Da Grado a Salas in compagnia di acqua, fango, pietre e felci, ma niente cena vegetariana: altra tappa del diario del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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7 settembre 2018

Ecco il terzo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi quaqua e qua).

SALAS (Spagna) – Fidandoci di gronze.com, giudicata una delle migliori guide al Camino De Santiago, ma anche di un cartellone posto in un paese dal Principadio de Asturias, ci aspettavamo una tappa – da Grado a Salas – lunga tra 21 e 22 km. In verità il nostro orologio ne ha registrati poco meno di 26. Che – a parte alcuni chilometri al lato della N-634, la strada nazionale che collega San Sebastián a Santiago de Compostela – è stata di una bellezza unica. Ce li siamo goduti camminando da soli, scambiando rari saluti e pure pochi Buen Camino. Giusto per pareggiare i conti con le tante parole di ieri sera. Una grande tavolata nella sala da pranzo dell’albergue La Quintana, in compagnia di quattro giovani tedeschi visti la sera prima a Oviedo; un francese all’ennesimo Cammino; una spagnola, una lituana e un estone. Lituana e spagnola vivono a Palma de Maiorca, nelle Isole Baleari. Ovviamente, la lituana è una grande appassionata di basket e conosce Mindaugas Zukauskas, uno fra i più apprezzati stranieri della Vuelle.

Stamattina la sala era gremita già alle 7. Colazione prima della partenza avvenuta mentre cadevano due gocce di pioggia. Niente più che un “estornudo”, ha commentato uno spagnolo.

Un saluto all’ascesa, quasi violenta, che mi ha ricordato quella della “costa di Pontedeume”, nel Camino Ingles.

Colazione anche per un vitellino, che non s’interrompe al nostro passaggio. Come lui, alcune mucche non ci degnano di uno sguardo.

La salita è lunga, il dislivello di 300 metri fino all’Alto de Fresno (circa 300 metri di dislivello in 5 km) ci fa ipotizzare che, se le guide assegnano un basso coefficiente di difficoltà alla tappa di oggi, sarà durissima affrontare quelle a 4 stelle rosse (su 5), come quando – lunedì 10 – andremo da Borres a Berducedo seguendo la Ruta por Hospitales.

Due cani liberi ci vengono incontro scodinzolando. Sono a guardia degli hórreos (dal latino horreum, granaio), ma capiscono che abbiamo tutto meno che cattive intenzioni. Al contrario che in Galicia e nel nord del Portogallo, dove gli hórreo sono rettangolari, nelle Asturie sono quadrati. Le famiglie stipano il grano e il granturco per impedire che i roditori facciano man bassa. Ne ho fotografato uno pieno di granturco in località San Marcelo.

Un cavalcavia sull’autostrada A-63, a poche centinaia di metri dall’uscita per Cangas de Narcea toglie un po’ di poesia. Sulla rotatoria incontriamo un francese che fa il Primitivo al contrario. Dopo essere andato a Santiago, torna a Oviedo; poi andrà a Irún, dove inizia il Cammino del Nord.

Stanchi dell’asfalto, siamo accontentati: lasciamo la strada è imbocchiamo un sentiero: sotto i nostri piedi, acqua e fango. Rischiamo d’affondare. Eppure una giovane che viaggia con due donne (parlano inglese ed erano a La Quintana) cammina con i sandali. Bravissima a non subire conseguenze.

Dopo acqua e fango, tante pietre, troppe pietre, quasi tutte aguzze. Che le abbiano raccolte nella notte da altri sentieri pietrosi dei tanti Cammini e le abbiano portate qui? Sembra il “tramo peatonal” che porta al ponte di Portomarin, ma questo è più lungo.

Il sentiero finisce a Casas del Puente, dove incomincia un altro “tramo común con la N-634”.

Arriviamo a Cornellana. Passando davanti  a un distributore della Repsol, non possiamo non notare la differenza di prezzo con l’Italia. Una radio accesa parla di euroscettici e nazionalismi.

Superato un vecchio monastero, la strada torna salire. Si va a Sobrerriba. Transita un’auto che trascina un carrello. L’uomo che la guida chiede se ho bisogno di un passaggio. “L’attende una salita molto dura”.

Ringrazio per il pensiero e rifiuto. Dovessi chiedere un passaggio per ogni salita, arriverei a Santiago de Compostela in automobile!

Il Cammino è come la vita, fatto di dure salite e discese che pure possono essere difficili. Solo pochi fortunati non trovano ostacoli, e magari, troppo presi dai beni materiali, non si godono le cose belle della vita.

Una delle cose belle che serberò sempre nel cuore è il sentiero che prende a salire quando lascio l’asfalto. Immerso nel bosco è coperto di pietre, scende a valle tra le felci, attraversato dai raggi di sole. Sotto uno strapiombo alberato, scorre un fiume, che, dopo avere salutato un micio che dorme su una vecchia auto mai rottamata, scavalco su un ponticello in legno.

Leggendo i dati dell’orologio (22,3 km) ed entrando in un piccolo centro abitato, penso d’essere quasi arrivato. Un cartello che annuncia che a Salas mancano ancora 2,5 km mi sorprende. In Cammino, mai fidarsi delle distanze. Ancor meno se propongono distanze assolute, come – ve lo mostro con la foto scattata al cartello del Principado: Santiago disterebbe 322 km. E i 40 e più già percorsi a quel punto sono azzerati?

A poco più di un chilometro da Salas, vedo da lontano due uomini fermi in mezzo al sentiero. Sono orientali di Hong Kong, disorientati per le distanze che non tornano. Consultano le mappe online. Li tranquillizzo, ormai ci siamo.

Mi chiedono da dove arrivo. Dall’Italia, da Pesaro. Uno esclama, in italiano: “Buon giorno”, poi vuole sapere  – in inglese – se è vicina a Torino o a Roma.

Gli chiedo se ama la musica, se conosce l’opera, perché Pesaro è la città natale di Gioachino Rossini. L’altro mi sorride e canta: “Tutti mi celcano, tutti mi vogliono…”. Celcano rigorosamente senza erre.

Ah Rossini, che straordinaria eredità hai lasciato a Pesaro.

Siamo arrivati. Sono le 13,30, ma l’albergue La Campa, nell’omonima piazza, apre alle 14. Non resta che aspettare e dare uno sguardo intorno. Salas è un bel borgo, ma Nicolas, l’hospitalero, gela il mio entusiasmo. Mentre attendo l’apertura, leggo il cartello con il menù vegetariano (annunciato dalla guida che mi ha indotto a prenotare): “Oggi la cocinera ha la sera libera. Mi dispiace”. Non quanto a me.

Domani si va da Salas a Tineo, circa 20 km, in salita: dai poco più di 200 metri di Salas agli 800 dopo 10 km, superato El Pedregal. Il grado di difficoltà presenta tre stelle rosse (su cinque). Vi farò sapere, speriamo.

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