesso di realizzare questo omaggio e sono felice che l’abbia gradito. Non sarebbe stato possibile senza la collaborazione dell’Aspes, del Comune, del Rof e della soprintendenza. Ringrazio soprattutto Alberto. Vi garantisco che, da dove si trova, a dirigere l’opera è stato lui”.

Cristina, compagna di Alberto Zedda, è stata parca di parole, sottolineando che…

Un momento molto intenso: Luca suona per il nonno (Foto Amati Bacciardi)

Un momento molto intenso: Luca suona per il nonno (Foto Amati Bacciardi)

“La musica della famiglia Zedda continua grazie ai nipoti Valentina, Chiara e Luca, che continuano a studiarla e ad amarla con tanta passione”.

Luca, che suona il violino, ha strappato gli applausi anche dei grandi conoscitori eseguendo un pezzo di ringraziamento per chi è intervenuto e in ricordo del nonno. Vicino a noi, Giacomo Sagripanti, che dirige Ricciardo e Zoraide, è sembrato ammirato.

Il sindaco Ricci: “Pesaro città della musica grazie anche a lui”

A chiudere l’incontro all’ombra dei cipressi, ma anche sotto il sole, è stato il sindaco Matteo Ricci.

Canta Victoria Yarovaya, si riconoscono Gianfranco Mariotti e Pier Luigi Pizzi

Canta Victoria Yarovaya, si riconoscono Gianfranco Mariotti e Pier Luigi Pizzi

“Un momento molto emozionante. Guardandovi, ho ricevuto l’ennesima dimostrazione dell’importanza che Alberto Zedda ha avuto per la città, per tutti noi, per la musica. Vedere al sua famiglia, gli allievi emozionati, tanti che lo hanno conosciuto dà l’idea di come Alberto sia nel cuore di tutti noi. Se Pesaro è Città della musica, riconoscimento dell’Unesco che viene da lontano, è grazie al lavoro di tante persone che hanno creduto in Rossini, nell’Accademia, ma in particolare di Gianfranco Mariotti e di Alberto Zedda”.

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