Salutate le Asturie siamo entrati nella verde Galicia: altra tappa del Cammino di Santiago di Luciano Murgia

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12 settembre 2018

Ecco l’ottavo capitolo del diario di Luciano Murgia a cui abbiamo chiesto di raccontare il Cammino di Santiago (rileggi la presentazioneprima tappaseconda tappaterza tappaquarta tappaquinta tappasesta tappa e settima tappa).

FONSAGRADA (Galicia, Spagna) – Trascorsa una settimana dall’arrivo a Oviedo, giunti alla sesta tappa del Camino Primitivo, abbiamo salutato le Asturie, entrando, a circa metà della nostra fatica, nella verde Galicia.

Le Asturie ci erano del tutto sconosciute. L’unico precedente, circa un quarto di secolo fa, una breve sosta in un motel a poca distanza dall’aeroporto di Oviedo, raggiunto nel cuore della notte provenendo da Leon, dove la Scavolini aveva giocato in una competizione europea.

Troppo poco per dire che avevamo visto le Asturie. Ci siamo rifatti, con quasi 200 km a piedi, visitando Oviedo, partenza del Camino, Grado, Salas, Tineo, Campiello, Berducedo e Grandes de Salime, trovando – salvo rarissime eccezioni – una splendida accoglienza ovunque. I sorrisi degli hospitaleri, la loro disponibilità, come pure la gentilezza della gente, hanno reso più lieve la nostra fatica. Grazie Asturie, serberemo un bel ricordo, malgrado il tuo nome completo non ci piaccia e il furto subito nella notte, che non è certo colpa dei residenti, ma di chi cammina e avrà sicuramente sbagliato a mettere nel proprio zaino la cintura che sostiene la schiena soprattutto sotto sforzo.

Potrebbe essere accaduto ieri sera, mentre eravamo a cena, o stamattina, quando due adulti e un ragazzo che condividevano la camera con me e Michael sono partiti.
Pazienza. La fascia si ricompra, la faccia no. Con quale faccia i tre si presenteranno a Santiago de Compostela?

Ieri sera cena in compagnia nel ristorante A Reigada, dove il cameriere – tifoso nell’ordine di Real Madrid, Real Oviedo e Fernando Alonso, che nelle Asturie è un idolo – pure inorridendo davanti alla copertina del nostro telefono, che ha i colori del Barça, è stato molto gentile, accontentando tutti con il menù del pellegrino che costa 10 euro.

A tavola, chi scrive, l’irlandese Michael, il birmano-canadese Khin, l’austriaca Melanie e la russa Natalyia, giunta in serata, apparsa in recupero dopo le difficoltà accusate nelle 11 ore servite per la Ruta por Hospitales. Al tavolo a fianco una coppia canadese conosciuta in mattinata durante la tremenda discesa, il danese Jesper e uno svizzero che saluto da giorni ma non conosco.

Tema della serata, appunto, la bellezza e la durezza del Camino Primitivo, che non si è smentito neppure oggi.

La sveglia è suonata presto, anche per colpa dei tre citati, che hanno iniziato a preparare gli zaini alle 5,30. Io e Michael abbiamo lasciato Casa Sánchez che era buio fitto, alle 7,15. Khin e Melanie, che erano in camera con Natalyia, avevano salutato la compagnia mettendosi in cammino. Noi abbiamo fatto colazione trovando la fiorentina Giulia. Lasciando il piccolo paese, un saluto veloce alla russa, alla ricerca di un bar, poi via verso Castro. Ovviamente strada in salita, ma dopo la prima rampa, abbastanza dura, la pendenza si è fatta accettabile, alternando l’ascesa al falsopiano.

Dopo circa un’ora siamo a Castro, subito dopo sbagliamo e invece di proseguire il Camino finiamo nel parco archeologico – ovviamente chiuso, vista l’ora – di Chao Samartin, risalente all’età del bronzo, datato 800 avanti Cristo. Nel campo ci osservano due mucche e un vitellino. Un loro muggito sembra dirci: “Ma che asini!”.

Torniamo indietro e dopo un bel sentiero finiamo sulla carretera in asfalto. Si sale camminando a sinistra in compagnia di alcune basche di Bilbao. La nebbia si è alzata e s’annuncia un’altra giornata calda. Lasciamo finalmente l’asfalto a Peñafuente e imbocchiamo la salita che porta all’Acebo, il monte che separa Asturie e Galicia.

Dovrebbero essere circa 250 metri di dislivello. Niente male. Il sentiero è bello, ma non riusciamo a completarlo fidandoci di una coppia che ha messo il navigatore. Stolti noi ad accettare i loro consigli, finendo per aggirare l’Acebo sulla strada asfaltata. Arriviamo a quota 1.044 e proseguiamo fino al bar dove incontrano tanti pellegrini che hanno seguito la giusta via. Abbracci e saluti, poi ripartiamo: mancano circa 12 km a Fonsagrada. David, il tedesco del quale vi ho parlato già e che era alle prese con una birra formato gigante, ci sorpassa di corsa. Non incontreremo altri fino alla lumaca che come noi si disseta a una fonte ai piedi dell’ultima salita che conduce all’albergue Os Chaos. Un chilometro tremendo, passando da quota 833 a 950, dopo quasi 30 km – segnala il mio Apple Watch – necessari per completare la settima tappa. Siamo i primi ad arrivare nell’albergue. Dopo circa 3 ore in cui provvediamo alla pulizia personale e alla meticolosa cura dei piedi, arriva un folto gruppo di ciclisti che fanno un gran casino, mandando in tilt l’hospitalera.

Speriamo ci facciano dormire stanotte. Domani si va a O Cadavo, circa 25 km con la “tremenda salita per A Lastra”, scrive la guida spagnola, che assegna un voto di 3/5 per la durezza e di 4/5 per la bellezza del paesaggio. Intanto si è fatta l’ora di cena e il ristorante dista quasi 1 km da Os Chaos. Colpa mia, dovevo prenotare meglio, ma l’hospitalera è molto gentile.

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